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Circolo di Rifondazione Comunista: Il comprensorio jonico brucia: la vera “sicurezza” è la cura del territorio

Affrontare questi eventi con logiche emergenziali significa condannare la Sicilia a rivivere ogni anno lo stesso copione.

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+In questi giorni i roghi alimentati dal vento e dalle temperature elevate hanno colpito duramente la zona jonica. Da Castelmola a Mongiuffi Melia fino a Letojanni le fiamme hanno assediato i centri abitati, devastato colline e costretto famiglie intere ad evacuare. Intanto, in tutta la Sicilia si contano danni e persino tragedie. Esprimiamo il nostro cordoglio per Andrea Di Stefano, l’agricoltore che ha perso la vita mentre tentava di difendere la propria terra ad Acireale; e siamo vicini al giovane Salvatore Giglia che lotta tra la vita e la morte dopo aver cercato di salvare la sua campagna a Ciminna (Pa).

Come Circolo Lidia Menapace esprimiamo, innanzitutto, la nostra riconoscenza ai Vigili del Fuoco, agli operatori forestali, ai piloti dei mezzi aerei e ai volontari della Protezione Civile, che hanno affrontato condizioni estreme per proteggere le persone e il territorio. Per la gravità della situazione, nella zona jonica, è stato disposto l’intervento di due Canadair che, mentre scriviamo, sono ancora in azione.

La gestione annuale dei 19 Canadair della flotta italiana costa 70–100 milioni di euro, una cifra paragonabile al costo di un singolo F‑35. Un’evidente sproporzione tra spesa militare e difesa civile. Mentre la Sicilia affronta incendi sempre più intensi, lo Stato continua a investire miliardi in strumenti di morte che non incidono sulla sicurezza quotidiana delle comunità. La retorica del riarmo ignora che la minaccia più concreta è già qui e si chiama crisi climatica e dissesto idrogeologico.

È innegabile che la Sicilia vive da anni una crescente fragilità, con territori agricoli abbandonati, aree rurali non presidiate, boschi non manutenuti e l’assenza di una strategia organica di forestazione e prevenzione. A tutto questo si sommano gli effetti del cambiamento climatico, con temperature elevate, siccità prolungata, vegetazione stressata e venti irregolari che rendono ogni incendio più rapido e distruttivo.

Non è escluso che l’origine dei roghi di queste ore sia dolosa. È ancora viva la memoria del devastante incendio del 2023 che colpì Castelmola, Taormina e Letojanni. Per quel rogo è stato condannato un cittadino del luogo che, secondo le indagini dei Carabinieri e della Procura di Messina, appiccò il fuoco per liberare i terreni dalla vegetazione e sfruttarli abusivamente come pascoli. Un episodio che dimostra come alla fragilità climatica si aggiungano comportamenti criminali e interessi mafiosi che devastano interi ecosistemi.

Affrontare questi eventi con logiche emergenziali significa condannare la Sicilia a rivivere ogni anno lo stesso copione. La gestione dell’emergenza è indispensabile, ma non può sostituire la prevenzione e gli interventi strutturali, continui, programmati, capaci di ridurre la vulnerabilità del territorio prima che le fiamme arrivino.

Intanto si farà presto la conta dei danni e i costi ricadranno, come sempre, sulla comunità. Ma stavolta non solo chiediamo, pretendiamo, che vengano accertate le responsabilità politiche e amministrative relative alla prevenzione degli incendi. La devastazione di queste ore e le tragedie avvenute certificano il fallimento delle politiche ambientali del Governo regionale.

La Regione Siciliana deve predisporre immediatamente un piano n piano organico e pluriennale che parta dalla conoscenza reale del territorio e dalla sua protezione, perché se oggi l’emergenza sono gli incendi, la prossima stagione saranno mareggiate, alluvioni, frane e persino cicloni. Continuare a trattare questi fenomeni con logiche emergenziali significa ignorare deliberatamente che la Sicilia è già dentro una crisi climatica permanente i cui effetti sono amplificati da incuria, abbandono e cementificazione selvaggia.

Come Circolo Lidia Menapace ribadiamo che la vera difesa nazionale consiste nella protezione dei territori e delle persone. Insomma, le risorse pubbliche devono essere investite nella prevenzione, nella manutenzione dei boschi, dei fiumi e dei litorali, nella gestione del rischio climatico, non in sistemi d’arma che nulla hanno a che vedere con la sicurezza reale delle comunità. È tempo che le priorità del Paese tutto e della nostra isola vengano riallineate alla realtà che gli abitanti vivono, non alla retorica del riarmo e alle logiche emergenziali che producono profitto di cui beneficiano pochi, e catastrofi che paghiamo tutti.

31/08/2026

Stefania De Marco, segretaria del Circolo PRC Lidia Menapace – Riviera jonica messinese

Cell 3491560278 – Email circolo.lidiamenapace.prc@gmail.com

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