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Zona Falcata: una bomba ecologica

Zona Falcata: interdetta alla città in quanto bomba ecologica a dirlo Mega e Cuzzocrea insieme.

Da sinistra: Cuzzocrea, Mega, Milone, Randazzo

Quella che doveva essere una zona da recuperare per la fruibilità dei cittadini e, anche, una potenziale meta turistica, come si temeva a seguito di uno studio dell’università di Messina che lo mette nero su bianco è in realtà una bomba ecologica, stiamo parlando della Zona Falcata. Le attività che interessavano la zona, le continue dispute sulla proprietà delle aree, la ben nota inciviltà dei cittadini, che per anni la hanno utilizzata come discarica, l’hanno ridotta così e adesso sarà interdetta a chiunque, se non agli addetti ai lavori chi sa per quanto tempo ancora.
Nella sede dell’AdSP dello Stretto, il Presidente Mario Mega ed il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Messina, Prof. Salvatore Cuzzocrea, alla presenza dei responsabili scientifici dell’Università, fra cui la prof.ssa Candida Milone, ordinaria di Chimica, che ha coordinato l’equipe di lavoro e il prof. Giovanni Randazzo, professore di Geomorfologia Costiera e Geologia Ambientale, hanno presentato alla stampa il Piano di caratterizzazione ambientale finalizzato alla bonifica della Zona Falcata del porto di Messina. Abbiamo utilizzato i fondi del DLg.156 del 2012, esordisce il presidente  Mega, per quelle aree dove i livelli di inquinamento si ritengono importanti, questo piano tenendo in considerazione i ritardi del COVID, l’abbiamo attuato fra il 2020 e il 2021. Questo serve per la previsione del piano regolatore portuale, dove la Zona Falcata non ritornerà ad essere zona industriale, ma che prevede la sosta continua di persone, per via della realizzazione di spazi a verde e parchi. Dovremo, quindi, fare una bonifica più accurata. A tale scopo, siamo in intesa con SOGESID, che ha già diretto i lavori dell’indagine, per fare uno studio di fattibilità Per cominciare a lavorare, però, dovremo avere anche l’approvazione della Regione Siciliana, che deve darci ancora l’autorizzazione, salvo aggiungere richieste particolari. Dopo la bonifica, penseremo alla realizzazione dei progetti, anche per lotti, ma che si valorizzi la Real Cittadella. Vedremo se realizzare anche uffici, ma tutto dipenderà dalle spese di bonifica. Non abbiamo ancora analizzato l’area dell’ex Eurobunker, perché ancora c’è un concessionario che è in curatela fallimentare e lui si dovrà occupare della caratterizzazione, se però non sarà fatto, ci occuperemo di fare una procedura in danno, sostituendoci noi, ma se sarà trovato inquinamento, la curatela fallimentare ne dovrà rispondere. Da gennaio 2017 quando è iniziato lo studio sul territorio vi erano dei dubbi sull’inquinamento dell’area, adesso siamo certi che sia un’area a rischio. Questo studio, è stato condotto dall’equipe coordinata dalla prof.ssa Milone, per un costo di circa 527 mila euro, con la collaborazione del prof. associato Randazzo e altri.
Una cosa sono i fatti una cosa sono le parole, continua il magnifico Rettore Cuzzocrea, e noi ci siamo messi a disposizione delle istituzioni, perché l’Università non è autoreferenziale e, parlando anche con A.R.P.A., ci ha certificato il 18 maggio scorso che abbiamo lavorato bene. Mi rivolgo, pertanto, a tutti i cittadini: non dobbiamo pensare all’interesse personale, ma pensare al bene comune e noi dopo 20 anni insieme all’Autorità Portuale lo abbiamo fatto e, invece, dei lamenti della gente , meriteremmo un grazie. Siamo pronti a lavorare anche con  SOGESID, per la bonifica. Io ritengo normale di collaborare con le istituzioni, chiunque ci sia al potere, conclude il rettore.
Abbiamo analizzato, spiega la dottoressa Milone,127 campioni di suolo, 25 acque sotterranee e 30 acque sedimentate. In questi territori suddivisi per lotti sono stati trovati elementi inquinanti: idrocarburi, metalli; in particolare, nella zona ad est: IPA, PBC, diossine e metalli, nelle zone della ex degassifica, ci sono molti idrocarburi; per le acque sotterranee abbiamo riscontrato attività anaerobica, ovvero la natura che cerca di auto ripararsi; per quanto riguarda i sedimenti marini non presentano biotossicità. Anche il ritrovato relitto di un traghetto: “Il Rigoletto”, ha contribuito a rilasciare idrocarburi.
L’iter adesso sarà di vietare qualsiasi accesso a quelle aree e, atteso, il parere della Regione, si procederà allo studio di fattibilità, che dovrebbe essere svolto, sempre in collaborazione fra la SOGESID e l’Università di Messina, compresa la realizzazione dei lavori ci vorranno 80 milioni di euro e poiché ancora una volta la Zona Falcata non resti una zona maltrattata e chiusa alla città, il presidente Mega e il rettore Cuzzocrea, lanciano un appello alle istituzioni perché una volta scoperta la bomba ecologica, l’area possa essere bonificata.

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