Il furto delle opere di Antonello da Messina al Museo regionale di Messina è una ferita gravissima per la città e per l’intero patrimonio culturale siciliano. È necessario accertare come sia stato possibile che opere di tale valore venissero sottratte dal principale polo museale da Napoli in giù, e verificare il funzionamento di allarmi, videosorveglianza, controllo degli accessi, vigilanza e manutenzione.
Su questo il Governo regionale deve fornire risposte precise. Perché quanto accaduto non è soltanto un problema tecnico: chiama direttamente in causa le responsabilità politiche di chi in questi anni ha avuto il compito di tutelare il patrimonio culturale siciliano.
Un sistema di allarme che entra in funzione ma non comunica all’esterno e alle forze dell’ordine, e l’annuncio soltanto dopo il furto di nuovi sistemi di vigilanza, rappresentano plasticamente un modo di governare: si interviene dopo che il danno è avvenuto, invece di prevenirlo.
E non si tratta di un problema nato oggi. I governi regionali di Musumeci prima e Schifani poi hanno avuto anni per intervenire sulle criticità del sistema dei beni culturali siciliani. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strutture tecniche indebolite, carenze di personale, manutenzione e sicurezza troppo spesso affrontate come emergenze e una politica culturale sempre più piegata alla logica dell’evento e della promozione turistica.
Per questo sarebbe un errore fermarsi alla sicurezza del singolo museo. Il furto deve aprire una discussione sulla politica complessiva dei beni culturali in Sicilia. Non basta parlare genericamente di rilancio né considerare il clamore mediatico un’opportunità per rafforzare il brand “Messina Città di Antonello”.
Prima vengono tutela, conoscenza, ricerca, formazione e fruizione pubblica; il turismo deve essere una conseguenza di una politica culturale solida, non il suo fine esclusivo. Per troppo tempo il turismo è stato assunto come obiettivo prevalente delle politiche sul patrimonio, misurandone il valore quasi soltanto in termini di attrattività e ricaduta economica. Ma il patrimonio non esiste soltanto per produrre flussi turistici. Musei, monumenti e siti archeologici hanno innanzitutto una funzione civile: producono conoscenza, formano cittadini e conservano la memoria collettiva.
La Sicilia dispone delle competenze e degli strumenti per costruire una politica organica e può ripartire da proposte già avanzate negli anni. Nel 2020 Claudio Fava, durante la discussione all’ARS sulla riforma dei beni culturali, aveva chiesto di ripartire da un confronto con la società civile e di intervenire sul riordino dei ruoli tecnici e delle Soprintendenze senza indebolirne le funzioni di tutela. Nel 2022 il gruppo PD all’ARS, con la mozione n. 637, aveva inoltre chiesto di revocare il dimezzamento delle unità operative delle Soprintendenze e di garantire il pieno esercizio delle loro competenze.
Quelle richieste sono rimaste sostanzialmente inascoltate. E oggi il tema torna con ancora maggiore forza: non si può pretendere una tutela efficace mentre si indeboliscono le strutture tecniche che devono assicurarla.
Serve dunque una nuova stagione dei beni culturali siciliani. Ma è difficile immaginare che possa aprirla la stessa classe dirigente che ha prodotto o lasciato irrisolte le criticità che oggi denunciamo.
Una nuova politica regionale dovrà partire da una ricognizione straordinaria della sicurezza di musei, siti archeologici e patrimonio storico-artistico diffuso, programmando gli interventi prima che siano le emergenze a imporli. Dovrà rafforzare Soprintendenze e strutture tecniche con personale qualificato e accompagnare questo intervento con una programmazione stabile di manutenzione, conservazione, catalogazione e digitalizzazione.
Bisognerà inoltre sostenere i musei territoriali, garantendone apertura, personale e attività scientifiche, e costruire una collaborazione stabile tra musei, Soprintendenze, università, scuole e istituzioni culturali. Il patrimonio deve tornare a essere luogo di ricerca, formazione e produzione di conoscenza, attraverso programmi permanenti di educazione, accessibilità e coinvolgimento delle comunità locali.
Anche le risorse dovranno seguire questa impostazione: una quota stabile dei fondi europei destinata a manutenzione e sicurezza, minore dipendenza dagli eventi occasionali e una parte dei proventi dei grandi siti culturali reinvestita a beneficio dell’intero territorio.
Non siamo contrari alle mostre né alla valorizzazione turistica. Siamo contrari all’idea che una mostra, un evento o un brand possano sostituire una politica culturale.
Anzi, è proprio una politica culturale solida che consente di avere grandi ambizioni. In Italia e all’estero, anche vicende drammatiche legate a furti, recuperi e restituzioni di opere d’arte sono diventate occasioni per rafforzare la tutela, riportare il patrimonio al centro dell’attenzione pubblica e costruire importanti progetti culturali ed espositivi.
Messina potrebbe fare altrettanto, confermando l’idea da molti paventata di una mostra comprendente la nuova opera di Antonello appena acquistata dal Governo ed in questi giorni ospitata dal meeting di CL .Una mostra che dovrebbe avere, innanzitutto, lo scopo di far conoscere ai messinesi le proprie radici, la propria cultura e la propria storia, ancora sconosciute ai più .Un progetto complesso, da costruire nel tempo con il massimo rigore scientifico, coinvolgendo musei, studiosi e istituzioni culturali italiane e internazionali. Non una risposta estemporanea al clamore di questi giorni e neppure un’operazione di marketing, ma il punto di arrivo di un percorso che abbia prima restituito sicurezza, autorevolezza e capacità scientifica al Museo e alle istituzioni che devono tutelare il nostro patrimonio.
Ed è proprio qui che emerge il nodo politico. Un progetto di questa ambizione richiede credibilità, autorevolezza e capacità istituzionale. Dopo quanto accaduto e dopo anni di occasioni mancate, è difficile affidare questa prospettiva alla stessa classe dirigente regionale che ha dimostrato di non saper garantire neppure le condizioni essenziali dalle quali bisogna partire.
Perché prima bisogna mettere il patrimonio nelle condizioni di essere tutelato, studiato e conosciuto. Poi si può avere l’ambizione di portarlo nel mondo e di portare il mondo a Messina.
Musei e luoghi della cultura sono servizi pubblici essenziali. Sono un investimento civile e democratico.
Per aprire davvero una nuova stagione dei beni culturali in Sicilia non bastano nuovi annunci: serve una nuova politica. E serve una nuova classe dirigente capace di realizzarla.
A tal proposito, per quanto attiene alle responsabilità delle forze politiche del territorio messinese, il Centro-Sinistra intende costituire un Osservatorio permanente sui beni culturali , che abbia la finalità, non solo di monitorarne lo stato di conservazione e valorizzazione , ma di avvicinare i cittadini a beni di cui talvolta non si conosce la storia e la valenza.
Dafne Musolino vicecapogruppo al Senato Italia Viva-Casa Riformista
Enrico Nastro Siniscalchi-Segretario Comunale PSI Messina
Armando Hyerace- Segretario Provinciale PD
Vincenzo La Cava -Controcorrente-Messina
Letizia Lo Giudice- Coordinatrice Provinciale +Europa
Andrea Carbone- Portavoce Provinciale Europa Verde
Cristina Cannistrà-Coordinatrice provinciale Movimento Cinque Stelle
Ivan Tornesi – Coordinatore Provinciale Sinistra Italiana -AVS










