Foto di: Antonio De Felice
L’Arcivescovo Mons. Accolla ha incontrato in occasione della Santa Pasqua i giornalisti per rivolgere i suoi auguri alla cittadinanza. Ad introdurre Mons. Tavilla, il quale ha esordito: “L’incontro di oggi come tutti ben sappiamo ha una duplice valenza: intanto è l’occasione per lo scambio di auguri con il nostro Arcivescovo e come tutti stiamo sperimentando in questi anni della sua presenza, del suo ministero, a guida della nostra Arcidiocesi ha sempre cercato di curare questi rapporti, al di là di ogni valore istituzionale, dando importanza a questo rapporto interpersonale con ciascuno. È occasione per scambiarci gli auguri, dire grazie sempre per l’importante servizio a voi professionalmente e per la calda umanità di tanti, nell’essere sensibili alle parole del Pastore della Chiesa locale, perché attraverso voi queste parole giungono, come tutti ben sappiamo e ne siamo grati, nelle case di tanti. Questa Settimana Santa il nostro Arcivescovo con quello stile schietto che lo contraddistingue ha voluto rivolgere parole molto concrete, ci ha ricordato analizzando anche la vita, la realtà della nostra città di Messina, come veramente possiamo prepararci a vivere la Pasqua e a vivere le risorse. La Domenica delle Palme ci ha ricordato che in quelle palme, noi siamo chiamati a estendere le nostre vite davanti al Signore e ci ha ricordato che da questo incontro sicuramente scaturisce qualcosa di grande e di straordinario nella vita di ciascuno di noi. Ci ha ricordato ,parlando a noi sacerdoti, che nessuno di noi è chiamato a vivere per se stesso, ma questo amore richiede una profonda donazione e ci ha invitato ad essere segno della speranza di Cristo nei luoghi della quotidianità. In occasione della celebrazione che abbiamo vissuto ieri, ha voluto ricordare l’espressione molto forte relativamente all’Amore che non va sequestrato e ha voluto così anche dare un ulteriore segno e un ulteriore ricordo a quella terribile piaga che ancora una volta ha afflitto la nostra Città a causa del femminicidio. Nello stesso tempo, però, è l’occasione anche perché Mons. Accolla,così come in altre occasioni anche private, ha voluto esprimere tanta attenzione a coloro i quali oggi si trovano in situazione di disagio a motivo del lavoro, della perdita del lavoro o della terribile precarietà. Noi siamo profondamente grati al nostro Arcivescovo perché non solo con il cuore, ma attraverso le sue parole, mostra la prossimità a tutti noi.
Il Presule inizia il suo augurio alla nostra Città, facendo riferimento alla fine del suo mandato, sottolineando che sarà un “ciao” e non un addio. Vivendo un periodo in cui l’umanità viene posta sotto i piedi e ci sono forme di destabilizzazione urbana da parte di coloro che tante volte ci governano- ha continuato l’Arcivescovo. Questo mi sembra quello che si coglie nell’immediatezza di quello che poi è la ricaduta nella vita sociale dei comportamenti delle singole persone. Questo per dire che molte volte è come se noi, non come determinati studenti di navigazione abbastanza evoluti, siamo portati a vivere un’attenzione maggiore per le cose che si succedono nel tempo e nei momenti che senz’altro hanno destabilizzato, anche direttamente o indirettamente, e comunque hanno creato nelle persone fonte di sbandamento. Questo è quello che registriamo, ma io voglio sottolineare che nel mondo, però, ci sono delle persone e vivendo rapporti interpersonali, relazioni su questa terra, dobbiamo ricordarci che il Figlio di Dio è venuto nel mondo e non possiamo noi dire che siamo degli sbandati, noi abbiamo un riferimento ben preeciso, che prende consapevolezza della storia e della vita degli uomini, ma questa diventa un modo per vivere in maniera forte quella che è la sapienza di Dio. Quindi è questo che noi possiamo dire, la nostra vita deve partire da quello che è l’amore di Cristo e dobbiamo farci subito annunciatori di questo messaggio, evangelizzatori. Cerchiamo con i nostri gesti di testimoniare con tutte le nostre forze. Io penso che l’augurio più bello è di fermarci un attimo e vedere che se il pane dell’amore di Dio spezzato per noi, si chiama Gesù, è un coinvolgimento a potere spezzare la nostra vita e con il coraggio di una sfida contro quelle che sono le logiche dei prepotenti e degli avvocati, degli statisti. Dio non è uno che viene a conquistare il territorio, ma è colui che dona la sua vita perché la nostra vita sia volta a “realizzare”. Allora, lì in quello spezzare il pane io ci vedo l’offerta di un dono per noi, perché possiamo veramente farci carico di quello che è stato un po’ il tema dominante anche la necessità di dire Sì, nel segreto della mia stanza. Io pregando nel silenzio della mia carità, ho condiviso. Nel segreto del mio sacrificio, io ho donato e anche se si generano, tante fragilità noi dobbiamo vivere con il cuore fecondato sempre, tenendoci lontano da un gusto morboso di potere di governare, per manipolare attraverso il governo, per vedere quali risorse passono tra i grandi colonialisti e quelli che anche vogliono dominare la vita di un’altra persona sola. Anche un solo rapporto interpersonale, con il gusto della strumentalizzazione non cambia nulla. Ricerca di conquista personale, per esprimere il mio dominio, la logica è sempre una logica di potere. Se noi vediamo quello che succede all’interno delle famiglie, se vediamo le piccole società nei quartieri, nelle nostre città, vediamo quello che succede nel mondo. Tante volte cambiano gli spettacoli politici, partendo sempre da un deficit molto forte, che è quello di capire: È un dono oppure è un bene da sfruttare? Quella diversità mi arricchisce, questa diversità crea antagonismo e concorrenza? Quando sbagliamo o quando il nostro cuore non è libero e non hai il coraggio della sfida, di fare una scelta di campo, oggi, invece, è necessario fare una scelta radicale e non ci si può accontentare di staee in maniera rassegnata. È necessario fare una scelta di campo ben precisa.
Ogni vostra parola- rivolgendosi poi ai giornalisti- è una vita tutta sul sociale per cui vi dico grazie per questo lavoro che fate continuamente. Un’altra riflessione – continua l’Arcivescovo- che mi sollecita rivedere spontaneamente le molte cose di San Francesco. È così che si realizza Gesù, ma una delle cose che mi ha sempre colpito, a parte tutto, è quello che San Francesco ha scritto nel Cantico delle Creature. Dell’ aspetto così bucolico della vita di San Francesco, mi piace la sua spiritualità. Questo desiderio di Francesco che in tutto si vuole configurare a Gesù. Nella stessa immagine visiva di Gesù, persino quelle stigmate, come se fosse bello lo strumento privilegiato per rinnovare la Chiesa. In realtà io dico, oggi come al tempo di Francesco, con tutto il movimento di spiritualità, di carismi, di domini, fraternità che ha realizzato nella storia, oggi se qualcuno ci dicesse di riparare la chiesa è come se lo dicesse ad ognuno di voi: Ripara la mia Chiesa? Andiamo dal gommista della Chiesa e ci mettiamo la toppa no? come bisogna riparare la Chiesa? E quale Chiesa? Mandiamo il Vescovo? Svegliamoci! Cerchiamo di essere con Gesù nel volto, in preghiera in compagnia di Gesù e sotto la croce di Gesù. Cogliamo quell’uomo bello, che il Signore ci ha lasciato, bello come Messina dove la devozione alla Vergine Maria è sempre forte radicata e ricca di tradizioni, di venerazione, di preghiere. Guardiamolo non siamo soli. Le preghiere a Lei, Madre della Chiesa, ci danno la forza per aprire il nostro cuore ai doni dello Spirito e far rinascere la nostra Città, la nostra societa’,la nostra vita. L’augurio più bello, è quello di una rinascita, non possiamo veramente dimenticare nessuno perché quello che sta succedendo nel mondo affonda le sue radici in motivazioni economiche, ma comunque ancora peggiori sono gli squilibri che si creano nei piccoli nuclei familiari o addirittura anche nella vita delle piccole persone strette dalla morsa della disoccupazione. Per esempio in questa nostra Città alcune persone hanno perso il lavoro, ad esempio la chiusura di Benetton. In realtà, tutto quello che ne scaturisce come conseguenza della disoccupazione, diventa instabilità nella vita sociale e nella vita delle famiglie, nella vita delle persone come possiamo anche dimenticare? Certo è anche un appello che faccio a tutte le Autorità, a chi per competenza, forze politiche, affinché intervengano perché le capacità di dialogo, le prospettive e anche questo è un aspetto economico per la sicurezza economica di questi lavoratori? È importante che ci siano queste competenze nella nostra Città.
Una Santa Pasqua a tutti.










