In relazione alla nota stampa diffusa da alcune sigle sindacali sullo sciopero del 12 maggio, la Fiom Cgil sente l’esigenza di precisare quanto segue: la decisione, condivisa dall’assemblea dei lavoratori dell’indotto, di aprire una fase di mobilitazione nasce innanzitutto dalla latitanza proprio delle istituzioni, Regione Siciliana in testa.
Appare poi del tutto anacronistica la paura di “alimentare allarmismi”, considerato che nessuno più nega la dismissione della centrale elettrica entro il 2027. Non si comprende, inoltre, a quali “tavoli permanenti” si riferiscano gli estensori della nota critica sullo sciopero, posto che il 9 febbraio scorso è stata inviata una richiesta, quella sì unitaria, all’Assessore alle Attività Produttive di incontro urgente e rimasta senza alcun riscontro.
A Tamajo è stato chiesto – per non rendere inutile l’ennesimo tavolo di confronto – di convocare Terna e avere così un quadro chiaro degli investimenti e delle strategie energetiche per questo territorio. A chi si prende la briga di criticare una mobilitazione operaia suggeriamo di dare uno sguardo sulla desertificazione produttiva della Valle del Mela: il prezzo pagato proprio in nome di un complice attendismo.
La realtà è che non c’è più tempo: in meno di 18 mesi centinaia di operai – seppure precari -sono stati di fatto allontanati dall’impianto e la stessa cosa, in assenza di investimenti veri e di un piano industriale degno di questo nome, accadrà a quelli rimasti. Infine, come accaduto in altre occasioni, la parola adesso passa ai lavoratori, alla loro determinazione e alla loro intelligenza. Saranno loro a decidere che non è più tempo di attendere.
Daniele David










