Connettiti con noi

Cerca articoli o argomenti

Attualità

Il peso del merito non riconosciuto e il clientelismo: perché la Sicilia e Messina continuano a perdere i loro giovani

Alcuni sondaggi e rilevazioni condotti sui giovani del Mezzogiorno individuano nel “peso del merito non riconosciuto” e nella percezione del clientelismo due delle principali motivazioni alla base della scelta di partire.

 

Riflessioni a voce alta del Prof Aldo Domenico Ficara

Quando si parla della fuga dei giovani dalla Sicilia e, nello specifico, da Messina, il dibattito pubblico tende quasi sempre a concentrarsi su un elemento: la mancanza di lavoro. Eppure, i dati e le analisi più recenti suggeriscono che la questione sia molto più complessa. Non sarebbe infatti la semplice povertà occupazionale a spingere tanti giovani a lasciare la propria terra, ma piuttosto un mercato del lavoro percepito come poco dinamico, incapace di valorizzare il merito e ancora troppo spesso influenzato da reti relazionali, logiche di appartenenza e meccanismi di rendita.

Alcuni sondaggi e rilevazioni condotti sui giovani del Mezzogiorno individuano nel “peso del merito non riconosciuto” e nella percezione del clientelismo due delle principali motivazioni alla base della scelta di partire. Se il merito non viene premiato e la preparazione non rappresenta un reale elemento distintivo, l’effetto più immediato è la perdita di fiducia nelle possibilità di crescita professionale.

Il fenomeno trova conferma nei dati sulla mobilità giovanile. Il recente rapporto CNEL-CGIL evidenzia come la Sicilia continui a registrare un forte saldo migratorio negativo, con migliaia di giovani che scelgono il Centro-Nord o l’estero. Tra il 2011 e il 2024 oltre 163 mila giovani siciliani hanno lasciato l’isola, determinando non solo un impoverimento demografico, ma anche una consistente perdita di capitale umano e competenze. Gli studi sottolineano che molti di questi giovani sono altamente qualificati.

Il quadro viene ulteriormente confermato dalle analisi Svimez, secondo cui il Mezzogiorno continua a formare competenze che spesso producono innovazione e sviluppo altrove. Si crea così una vera e propria “trappola del capitale umano”: il territorio investe nella formazione ma non riesce a trattenere le energie migliori.

Messina rappresenta un caso emblematico. Il tema della fuga dei giovani è ormai ricorrente nel dibattito cittadino. Diverse analisi locali evidenziano come molti ragazzi avvertano la sensazione che il talento, da solo, non basti a costruire un percorso professionale stabile e gratificante. La percezione di un sistema chiuso, nel quale contano spesso relazioni personali e appartenenze più che competenze, alimenta sfiducia e rassegnazione.

Anche il tema della precarietà contribuisce a spiegare il fenomeno. L’aumento delle assunzioni non coincide necessariamente con un miglioramento delle prospettive occupazionali. Una crescita fondata prevalentemente su contratti temporanei o part-time rischia di generare occupazione debole, incapace di offrire sicurezza e prospettive di lungo periodo.

Il problema, dunque, non sembra essere soltanto quantitativo. Non è semplicemente il numero dei posti di lavoro a fare la differenza, ma la loro qualità e la credibilità del sistema che li genera. Un territorio cresce quando i giovani percepiscono che studiare, impegnarsi e acquisire competenze può realmente cambiare il proprio futuro.

La sfida per la Sicilia e per Messina appare quindi duplice: creare opportunità e, allo stesso tempo, costruire un contesto nel quale il merito sia riconosciuto in maniera trasparente. Perché un giovane può accettare anche la fatica di un mercato competitivo, ma difficilmente accetterà l’idea che l’impegno personale valga meno delle conoscenze giuste.

 

 

 

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

LEGGI ANCHE

Copyright © 2024 | Testata giornalistica on-line d'informazione | Registrazione Tribunale di Messina n.12/2002 | P.I. IT02680760838 | Direttore Editoriale: Lillo Zaffino | Direttore Responsabile: Dario Buonfiglio