Si è svolta la cerimonia di inaugurazione del nuovo Terminal Passeggeri della banchina Rizzo del porto di Messina, realizzato dall’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto. La struttura è stata intitolata a Omayma Ben Ghalloum, mediatrice culturale, vittima di femminicidio. L’AdSP dello Stretto, finalmente dopo una richiesta ferma da circa dieci anni, nella persona del Presidente, Francesco Rizzo, esprimendo la piena condanna di ogni forma di violenza, in generale, e contro le donne in particolare, vuole così ricordare questa esemplare figura di donna, che con impegno e abnegazione e nonostante le enormi difficoltà era riuscita a realizzarsi lavorativamente per assicurare soprattutto alle sue quattro bambine un futuro più sereno e ricco di opportunità. Una donna che con il suo lavoro di mediatrice culturale ed interprete rappresentava il perfetto anello di congiunzione fra il mondo dei migranti e le opportunità che l’Europa può dar loro.
La cerimonia è stata preceduta da un momento di approfondimento dal titolo “DONNE, MEMORIA E TERRITORIO: La toponomastica come atto di giustizia”, nell’Aula Magna dell’ISS “A. M. Jaci”, moderato dalla consigliera dell’Ordine dei Giornalisti, Tiziana Caruso.
Tanti sono intervenuti:
Francesco Rizzo, Presidente Autorità di Sistema Portuale dello Stretto; Maria Rosaria Sgrò, Dirigente IS “AM Jaci-Caio Duilio”; Silvana Merenda, Vice Prefetta di Messina; Federico Basile, Sindaco di Messina; Diego Trotta, Vicario del Questore di Messina; Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo Ausillare Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela; Mohamed Refaat, Presidente del
Centro islamico culturale di Messina; Giovanna Spatari, Rettrice dell’Università di Messina; Maria Andaloro, ideatrice di Posto Occupato; Maria Cristiana Laurà, Presidente del CUG dell’AdSP dello Stretto; Maria Serena Maiorana, Dottoranda in Studi Genere e scrittrice; Pina Arena, insegnante. I quali hanno sottolineato come non si sia mai preparati di fronte a certi eventi e come la società debba essere più presente, anche con la cultura di genere e con la toponomastica, per invitare alla parità. Particolarmente sentito e commosso l’intervento di Adalgisa Di Brisco, Vice Questore Polizia di Stato, Direzione Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere, Servizio Immigrazione-1″ Divisione, la quale ha sottolineato che, pur non lavorando più a Messina, ha sentito quella perdita, come fosse venuta a mancare una collega. Omayma Ben Ghalloum, ha detto, giovane donna e madre tunisina, fu brutalmente uccisa a 33 anni dal marito la notte del 4 settembre 2015, al rientro dal suo lavoro sulle banchine del porto di Messina, dove prestava servizio per l’Ufficio Immigrazione della Questura, come mediatrice culturale. Le sue ultime ore di vita erano state dedicate, ancora una volta, a facilitare il dialogo tra i migranti e le istituzioni, ruolo in cui rappresentava un punto di riferimento prezioso. Per quanto potessimo svolgere bene il nostro lavoro, lei era la nostra voce e si batteva con forza per difendere i diritti dei migranti, che arrivavano qui spaesati e li faceva sentire accolti. Il suo secondo luogo di lavoro, come diceva lei stessa era proprio l’approdo dei passeggeri, dove nella porta dell’Europa faceva la prima accoglienza ai migranti che sbarcavano.
All’interno dell’approdo oltre la targa dedicata ad Omayma Ben Ghalloum, ci sono delle frasi sulla parità di genere e sulla libertà della donna, tradotte in arabo e delle tele dell’artista Lelio Bonaccorso. Presenti all’evento la Mamma di Omayma, che commossa ha ringraziato l’Italia, per l’omaggio a sua figlia; il fratello e tre delle quattro figlie, anche loro molto emozionate e commosse.

















