Messina, città nascosta della cucina siciliana: merita di essere scoperta di Franco Tiano , operatore turistico:
Messina, una delle città più scintillanti della Sicilia, si presenta al mondo con le sue storie e le sue bellezze di inestimabile valore. Tuttavia, ciò che spesso sfugge all’attenzione è la sua vibrante scena gastronomica, un tesoro culinario che merita di essere messo in luce. La città, con la sua ristorazione di prestigio, è pronta a ricevere il riconoscimento che le spetta, un’eccellenza che si esprime in piatti che raccontano storie e tradizioni. La cucina messinese è un perfetto connubio tra tradizione e innovazione, dove i ristoratori locali si dedi-cano con passione alla valorizzazione dei prodotti tipici del territorio. Il pesce fresco del Mar Tirreno, le verdure di stagione e i pregiati vini siciliani come il Faro e il Mamertino si fondono in un’armonia di sapori che riflette l’identità culturale della città. Ogni piatto è una celebrazione della ricchezza della terra, un invito a scoprire un’autenticità spesso trascurata. Tuttavia, questa tradizione culinaria, capace di primeggiare e regalare esperienze gastronomiche indimenticabili, si trova spesso nell’ombra rispetto ad altre località dell’area metropolitana e della Sicilia intera, che risultano più celebrate. La mancanza di riconoscimenti Michelin è un segnale che non può essere ignorato. È una dimenticanza che parla di poca visibilità, ma anche di un potenziale inespresso. Gli chef messinesi, con la loro attenzione maniacale alla qualità degli ingredienti, scelgono fornitori locali e sostenibili, dando vita a piatti che non sono solo belli da vedere, ma anche ricchi di sapori autentici. Molti di questi chef si sono distinti per la loro creatività, reinterpretando i piatti della tradizione con tecniche moderne e presentazioni innovative. La loro dedizione trasforma ogni pasto in un viaggio sensoriale, ma è fondamentale che questa arte culinaria venga riconosciuta e celebrata a livello nazionale e internazionale. È qui che la comunità locale, le istituzioni e gli stessi ristoratori devono unirsi per promuovere la loro offerta gastronomica e lanciare un appello ai responsabili della Guida Michelin: non trascurate Messina! Questa città ha molto da offrire e merita di essere scoperta. Gli chef messinesi sono pronti a stupirvi con la loro arte culinaria e la loro passione. È il momento di dare a Messina il riconoscimento che merita, di includere i suoi ristoranti migliori nella guida Michelin. Non si tratta solo di premiare la qualità, ma di celebrare una cultura gastronomica viva e in continua evoluzione. Messina è soprattutto un luogo dove la cucina è un’esperienza autentica e straordinaria. È giunto il momento di far brillare questa gemma nascosta e di dare voce agli chef che, con il loro talento e dedizione, stanno scrivendo il futuro della gastronomia italiana. Non lasciamo che la bellezza di Messina rimanga nell’ombra; è ora di portare la sua cucina sotto i riflettori, per una riscoperta che potrebbe rivelarsi straordinaria.
La nota di Attilio Borda Bossana Delegato di Messina dell’Accademia Italiana della Cucina e Membro del Centro Studi F. Marenghi:
Posto che la valorizzazione dell’”Arte gastronomica” della nostra città, oggetto della Riflessione dell’operatore turistico Franco Tiano su queste pagine il 28 marzo, è obiettivo prioritario delle attività poste in essere istituzionalmente dalla Delegazione messinese dell’Accademia Italiana della Cultura, ritengo utile intervenire per sintetizzare le conclusioni di un focus nazionale sull’attuale ridimensionamento del cosiddetto fine dining.
L’esasperazione dell’impiattamento gourmet e delle descrizioni chilometriche dei piatti proposti, costituiti da una sfilza di ingredienti esotici e misconosciuti, direttamente proporzionale alla lievitazione dei prezzi, è sempre meno di moda, come riscuotono meno successo le patinate guide dei ristoranti, soppiantate dai blogger, dai social media e da strumenti talvolta poco affidabili, ma diffusi e soprattutto gratuiti. La “rossa” Michelin non vende come in passato, anche se fa tanto notizia. Peraltro oggi mantenere le posizioni alte nelle classifiche stellate ha costi insostenibili in termini di personale di cucina e di sala, di arredi e strumentazioni, di cantina e di acquisto di prodotti di difficile reperimento.
Sicché i grandi chef “reinventano”, a latere dei propri ristoranti, trattorie ed osterie, per catturare una clientela più giovane, offrono ospitalità, semplicità dei piatti, qualità delle materie prime a Km zero, ricette delle tradizione con qualche innovazione, mise en place meno ingessati, prezzi non modici, ma più accessibili .
Fenomeno che non è sfuggito al monitoraggio che, attraverso le 225 delegazioni diffuse sul territorio nazionale e 69 all’Estero, esercita l’Accademia Italiana della Cucina, fondata il 29 luglio 1953, a Milano, da Orio Vergani, con un gruppo di qualificati esponenti della cultura, dell’industria e del giornalismo, ai fini della tutela, conoscenza e promozione delle tradizioni della cucina italiana.
Fregiata del titolo di “Istituzione culturale”, e posta tra le più grandi ed importanti realtà culturali italiane, nel 2003, dal Ministero per le Attività e i Beni culturali, l’Accademia opera nell’ambito della Civiltà della Tavola anche tramite un’intensa attività conviviale, che costituisce occasione d’incontro e di costruttivo scambio d’idee tra gli Accademici e, soprattutto, un momento di approfondimento, sperimentazione e verifica dello stato della ristorazione nel territorio di competenza. L’Accademia attribuisce oltre al guidoncino che contrassegna quindi i locali visitati, specifiche valutazioni riportate nella rivista edita mensilmente, ma anche Premi speciali intitolati a celebri fondatori come il conte Giovanni Nuvoletti o Dino Villani, riconoscimento quest’ultimo riservato ai produttori che si distinguono nella lavorazione artigianale di un “prodotto alimentare”, mentre il Diploma di Cucina Eccellente viene riservato ai ristoranti che praticano in Italia un altissimo livello gastronomico e il Diploma di Buona Cucina è concesso ai ristoranti e alle trattorie, che operano nel rispetto della tradizione e della qualità, e che pertanto vengono menzionati nella “Guida ai Ristoranti”(on line).
Piuttosto assidua in questo senso l’attività della delegazione di Messina che in sessanta anni dalla sua istituzione ha evidenziato i migliori ristoranti della città e della provincia, e reso merito sui canali ufficiali, ai protagonisti del mondo della ristorazione particolarmente complesso in una realtà come la nostra.
La replica di Franco Tiano
Il Dottor Borda Bossana ha manifestato il suo disappunto, sottolineando che le stelle Michelin hanno perso gran parte del loro significato rispetto al passato. Questa osservazione appare particolarmente pertinente per alcuni ristoranti stellati, in particolare quelli che ottengono una stella ma faticano a mantenerla nel tempo. Al contrario, i ristoranti che hanno basato la loro offerta sulla qualità e sono riusciti a conservare la stella nel corso degli anni non solo hanno accresciuto il loro prestigio, ma hanno anche contribuito a migliorare le proprie finanze e quelle del personale che vi lavora. Questa problematica è reale e la polemica sollevata la mette in luce. Vorrei far notare al Dottor Borda Bossana che, al di là dello Stretto, esiste una percezione diffusa secondo cui Messina non sia particolarmente attrattiva dal punto di vista culinario. È davvero triste leggere articoli di giornalisti professionisti che si sorprendono nel constatare come Taormina e le Eolie siano territori così rinomati, mentre il capoluogo sembra rimanere in ombra. Apprezzo sinceramente l’impegno del Dottor Bossana e dell’Accademia Italiana della Cucina nel promuovere i ristoranti della città, ma sono convinto che i risultati ottenuti siano decisamente inadeguati rispetto alla grandezza del territorio e alla professionalità degli chef che lo abitano.










