Nell’immaginario collettivo e nel lessico politico, il “Generale Agosto” è quel fermo stagionale che congela la vita socioeconomica del Paese per cedere il passo alle agognate ferie. Per tradizione, la canicola estiva rinvia in autunno le proteste, le schermaglie di palazzo, i dibattiti parlamentari e i conflitti sindacali, imponendo una tregua forzata alle notizie e alle decisioni pubbliche. È il tempo delle città deserte e del ripiegamento verso spiagge o montagne.
Per i messinesi, tuttavia, il copione di questo mese è stato di tutt’altra pasta. Anche per chi si trovava in vacanza, la serenità è rimasta un miraggio.
La comunità — ancora frastornata e con il cuore pesante per la tragedia di Pistunina, immersa in un lutto collettivo non ancora elaborato — aveva scelto di celebrare i tradizionali appuntamenti del Ferragosto in tono minore. Una sobrietà doverosa per rispetto delle vittime del crollo della palazzina e dei drammi consumatisi sulla strada. Eppure, la quiete cercata è stata spazzata via da una sequenza di avvenimenti tumultuosi.
A scuotere la città è arrivato prima il clamoroso furto di quattro opere di Antonello da Messina dal Museo Regionale: un colpo dal valore inestimabile che ha proiettato un’ombra scura sull’immagine della città dello Stretto a livello internazionale. Più che un reato, un vero e proprio “scippo” vissuto dai cittadini come una dolorosa ferita all’identità culturale messinese.
Come se non bastasse, nel pieno della pausa estiva è esplosa una nuova grana istituzionale: secondo indiscrezioni relative a un parere riservato dell’Ufficio legislativo della Regione, sarebbero emerse irregolarità nell’uso della cosiddetta “lenticchia” del simbolo. Questa norma aveva consentito al movimento Sud chiama Nord di presentare ben 15 liste alle ultime amministrative senza l’obbligo di raccogliere le firme. La notizia, pur proveniente da fonti ufficiose, ha scatenato roventi polemiche.
La posta in gioco è altissima: se questa linea trovasse conferme nei prossimi pronunciamenti del Tar e del CGA, l’esito delle consultazioni verrebbe annullato, azzerando d’un colpo le amministrazioni del Comune di Messina e della Città Metropolitana. Uno scenario da incubo, che consegnerebbe la città a una lunga gestione commissariale e a un’infinita campagna elettorale destinata a intrecciarsi con le scadenze regionali e nazionali.
Nel mezzo di questo scontro politico manicheo, sempre più spietato e senza esclusione di colpi, il popolo messinese resta spettatore inerte e disorientato. Una cosa è certa: questo Agosto, la città non lo dimenticherà facilmente.
Lillo Zaffino










