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ACR Messina: “Ricomincio da tre”

Centoventisei anni di storia non si cancellano, ma possono capitombolare all’improvviso nel punto più basso di sempre. Con l’ultima stagione agonistica e la retrocessione nel campionato regionale di Eccellenza, l’ACR Messina — la società di calcio fondata nel 1900 che incarna l’anima e l’identità sportiva della città peloritana — ha toccato un fondo mai raggiunto prima. Dalla gloria della Serie A ai campi dei dilettanti regionali: una parabola dolorosa che costringe oggi la squadra a resettare tutto e ripartire da zero. Anzi, citando il celebre capolavoro di Massimo Troisi: ricominciare da tre.

E i tre capisaldi di questo nuovo inizio ci sono tutti, solidi e ben delineati.

Il primo elemento è la società. Dopo anni bui, caratterizzati da tribolazioni economiche, precarietà e dal costante incubo della radiazione dai ranghi della FIGC, il club ha finalmente ritrovato ossigeno e stabilità finanziaria grazie all’acquisizione da parte del gruppo finanziario Racing City Group guidato da Justin Davis e Morris Pagniello. Oltre ad aver risanato i conti e rimesso in regola la gestione, la nuova proprietà porta con sé un elemento ancor più prezioso: una visione di lungo periodo. Emblematico è il loro manifesto d’intenti: non si lavora per gestire un semplice club di calcio, ma per edificare un vero e proprio progetto di rilancio e riscatto dello sport messinese.

Il secondo pilastro è rappresentato dall’area tecnica, affidata a figure d’esperienza e dalla provata qualificazione. Il direttore sportivo Maurizio Pellegrino, uomo pragmatico, di poche parole e molti fatti, ha preso sulle spalle un’enorme responsabilità guidando una campagna acquisti onerosa e di spessore che ha già rinforzato notevolmente la rosa. Al suo fianco, in panchina, c’è mister Alfio Torrisi, che ha sintetizzato con straordinaria nitidezza il valore della maglia dichiarando: «Il Messina non si accetta, si sceglie». Una presa di posizione forte, che sottolinea il peso e il prestigio di questa piazza indipendentemente dalla categoria.

Il terzo tassello non può che essere il contesto sociale. I tifosi, feriti e delusi dai fallimenti e dai risultati degli ultimi anni, stanno lentamente ritrovando la fiducia e un dialogo costruttivo con la nuova dirigenza. Un clima di rinnovato entusiasmo a cui sembrano riavvicinarsi anche le Istituzioni cittadine, finalmente pronte a fare la propria parte per sostenere il nuovo corso della prima squadra della città.

Mentre il lavoro sul campo prosegue a ritmi serrati, l’attenzione della piazza resta puntata sulla flebile speranza di un ripescaggio in Serie D. La società ha presentato memorie e integrazioni per motivare la richiesta e, tra alti e bassi, l’attesa per l’esito finale tiene tutti con il fiato sospeso.

Ma la vera vittoria, oggi, sta altrove: nell’aver ritessuto la trama di un futuro fattibile. Che si tratti di Serie D o di Eccellenza, le fondamenta sono state gettate, la rosa è stata rinforzata e la rotta è tracciata. Comunque vada, Messina è pronta a vivere e ad affrontare la sua nuova avventura.

Lillo Zaffino

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successivamente tradotto presso il carcere di Messina Gazzi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria

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