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No Ponte, Messina torna in piazza: migliaia al corteo tra ambiente, servizi e memoria

Un grido unanime : destinare gli ingenti fondi pubblici del Ponte per le emergenze dei territori

Migliaia di persone sono tornate a sfilare per le strade di Messina contro il progetto del Ponte sullo Stretto. Un corteo organizzato da mesi, diventato quest’anno anche un momento di riflessione dopo la tragedia di Pistunina e attraversato da una domanda che i manifestanti hanno ripetuto lungo il percorso: quali siano, oggi, le vere priorità per Messina, la Sicilia e la Calabria.

Quante fossero esattamente le persone in corteo è difficile stabilirlo. Tra i partecipanti circolava una stima di circa 5 mila presenze, mentre altre valutazioni indicavano una partecipazione nell’ordine delle 2 mila persone. Non essendoci un dato ufficiale verificabile, il numero resta necessariamente approssimativo: di certo, a Messina, sono scese in strada migliaia di persone.

Il corteo dell’8 agosto è partito da piazza Cairoli e ha attraversato il centro cittadino, fino ai comizi conclusivi di piazza del Popolo (Piazza Lo Sardo). Una manifestazione preparata già da gennaio e arrivata quest’anno in un momento particolarmente delicato per la vicenda del Ponte.

La richiesta: cancellare il Ponte e chiudere la Società concessionaria Stretto di Messina Spa.

Il messaggio politico della manifestazione è stato netto: cancellare tutti i progetti relativi al Ponte e chiudere la società Stretto di Messina. Una richiesta che il movimento No Ponte porta avanti da tempo e che, ancora una volta, è stata scandita attraverso slogan, striscioni e interventi dal palco.

Ma il No al Ponte, nelle parole della piazza, si è trasformato soprattutto in un elenco di priorità alternative. Scuole, Sanità, Infrastrutture, messa in sicurezza del Territorio e soprattutto Acqua. Il tema della crisi idrica è tornato più volte, con la denuncia di un paradosso: mentre si discute di un’opera dal costo di molti miliardi di euro, in alcune zone del territorio continua a essere difficile perfino garantire la disponibilità dell’acqua dal rubinetto.

La contestazione non riguarda dunque soltanto il Ponte in sé, ma il modello di sviluppo che l’opera rappresenterebbe. La domanda posta dal corteo è stata, in sostanza, se una parte così rilevante delle risorse pubbliche debba essere concentrata sulla grande infrastruttura oppure destinata prima alla soluzione delle emergenze quotidiane dei territori.

Gli slogan contro Salvini, Meloni e Ciucci

Non sono mancati gli slogan rivolti al ministro Matteo Salvini, alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e all’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci.

Il bersaglio è stato il modello di sviluppo rappresentato dal Ponte: un’opera considerata dai manifestanti troppo impattante sul territorio e, secondo questa lettura, potenzialmente dannosa dal punto di vista ambientale e territoriale.

La richiesta rivolta alla politica è stata quella di fermare il progetto e destinare le risorse ad altri interventi: scuole, infrastrutture, servizi, acquedotti, trasporti e sicurezza del territorio.

È una contrapposizione diventata uno dei temi centrali del corteo: da una parte il Ponte come grande opera e investimento miliardario, dall’altra le necessità concrete di una popolazione che continua a fare i conti con carenze infrastrutturali e servizi considerati insufficienti.

Un corteo che supera i confini dello Stretto

Accanto alle realtà messinesi e calabresi, la manifestazione ha raccolto associazioni, sindacati, movimenti e rappresentanze provenienti da altre parti d’Italia.

Presenti realtà impegnate in diverse vertenze territoriali e ambientali, comprese quelle legate al movimento No Tav e al No Muos, oltre a esponenti e delegazioni provenienti dalla Calabria e dalla Campania. Tra le presenze anche realtà impegnate nella battaglia della Terra dei Fuochi.

Il corteo ha così assunto un carattere che va oltre la singola vertenza messinese e calabrese. Esperienze differenti si sono ritrovate nella contestazione alle grandi opere considerate impattanti sui territori e nella richiesta di un diverso utilizzo delle risorse pubbliche.

Una piazza composita, nella quale alle bandiere e agli striscioni delle realtà locali si sono affiancati quelli di movimenti e associazioni provenienti da altre regioni, confermando il carattere nazionale assunto negli anni dalla mobilitazione contro il Ponte.

Il ricordo di Alessandra Frazzica e Santino Bonfiglio

Nel cuore di Messina, nei pressi del Duomo e lungo via Primo Settembre, la protesta ha lasciato spazio anche alla memoria.

È stata ricordata Alessandra Frazzica, giovane vittima della tragedia di Pistunina. Il crollo della palazzina ha profondamente segnato la Città e il suo nome è stato ricordato nel corso della manifestazione.

Proprio per rispetto alle vittime della tragedia, il concerto finale previsto al termine del corteo è stato annullato. La scelta ha modificato il carattere conclusivo della serata: niente festa finale, ma una chiusura affidata alla riflessione e agli interventi dal palco.

Accanto ad Alessandra è stato ricordato anche Santino Bonfiglio, storico militante messinese del movimento No Ponte, morto nell’aprile del 2025. Insegnante di Lettere in pensione e protagonista di decenni di battaglie sociali, ambientaliste e politiche, Bonfiglio aveva partecipato alle mobilitazioni contro il Ponte fin dalle prime fasi della lunga vertenza.

Due memorie diverse, ma entrambe presenti in una piazza che ha scelto di tenere insieme la tragedia più recente della Città e quella di chi, per una vita, aveva fatto della partecipazione politica e della difesa del territorio una scelta quotidiana.

Il percorso e qualche criticità organizzativa

Il corteo ha attraversato le vie del centro tra slogan, bandiere e striscioni, prima di raggiungere piazza del Popolo per gli interventi conclusivi. La manifestazione, tuttavia, non è stata priva di alcune criticità organizzative.

In particolare, alcuni passaggi su strade secondarie e vie limitrofe alla piazza di arrivo sono apparsi poco funzionali nella fase finale, prolungando il percorso proprio quando, superate le 20, una parte dei partecipanti iniziava a mostrare la stanchezza dopo diverse ore trascorse in strada, in una serata estiva da bollino rosso.

Un elemento che non ha compromesso lo svolgimento della manifestazione, ma che può rappresentare un punto di riflessione per l’organizzazione di cortei di questa dimensione: la gestione del percorso dovrebbe tenere conto non soltanto della necessità di attraversare le vie cittadine, ma anche dei tempi complessivi e delle condizioni dei partecipanti.

Il rientro e il nodo ATM

Tra le criticità emerse nella fase conclusiva della serata c’è stata anche quella relativa al rientro con i mezzi pubblici, particolarmente rilevante dopo ore di corteo.

Le deviazioni dei percorsi dei bus ATM erano state comunicate attraverso le informazioni relative alla manifestazione, ma le indicazioni risultavano collocate in fondo a diverse comunicazioni diffuse tramite l’applicazione. Per chi si trovava alle fermate, inoltre, la situazione non era sempre immediatamente leggibile: sulle paline continuavano a essere indicati i normali passaggi delle linee, mentre i mezzi, anche dopo l’orario ufficiale di conclusione della manifestazione, continuavano a seguire i percorsi alternativi.

Ne è derivata, per molti utenti, un’attesa inutile alle fermate dei percorsi ordinari: il sistema indicava il passaggio degli autobus, ma quei mezzi non arrivavano ,perché stavano ancora seguendo le deviazioni.

Un problema di comunicazione e coordinamento che, al termine di una manifestazione di questa portata, si è fatto sentire particolarmente. Una segnalazione più evidente delle deviazioni e un aggiornamento tempestivo delle informazioni alle fermate avrebbero potuto evitare i disagi.

Una piazza che guarda oltre il Ponte

Al di là delle diverse stime sulla partecipazione, il dato politico della giornata è stata la capacità del fronte contrario al Ponte di riportare al centro del dibattito una serie di questioni che vanno oltre la singola infrastruttura.

Il No Ponte messinese ha provato ancora una volta a legare la battaglia contro la grande opera alle emergenze materiali dei territori: acqua, scuole, sanità, trasporti, sicurezza e manutenzione.

È su questa contrapposizione – il Ponte come simbolo di una grande spesa pubblica da una parte, le emergenze quotidiane dall’altra – che il movimento ha costruito la propria mobilitazione.

Il corteo si è chiuso quindi senza il concerto programmato, nel segno della tragedia di Pistunina, ma con una richiesta rimasta intatta: fermare il progetto, chiudere la società Stretto di Messina e destinare le risorse pubbliche a ciò che, secondo i manifestanti, serve prima di tutto alla vita quotidiana delle comunità dello Stretto.

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