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Festa dell’Annuncio: 6 passi che riavvicinano a Dio

Molto gremito il Duomo per l’evento conclusivo del progetto “Sentinelle nella notte”

Foto di: Antonio De Felice

Nella Basilica Cattedrale di Messina, a conclusione del progetto pastorale “Sentinelle nella notte”,  l’Ufficio Liturgico, l’ Ufficio Migrantes, l’Ufficio Missionario, l’Ufficio Insegnamento Religione Cattolica, la Pastorale Giovanile, il Seminario Arcivescovile,il CIIS e l’USMI dell’Arcidiocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela hanno celebrato LA FESTA DELL’ANNUNCIO, evento che coinvolge  parrocchie, movimenti, associazioni e istituti religiosi per vivere un’esperienza forte di preghiera  ed evangelizzazione nel cuore della nostra città.

Un sabato sera alternativo, in cui tanti fedeli e non, di tutte le età, attirati dalla Basilica Cattedrale aperta anche di sera e dalla gioia dell’invito, hanno potuto vivere un momento di preghiera comunitaria e un percorso spirituale personale, attraverso dei “passi” (Accoglienza, Battesimo, Parola, Preghiera, Riconciliazione, Condivisione, Evangelizzazione), così  da andare tra la gente, per testimoniare con gioia e convinzione che “Dio è Amore”.
Il momento iniziale di preghiera è stato  presieduto dal Direttore della Pastorale giovanile, Padre Stefano Messina, il quale, durante la sua omelia, ha spiegato ai presenti che non dobbiamo essere sapienti presuntuosi, ma dobbiamo essere testimoni per gli altri. La nostra presunzione di sapere, non ci deve portare a essere giudici degli altri e di noi stessi, ma testimoni dell’amore di Dio che è immenso e ci ama tutti, anche il più” tinto”, così per come siamo.
Il momento e la serata tutta, sono stati animati dall’ottima corale della Parrocchia Snata Maria della Consolazione di Gravitelli Inf. gruppo. A collaborare alla serata, tra gli altri il gruppo scout del M.AS.C.I. Messina 1 – Il Faro, che ha curato il ” Passo dell’Accoglienza”, insieme al gruppo “Padre nostro….padre di tutti”  e questi ultimi si sono occupati anche del ” Passo dell’Evangelizzazione”.
Chi iniziava il percorso rinnovava le sue promesse di fede al “Passo del Battesimo“, curato dalla parrocchia di Sant’Antonio Abate, qui si poteva accostarsi al fonte battesimale e scrivere su di un cartellone il proprio nome di battesimo, quest’ultimo, alla fine della serata, è stato posto ai piedi dell’altare per l’affidamento al Santissimo; a seguire la Pastorale giovanile  ha curato il “Passo della Parola”, in cui si poteva ricevere un messaggio, attraverso la lettura della Parola; continuando il cammino si arrivava al “Passo della Preghiera“, curato dalle suore Piazzoline, in cui ciascuno doveva scansionare un qr code e ricevere un foglietto con un pensiero.
Come ogni anno il punto centrale del percorso, però, è stato il “Passo della Riconciliazione“, curato dall’Ufficio Missionario, dove ci si è potuti confessare, provando la gioia di essere rinnovati.
A conclusione del percorso  il “Passo della Condivisione”, a cura dell’AMMI (Associazione Nazionale Maria Immacolata) e del gruppo Migrantes, dove una volta rinnovati si era invitati a rispondere, su di un post-it da attaccare ad un pannello, alle domande di Papa Francesco: Di chi mi devo preoccupare?, Qual è il mio tesoro?
Come hanno sottolineato i coordinatori, la Festa dell’Annuncio è un appuntamento che si rinnova ogni anno (uno stop si è avuto solo nel periodo della pandemia), in cui in mezzo al frastuono del sabato sera del centro città, che particolarmente lo scorso finesettimana era animato con la musica a tutto volume che accompagnava il Messina Cocktail Competition, la Cattedrale offre “un’oasi” per entrare in contatto con Dio e da cui se ne esce comunque rinnovati.
Le interviste
Padre Massimo Cucinotta, Direttore Ufficio Liturgico diocesano:
Un altro anno di annuncio, un altro anno di difficoltà,  quanto è difficile ancora di più l’annuncio?
Quest’anno abbiamo trovato parecchie sfide e nell’annunciare il Signore Cristo Risorto nella nostra vita. A volte, soprattutto, il mondo giovanile sembra apparentemente distratto e che vada per altre vie, ma facciamo anche l’esperienza di quanta sete a volte ci sia nel cuore dei giovani. E’ una sete che viene soddisfatta in maniera, forse, a volte errata, in maniera sbagliata e, quindi, da qui l’impegno ad annunciare il Vangelo in maniera giovanile ai giovani di oggi. E’ questo un po’ l’obiettivo principale delle missioni territoriali che si sono svolte alla Chiesa dei Catalani e questa sera qui, nella chiesa Madre e Cattedrale, proprio per testimoniare una chiesa dalle porte aperte. Una chiesa che continua ad annunciare Cristo Risorto.
Dio lo possiamo trovare su Instagram o su TikTok? Dove lo trovano i giovani, come lo trovano?
Credo che i giovani trovino il Signore Dio in tutte quelle occasioni in cui coerentemente si sperimenti l’amore vero e autentico. A volte potrebbe anche passare attraverso i social, attraverso i media e TikTok sicuramente, ma credo che l’amore autentico, l’amore vero attrae da sè, senza tante strategie e senza tanti paludamenti che a volte noi cerchiamo di propinare ai giovani. Lì dove c’è verità, autenticità, libertà e amore autentico, lì è possibile ritrovare Gesù Cristo.
Padre Stefano Messina, Direttore Ufficio di Pastorale Giovanile:
Nella sua omelia diceva di non essere sapienti, ma testimoni. Come possiamo testimoniare oggi, con famiglie spaccate  e di fronte alla guerra, l’amore di Dio?
L’amore di Dio parte dall’accoglienza e dal desiderio di comprendere l’altro e accoglierlo così com’è. Se noi puntiamo tutto sulle nostre forze e soltanto sulla nostra conoscenza o quello che pensiamo possiamo conoscere delle cose di Dio e non riusciamo ad arrivare al cuore di nessuno. Per arrivare al cuore di ciascuno, invece, è fondamentale intraprendere la strada dell’amore e della misericordia. D’altronde è il Signore stesso che si presenta come Amore e Misericordia. Quest’ultima non è un atteggiamento di Dio che giudica è un atteggiamento accogliente e che perdona, perché piuttosto che guardare alle nostre umane fragilità,  guarda tutta la bellezza che tante volte è nascosta dentro di noi.  Se anche noi imparassimo a guardare al bello che il Signore ha messo nei nostri cuori, sicuramente sapremmo tessere delle relazioni differenti che vadano al di là dei conflitti, delle divisioni e di tutte le difficoltà che umanamente e singolarmente nelle famiglie possiamo affrontare.
Come possiamo essere noi testimoni, qual è la ricetta?
Intanto, lasciarci toccare il cuore da Dio. Se non ci sentiamo figli amati da Dio, non possiamo amare nemmeno gli altri. Il primo passo, quindi che possiamo fare, è  avere il coraggio di riconoscerci figli amati.
Suor Cettina Talarico, rappresentante USMI, da anni impegnata nella nostra diocesi a fare testimonianza.
Com’è cambiato l’annuncio in questi anni e il popolo a cui si annuncia?
Io credo che non è proprio cambiato, ovvero sono cambiati i modi di vivere e di agire, però c’è sempre un solo desiderio, il desiderio del bene. E’ a questo desiderio che noi dobbiamo rispondere, dare testimonianza. Come?! Il messaggio è uno ed è quello del Vangelo, è quello di Gesù. Possono cambiare il linguaggio, il modo con cui raggiungere le persone, ma è uno solo. Dio ha amato me, ha amato noi e questo amore che noi sperimentiamo, ci rende talmente pieni di gioia che non possiamo che fare solo una cosa, annunciarlo. Cambiano i linguaggi, ma uno è il messaggio.
Ad Andrea Pinesi, referente del progetto Sentinelle della notte, che si conclude ancora con un’altra “Festa dell’annuncio”, abbiamo chiesto:
Com’è cambiato l’annuncio in questi anni e quanto è difficile, comunque, questo annuncio?
In realtà l’annuncio non è cambiato l’annuncio è sempre lo stesso da 2000 anni e dobbiamo essere noi capaci di andare incontro alle esigenze dei ragazzi, di andare incontro alle esigenze dei giovani e di questa società, che certamente non è la società di 2000 anni fa. Una società diversa, una società che ha bisogno di essere abbracciata dall’amore, di essere ascoltata e credo che oggi l’annuncio abbia bisogno, soprattutto: di ascolto, di amore, di misericordia e soprattutto di questo abbraccio. Che sia un abbraccio totale, non deve essere un abbraccio parziale o a categorie. Mi ha colpito particolarmente quando padre Stefano diceva, durante l’omelia, , che l’annuncio non è fatto di dottrina, serve anche quella per carità, ma è verissimo l’annuncio non è fatto dottrina, non è fatto di ragionamenti particolari, l’annuncio è fatto, soprattutto oggi in questa società dove abbiamo perso secondo me l’essenziale, è fatto di una ricerca e soprattutto di una proposta di essenzialità e di essenziale. Ai ragazzi dobbiamo proporre oggi l’essenziale che è Gesù. In realtà, quindi, l’annuncio non è cambiato è sempre lo stesso, forse siamo cambiati un po’ noi, che dobbiamo ritornare ad essere veri annunciatori di Gesù morto e risorto.
Anche quest’anno sotto la protezione della Veloce Ascoltatrice?
Anche quest’anno, anche se qualche giorno dopo, sotto questa protezione. Il progetto “Sentinelle nella notte” si conclude, proprio, in questo periodo dedicato alla solennità della Madonna della Lettera, veloce ascoltatrice e questo progetto ci insegna ad essere noi ascoltatori dei nostri ragazzi e dei nostri giovani.
 
Abbiamo ascoltato le impressioni  della gente all’uscita dalla Cattedrale:
Siete entrati qui perché sapevate della Festa dell’annuncio? Come mai siete entrati al Duomo?
Sono entrata perché la mia amica mi ha detto di vederlo, perché ero curiosa di vederlo e non l’avevo mai visto ed è bellissimo.
Avete fatto il percorso che vi è stato proposto, com’è stato?
Molto emozionante e molto arricchente.
Sapevate di questa iniziativa che c’era in Duomo, la Festa dell’Annuncio?
Si , ma non sapevo bene cosa fosse.
Ora che avete fatto il percorso proposto, cosa ne pensate?
Bello. Certo magari per chi già è in un percorso di fede,può essere facile da capire.  Per una persona che, comunque, è lontana si può fare, ma penso che sia difficile l’approccio.
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