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De Luca lancia la sfida alle Regionali: «Con le nostre liste puntiamo al 30%, io al 40%»

A Palazzo Zanca presentate le tre liste del “Governo di liberazione” della Sicilia. Il leader: «A Messina quattro seggi sono l’obiettivo, ma lavoriamo per il quinto». E sulla competizione elettorale nazionale: «Non andremo da soli, ma non saremo noi a bussare alle porte»

Tre liste, un obiettivo dichiarato: costruire in Sicilia una forza politica capace di arrivare al 30% e mettere Cateno De Luca nelle condizioni di puntare al 40% nella corsa alla Presidenza della Regione. È questa la sfida lanciata oggi a Palazzo Zanca dal leader del “Governo di liberazione”, nel corso della presentazione delle candidature messinesi.

A fare gli onori di casa è stato l’onorevole Danilo Lo Giudice, che ha introdotto l’incontro ripercorrendo il percorso avviato nelle scorse settimane e presentando gli ultimi due candidati entrati nella squadra: Nadia Rivetti e Filippo Iannelli.

Rivetti, residente da vent’anni nel territorio messinese, ha parlato di una candidatura vissuta come un impegno «a 360 gradi» e orientato soprattutto alle fasce della popolazione che, a suo giudizio, necessitano di maggiore attenzione. Iannelli, medico e imprenditore sanitario, ha spiegato invece di aver scelto di scendere in campo per contribuire a costruire una Sicilia nella quale sia possibile «vivere e investire», contrastando l’idea che per realizzarsi sia necessario lasciare l’Isola.

Nel corso dell’incontro è stata annunciata anche la nuova organizzazione provinciale, con Maria Fernanda Gervasi, indicata come commissario provinciale. Una nomina che si inserisce nel tentativo di consolidare il radicamento territoriale del movimento in vista dell’appuntamento regionale.

Ma è stato soprattutto Cateno De Luca a dettare l’agenda politica della giornata.

Il leader ha ripercorso alcuni momenti della propria storia politica, partendo dalle Regionali del 2017 e dalla candidatura con Sicilia Vera. Un passaggio che De Luca considera fondamentale per comprendere la nascita del progetto che avrebbe poi portato alla conquista di Palazzo Zanca.

Il racconto è diventato anche una riflessione sul rapporto tra ambizioni personali e progetto collettivo. De Luca ha ricordato la scelta di candidare al suo fianco Danilo Lo Giudice e altri esponenti della squadra, sottolineando come, in quella fase, l’obiettivo non fosse semplicemente conquistare un seggio, ma costruire le condizioni per un rilancio politico.

«Il consenso è il frutto di un lavoro di squadra», è stato il concetto ribadito più volte. Un principio che, secondo De Luca, deve valere anche oggi nella composizione delle liste.

E proprio sulle liste, il leader ha fornito numeri e obiettivi.

A Messina saranno tre i pilastri del progetto: Liberi e Forti, De Luca Sindaco di Sicilia e Sud chiama Nord. De Luca ha spiegato di aver lavorato personalmente alla loro composizione e “taratura”, arrivando a fissare anche delle forchette di consenso.

Per Liberi e Forti l’obiettivo indicato è tra 29 e 34 mila voti; per De Luca Sindaco di Sicilia tra 34 e 37 mila. Sud chiama Nord, invece, l’obiettivo viene accreditato dallo stesso leader in una soglia superiore ai 60 mila voti.

Numeri che, nelle intenzioni di De Luca, dovrebbero tradursi in almeno quattro seggi messinesi all’Assemblea Regionale Siciliana. Ma la soglia reale su cui lavorare, ha precisato, è quella del quinto seggio.

«Quattro seggi è l’obiettivo politico», il ragionamento di De Luca, «ma io lavoro per il quinto».

Una strategia che non si esaurisce a Messina. Il progetto regionale, infatti, punta a superare la soglia del 20% con le liste a sostegno del “Governo di liberazione”, per arrivare successivamente al 30%. E qui entra in gioco la candidatura personale di De Luca.

Secondo il leader, la sua candidatura alla Presidenza della Regione può storicamente ottenere un consenso superiore rispetto alle liste che la sostengono. Da qui la proiezione: «Se le liste arrivano al 30%, il candidato presidente può arrivare al 40%».

Un obiettivo ambizioso, che De Luca collega alla strategia di “destrutturazione” dei tradizionali schieramenti politici. Il movimento, ha rivendicato, ha già dimostrato a Messina di poter intercettare voti provenienti da destra e da sinistra, superando le tradizionali appartenenze.

«Post-ideologico significa questo», ha spiegato. Il progetto, nelle sue intenzioni, non vuole essere collocato stabilmente né nel centrodestra né nel centrosinistra, ma costruire di volta in volta le condizioni necessarie per raggiungere i propri obiettivi.

Ed è proprio qui, che arriva una delle principali novità annunciate da De Luca.

Il leader ha infatti spiegato di aver rimosso la pregiudiziale che finora legava qualsiasi trattativa alla sua candidatura alla Presidenza della Regione. Non significa, ha precisato, aver rinunciato alla candidatura, ma cambiare l’ordine delle trattative.

Prima il tavolo nazionale, poi quello regionale.

«Non andremo da soli», ha ribadito De Luca, sottolineando però ,che non sarà il suo movimento a presentarsi con il cappello in mano davanti ai partiti tradizionali.

Il motivo è legato soprattutto alla prospettiva nazionale. De Luca ha dichiarato di voler portare a Roma almeno cinque o sei deputati alla Camera e due o tre senatori. Per riuscirci, ha spiegato, sarà necessario un accordo politico a livello nazionale.

E qui il messaggio è netto: l’eventuale interlocutore non sarà scelto sulla base dell’appartenenza ideologica, ma della possibilità concreta di realizzare gli obiettivi del progetto.

«Centrodestra o centrosinistra? Non me ne f***e nulla», ha detto senza giri di parole, rivendicando la natura post-ideologica del movimento.

Il nuovo cronoprogramma prevede dunque che il confronto nazionale venga definito prima di quello regionale. De Luca ha indicato la fine di settembre come una prima scadenza importante e annunciato che alla conferenza nazionale del 28, 29 e 30 ottobre verrà presentata la strategia politica nazionale.

Nel frattempo, il progetto continuerà a crescere sul territorio. Sono già previste nuove presentazioni di candidati a Catania e Palermo, mentre una delle due liste ancora mancanti dovrebbe essere quella dedicata agli under 35.

Il caso Messina e l’«azione di disturbo»

Nel confronto con i giornalisti non poteva mancare il tema della vicenda giudiziaria e dei ricorsi che stanno interessando Messina.

De Luca ha parlato di una vera e propria «azione di disturbo» che avrebbe l’obiettivo di rallentare la sua attività politica. Ha però assicurato di non sentirsi condizionato e ha lasciato intendere che, nelle prossime settimane, potrebbe rendere pubblici elementi oggi non ancora rivelati.

«Tra qualche settimana vi stupirò con gli effetti speciali», ha detto, spiegando di conoscere anche la provenienza di quella che definisce un’intimidazione politica, ma di non poterla ancora rendere pubblica.

Il passaggio si è intrecciato con un’altra considerazione sul rapporto tra De Luca e gli equilibri romani. Secondo il leader, il problema per i partiti tradizionali è rappresentato proprio dall’impossibilità di “controllare” politicamente il suo movimento.

«A Roma dicono che De Luca è bravo amministratore, ma inaffidabile perché nessuno è in condizione di garantire il suo controllo», ha riferito.

Ed è proprio quell’“inaffidabilità” che De Luca sembra voler trasformare in un punto di forza.

«Inaffidabile», ha detto ironicamente, immaginando persino una futura maglietta con questa scritta.

La giornata di Palazzo Zanca consegna dunque una fotografia precisa della strategia del “Governo di liberazione”: rafforzare le liste, consolidare il consenso in Sicilia, puntare al 30%, utilizzare quel risultato per spingere la candidatura di De Luca verso il 40% e, contemporaneamente, costruire un peso nazionale sufficiente per portare i propri rappresentanti a Roma.

La partita, però, è appena iniziata. E lo stesso De Luca ha lasciato intendere che il vero quadro delle alleanze e della strategia regionale emergerà soltanto nelle prossime settimane.

Per ora, la sfida è lanciata. E a Messina il primo obiettivo è già scritto: quattro seggi. Con il quinto nel mirino.

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