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Cultura

Giustizia riparativa: alleanze e garanzie per un diritto che cambia

Organizzato dall’associazione Iride all’interno delle attività dell’Ufficio Mediazione Penale dello Stretto del progetto “Arianna fuori dal labirinto”

Si è svolto mercoledì mattina, 16 luglio, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Messina
il convegno: Giustizia riparativa. Alleanze e garanzie per un diritto che cambia, organizzato dall’associazione Iride
all’interno delle attività dell’Ufficio Mediazione Penale dello Stretto del progetto “Arianna fuori dal labirinto”, in sinergia
con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Messina e con il patrocinio gratuito del Comune di
Messina. L’evento è stato accolto da una platea numerosa, arricchita anche dalla partecipazione di molti operatori del
settore collegati in diretta streaming, tra cui Francesco Marini, Rappresentante Attività Istituzionali dell’impresa sociale
Con i Bambini che ha selezionato il progetto Arianna Fuori dal labirinto nell’ambito del Fondo per il Contrasto della
povertà educativa minorile.
Dopo i consueti saluti istituzionali il convegno, moderato dal Prof. Pierpaolo Zampieri, sociologo UNIME, è stato
aperto dall’intervento del Prof. Silvio Ciappi, criminologo e psicoterapeuta, che ha scelto il dolore e la ferita come
punto di partenza per parlare di giustizia riparativa. “La ferita è una mutilazione, un arto che mi manca” dice Ciappi, e
il lavoro del mediatore si inserisce proprio dentro quella mancanza. Diventa un “antidoto al senso di vergogna”, un
riappropriarsi della sofferenza come punto di partenza per comprendere se stessi e l’altro. “La giustizia riparativa è un
sapere nomade, un sapere di frontiera – continua Ciappi – dove vince chi perde, perché chi perde ha in se tutta l’etica,
la virtù di sapersi rialzare”.
Segue l’intervento della dottoressa Maria Pia Giuffrida, mediatore esperto in programmi di giustizia riparativa e
formatore, ex dirigente generale DAP e componente del gruppo di lavoro ministeriale che ha elaborato gli schemi del
D.lgs 150/22 (Riforma Cartabia). La dott.ssa chiarisce come il compito del mediatore sia quello di mettersi in ascolto,
di sospendere il giudizio, di offrirsi come voce di un dialogo che altrimenti non avrebbe parole. Uno spazio di parola –
dunque – dove la magistratura si inserisce innanzitutto come informatore : “Il magistrato informa, bussa alla porta ma
non entra” perché quella della giustizia riparativa è un’isola abitata dalle vittime e dagli autori di reato, uno spazio
riservato a quell’incontro e garantito e protetto grazie alla presenza dei mediatori. Laddove vittima non è solo chi
subisce direttamente l’offesa, ma anche chi ne viene investito a diverso titolo, sia esso un singolo o la comunità intera.
La giustizia riparativa è la possibilità di una voce che sia lo sprone per potere andare avanti, passare oltre. Si
impernia su un presidio fondamentale: la responsabilità relazionale. “La responsabilità a cui dobbiamo rivolgerci nella
prospettiva riparativa – precisa la dott.ssa – è quella di cui parla Salvatore Natoli che, riprendendo l’etimologia della
parola stessa (dal verbo latino “respondere”), risponde alle domande delle vittime, ricostituendo la relazione rotta tra i
partecipanti (…) e nomina l’altro, per restituirgli valore e dignità.
Il convegno prosegue con l’intervento della dott.ssa Maria Francesca Pricoco, Presidente del Tribunale per i minorenni
di Messina, che introduce e chiarisce gli aspetti della giustizia riparativa nel processo penale minorile.
La prof.ssa Giuseppina Panebianco, ordinaria di diritto Penale presso l’Università degli Studi di Messina, offre invece
alcuni spunti di riflessione sulla normativa, evidenziandone anche ombre e criticità.
A chiudere il convegno le testimonianze di Giuseppe Macaione, mediatore penale di Iride, dei funzionari dell’USSM di
Messina e di Reggio, rispettivamente la dott.ssa Eliana Torri e il dott. Claudio Aloisi, e di Debora Colicchia, psicologa
e referente per la Cooperativa Azione Sociale, ente capofila del progetto “Arianna Fuori dal Labirinto”.
Chiara Lucà Trombetta

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