Chiuso ufficialmente il capitolo delle amministrative, la politica messinese non ha tempo per rifiatare. La Commissione elettorale centrale ha terminato il lavoro di revisione e limatura dei voti, definendo la geometria dei 32 seggi di Palazzo Zanca. Gli ultimi conteggi introducono una novità nel centrodestra: Fratelli d’Italia scende da 3 a 2 consiglieri, cedendo un seggio alla Lega, che raddoppia la propria presenza salendo a quota 2.
Ma la vera partita, adesso, si sposta su scala sovracomunale. Archiviata la tempesta elettorale che ha visto il trionfo schiacciante di Federico Basile — volto e interprete del cosiddetto sistema “Basiluca” — la città si trova in una fase di “quiete dinamica”. Sotto la superficie, infatti, le diplomazie sono già al lavoro per la madre di tutte le battaglie: il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana e l’elezione del nuovo Governatore.
Il tempo stringe e le coalizioni si trovano a dover sciogliere nodi politici intricatissimi, sia nei rapporti di forza tra i partiti, sia al loro stesso interno. Per i perdenti è il momento della resa dei conti e dell’analisi di sconfitte decisamente cocenti; per i vincitori, è il momento di capitalizzare il consenso. Le elezioni regionali si annunciano come un terremoto capace di ridisegnare completamente gli equilibri dell’Isola.
In questo scenario, il ruolo di protagonista spetta di diritto a Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord e da tempo candidato in pectore alla presidenza della Regione.
Molti osservatori lo avevano previsto: le dimissioni anticipate del sindaco e il conseguente voto a Messina non sono stati un caso, ma una precisa mossa geopolitica. L’obiettivo? Arrivare al tavolo delle trattative regionali e nazionali con un peso specifico d’acciaio.
I numeri, d’altronde, danno ragione alla strategia di De Luca:
~60% dei consensi incassati dal neo-sindaco Basile.
Quasi 20 mila voti in più rispetto alla precedente tornata elettorale.
Con questo enorme bottino di fiches in mano, il movimento di De Luca si prepara a dettare le condizioni agli alleati e agli avversari. La corsa verso i palazzi palermitani si preannuncia simile a un tavolo da poker di altissimo livello: una partita complessa dove il bluff è parte del gioco, ma dove il rischio più grande resta l’imprevedibilità di attori pronti a sparigliare le carte pur di cambiare le sorti del match. La campagna per la Regione è già iniziata.
Lillo Zaffino










