Un Teatro Politeama stracolmo, al limite della capienza, con molte persone rimaste all’esterno nonostante il caldo torrido di sabato 18 luglio. Non era la prima di un’opera di successo, ma l’assemblea politica di Sud chiama Nord, il movimento guidato da Cateno De Luca.
L’evento ha segnato un punto di svolta simbolico, sdoganando la crescita del movimento ben oltre i confini storici del messinese — un dato sottolineato sul palco anche dal Presidente dell’ARS, Gaetano Galvagno.
Al centro del dibattito, la proposta cardine di De Luca: il Governo di Liberazione della Sicilia. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: trasformare l’isola nel vero baricentro geopolitico e culturale del Mediterraneo.
Secondo il leader di Sud chiama Nord, l’attuale governance regionale non ha gli strumenti né la visione per affrontare questa sfida. La ricetta proposta parte da un presupposto chiaro:
- Rinnovamento radicale della classe dirigente.
- Inserimento di amministratori competenti e dotati di una visione moderna.
- Candidatura alla Presidenza della Regione dello stesso De Luca, forte dell’esperienza accumulata come sindaco in quattro diversi comuni (tra cui Messina).
Al di là del progetto locale, emerge una precisa strategia politica. Sud chiama Nord punta a diventare l’ago della bilancia nei futuri equilibri elettorali, sia a livello regionale che nazionale.
Il cambio di rotta: De Luca sembra aver progressivamente chiuso il dialogo con i referenti dei partiti tradizionali in Sicilia. Il mirino è ormai puntato direttamente sui tavoli nazionali a Roma, dove intende negoziare la collocazione del movimento e il futuro assetto dell’isola basandosi su due pilastri: convergenza programmatica e scelta del prossimo governatore.
La strada verso Palazzo d’Orléans è ancora lunga e complessa, ma la prova di forza di Palermo dimostra che il movimento ha intenzione di giocarla da protagonista.
Lillo Zaffino










