Taormina ha ospitato il convegno “Dall’emergenza alla prevenzione: una nuova strategia sulla difesa del suolo”, promosso dal Consiglio Nazionale dei Geologi, dedicato ai fenomeni estremi che hanno recentemente colpito territori come Scicli e Niscemi. Un importante momento che l’amministrazione comunale ha promosso, sostenuto e patrocinato.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, che ha ringraziato i promotori per aver scelto la città, sottolineando però con forza un dato politico: l’assenza totale dei livelli istituzionali regionali e nazionali.
“Prendo atto – ha dichiarato De Luca – che a questo confronto, su un tema così cruciale per il futuro dei territori, da Nello Musumeci a Renato Schifani, non è stato ritenuto opportuno mandare alcun rappresentante. È un segnale che non può passare inosservato”.
Nel suo intervento, De Luca ha richiamato il ruolo e le responsabilità dei sindaci:
“Chi amministra un territorio fragile sa bene che il sindaco è la massima autorità locale di protezione civile. Tradotto: quando accade un disastro, il primo a ricevere un avviso di garanzia è il sindaco. È questa la realtà con cui conviviamo ogni giorno”.
Da qui l’affondo sulla funzione della politica:
“Dalla politica si pretende visione e capacità di fare scelte strategiche. I cambiamenti climatici non sono arrivati all’improvviso: conosciamo da anni la loro evoluzione. Eppure i meccanismi attuativi continuano a non tenerne conto”.
De Luca ha quindi ripercorso la propria esperienza amministrativa:
“Sono al quinto palazzo municipale che amministro. Mi definisco un sindaco ‘nomade’: vado dove ci sono problemi, sistemo i disastri ereditati e costruisco le condizioni per ripartire. Ho governato comuni montani, costieri, piccoli centri e grandi realtà metropolitane. Il quadro è chiaro e purtroppo ricorrente”.
Due, secondo il sindaco, gli aspetti centrali da affrontare. Il primo riguarda il ruolo dei tecnici e dei geologi:
“È una funzione troppo spesso mortificata dalla politica. Eppure non esiste settore più codificato del dissesto idrogeologico: esistono dati, codici, priorità che indicano chiaramente dove intervenire e con quale urgenza”.
A supporto, De Luca ha ricordato un episodio emblematico:
“A Fiumedinisi mi sono assunto la responsabilità di realizzare un intervento di sistemazione idraulica del torrente, arrivando persino a subire un arresto con accuse di abuso e danno ambientale. Sono stato assolto. Ma soprattutto, da quell’intervento, non si sono più verificati danni. Questo significa assumersi responsabilità nell’interesse del territorio”.
Altro passaggio netto riguarda i recenti eventi:
“Il tema di Niscemi grida vendetta. Ora se ne occuperà chi di competenza. Ma quando la politica arriva dopo, inseguendo l’agenda della magistratura, viene meno alla propria funzione”.
De Luca ha poi denunciato l’isolamento degli enti locali:
“Noi sindaci siamo stati abbandonati al nostro destino. In molti casi abbiamo dovuto intervenire con ordinanze per ripristinare l’essenziale, persino per evitare che le fogne finissero a mare”.
Un paradosso, soprattutto in territori che hanno investito sulla qualità ambientale:
“È impensabile che, dopo anni di sacrifici e scelte strategiche che hanno portato all’assegnazione di 7 Bandiere Blu su 14 in Sicilia nella fascia ionica tra Giardini Naxos e Messina, si rischi di compromettere tutto. Parliamo di un’economia reale, che vive di turismo e qualità ambientale”.
Il sindaco ha infine richiamato l’esperienza da primo cittadino di Santa Teresa di Riva:
“Abbiamo investito risorse per progettare interventi e ottenere finanziamenti. Nel 2017 abbiamo ottenuto 10 milioni di euro per realizzare i pennelli a mare. Ad oggi, i lavori non sono ancora partiti perché le procedure, tra cui la valutazione di impatto ambientale, si sono trascinate per anni, costringendoci a rifare tutto”.
Da qui la denuncia finale:
“Oggi si parla tanto di intelligenza artificiale, ma forse dovremmo iniziare a interrogarci sull’assenza di una vera intelligenza politica. Perché se la politica non ha più visione strategica, se perde il senso del dovere rispetto alle priorità reali e non è nemmeno in grado di indirizzare le risorse dove servono davvero, allora il rischio è evidente: demandare tutto a meccanismi automatici.
Basterà un algoritmo, un tasto, e avremo una lista di interventi e una distribuzione delle risorse. Ma a quel punto la domanda è inevitabile: che fine fa la politica? A cosa serve?
Se deve limitarsi a gravare su cittadini, territori e imprese, trasformandosi in un peso anziché in una guida, allora vuol dire che ha smarrito completamente la propria funzione.
Noi questa deriva la stiamo combattendo con forza. Perché la difesa del suolo, la sicurezza dei territori e il futuro delle nostre comunità non possono essere affidati né all’improvvisazione né all’automatismo, ma richiedono responsabilità, coraggio e scelte vere”.
Il convegno ha rappresentato un momento di confronto concreto tra istituzioni e professionisti del settore, con l’obiettivo di individuare strumenti e strategie efficaci per affrontare in maniera strutturale il tema della difesa del suolo.












