Palermo, 25 giugno 2026 – Oltre le inaugurazioni e i tagli di nastro, quante Case di comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali sono effettivamente funzionanti in Sicilia, quando manca ormai meno di una settimana alla scadenza del Pnrr Sanità? Se lo chiede lo Spi Cgil Sicilia, che chiede un incontro urgente a ciascuno dei manager delle Asp siciliane per verificare l’effettivo funzionamento delle strutture, considerato che «le case della comunità – si legge nella lettera indirizzata ai manager – rappresentano il luogo fisico e organizzativo della presa in carico dei bisogni sanitari e sociosanitari dei cittadini». Per il sindacato dei pensionati della Cgil, «risulta cruciale garantire adeguati spazi di partecipazione delle comunità e delle associazioni di tutela».
Anche perché «negli ultimi mesi – osservano la segretaria dello Spi Cgil Sicilia, Concetta Raia, e la segretaria generale dello Spi Cgil Sicilia, Maria Concetta Balistreri – stiamo assistendo all’apertura e all’inaugurazione di case di comunità e ospedali di comunità: strutture che nelle intenzioni del legislatore dovrebbero rappresentare il fulcro della nuova medicina territoriale e garantire una presa in carico efficace e continuativa delle persone. Tuttavia, non possiamo accontentarci delle inaugurazioni o degli annunci, ma è necessario verificare concretamente se queste strutture dispongano realmente del personale e delle professionalità e dei servizi previsti dalla normativa». Secondo il sindacato troppo spesso, infatti, «dietro le nuove insegne si nascondono carenze organizzative e operative che rischiano di di compromettere gli obiettivi della riforma».
In particolare, il sindacato che si occupa di pensionati, terza età e fragilità sociali, guarda ai dati diffusi dalla Corte dei Conti nel 2026, chiedendo chiarezza sul personale. Lo Spi Cgil Sicilia si appella agli standard previsti dal decreto ministeriale 77 del 2022. Ciascuna casa di comunità dovrebbe essere contare su 7/11 infermieri, un assistente sociale, tra 5 e 8 unità di personale di supporto (sociosanitario e amministrativo), nonché delle equipe multiprofessionali.
E ancora le Centrali operative territoriali dovrebbero poter contare su un coordinatore infermieristico, da tre a cinque infermieri, da una a due unità di personale di supporto. Infine, gli Ospedali di comunità, che dovrebbero garantire da uno a 20 posti letto, da 7 a 9 infermieri (di cui un coordinatore infermieristico) da 4 a 6 operatori sociosanitari, una o due unità di altro personale sanitario con funzioni riabilitative e un medico in servizio per 4,5 ore al giorno, sei giorni su sette. Un monitoraggio che fa il paio con la campagna lanciata dalla Cgil nazionale per sostenere la sanità pubblica e il diritto alla salute dei cittadini italiani, per la quale la raccolta firme è ancora in corso.
Quali standard sul Pnrr Sanità sono stati rispettati? Come colmare gli eventuali gap? Tutte domande che adesso il sindacato rivolgerà ai manager delle Asp ai quali sta richiedendo incontri per affrontare e capire qual è lo stato dell’arte nei territori di competenza quando alla scadenza del Pnrr non manca che una manciata di giorni.










