“Mercoledì sarà una giornata straordinaria: l’approvazione del progetto definitivo per l’avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto di Messina aprirà una nuova era.
Dopo l’ok del Cipess, entro poche settimane partiranno i primi cantieri.
Il Ponte sarà un’opera unica al mondo, un capolavoro di ingegneria italiana e un simbolo di ambizione e futuro.
A costruirlo saranno le migliori eccellenze del Paese, migliaia di operai, tecnici, professionisti.
Sarà una grande infrastruttura che porterà nei territori occupazione, sviluppo, turismo, investimenti.
Un’opera che non solo unirà due sponde, ma che collegherà storicamente la Sicilia all’Europa, trasformando il Mezzogiorno nel cuore pulsante del Mediterraneo.
È uno straordinario traguardo. È l’Italia che torna a crederci, che osa, che costruisce”.
GERMANA’ (LEGA), MERCOLEDÌ GIORNATA STORICA PER START CIPESS A PROGETTO DEFINITIVO DEL PONTE SULLO STRETTO, OPERA PORTERA’ SVILUPPO, LAVORO E CRESCITA
“Mercoledì sarà una giornata storica per la Sicilia e per tutta l’Italia. L’approvazione da parte del Cipess del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto segnerà l’avvio dei lavori per un’opera grandiosa, concreta, che finalmente prende forma. Per troppi anni ci hanno detto che era impossibile. Noi dimostriamo che con coraggio e visione si può fare. A nome di tutta la Lega siciliana e di tutti quelli che ci hanno creduto e che ci credono, ringraziamo il ministro Salvini. Questo ponte non è solo acciaio e ingegneria: è sviluppo, lavoro, crescita. È la Sicilia che si rialza e guarda lontano”.
Così il senatore Nino Germanà, commissario della Lega in Sicilia.
PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA:
NUOVO RECLAMO ALL’UNIONE EUROPEA DI GREENPEACE, LEGAMBIENTE, LIPU E WWF
L’impatto ambientale del Ponte sullo Stretto di Messina è certo, documentato e, dopo anni di negazioni, ammesso dagli stessi proponenti l’opera. Per superare questa impasse è stata avviata una procedura speciale che consentirebbe comunque la realizzazione del Ponte secondo condizioni precise fissate dalle norme comunitarie, condizioni che però non sono state rispettate. Per questo le Associazioni Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF hanno presentato oggi, 4 agosto, un nuovo reclamo all’Unione Europea ad integrazione di quello già inviato il 27 marzo di quest’anno.
Oggetto del reclamo è il secondo parere della Commissione VIA VAS (n. 72/2025) con cui si è chiusa la cosiddetta procedura di “livello III della VINCA” (Valutazione d’Incidenza), cioè la procedura che si è dovuta obbligatoriamente attivare perché indicata dal primo parere della Commissione VIA VAS (n. 19/2024), che pur rilasciando parere positivo di compatibilità ambientale dell’opera lo ha condizionato a ben 62 prescrizioni (ancora da ottemperare) tra cui, appunto, da questa procedura speciale aggiuntiva.
Se non ci fossero impatti ambientali questa procedura non sarebbe mai stata avviata. Questa, infatti, si attiva solo in presenza di impatti ambientali acclarati e non mitigabili che riguardano aree tutelate dalle direttive comunitarie Habitat ed Uccelli, cioè i siti della Rete Natura 2000, che interessano anche lo stretto di Messina, sia il lato siciliano che quello calabrese oltre che il tratto di mare che li separa. La Commissione VIA VAS ha evidenziato gli impatti ambientali che il Ponte produrrebbe e, quindi, per poter procedere all’autorizzazione del progetto nonostante questo incida sui siti Natura 2000, ha prescritto la procedura di autorizzazione in deroga che però prevede tre condizioni ineludibili: l’assenza di alternative rispetto al progetto che produce impatti, la presenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico che lo giustifichino, e interventi ambientali compensativi che bilancino gli impatti che provoca. Secondo Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF tali condizioni non sussistono. Inoltre, il modo in cui si è tentato di dimostrare la sussistenza di questi requisiti è stato strumentale per eludere il parere che altrimenti si darebbe dovuto chiedere all’Unione Europea. Infatti, il Governo nei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, oltre a valutazioni economiche sul rapporto costi benefici dell’opera, ampliamente opinabili, ed oltre ad effetto economico atteso dal carattere miracolistico, ha sostenuto che il Ponte avrebbe un interesse strategico anche per motivi di sicurezza militare, sanitaria e di protezione civile e in presenza di tali motivazioni la procedura viene esentata dal parere comunitario.
. Ma le motivazioni militari sono paradossali non fosse perché il Ponte se militarmente strategico sarebbe il primo obiettivo da abbattere, per non dire che pensare oggi a spostamenti rapidi di mezzi e truppe via terra ha dell’anacronistico. Le motivazioni di protezione civile, richiamate sia in caso di calamità sia per gli incendi, non tengono correttamente conto dei mezzi e delle persone dislocate sul territorio, non considerano il collasso del sistema di mobilità che ci sarebbe in caso di terremoto, fingono d’ignorare il sistema di dislocamento dei canadair e la gestione nazionale di questi. Le motivazioni sanitarie addirittura sostengono l’inverosimile tesi per cui il Ponte migliorerebbe l’accesso ai servizi sanitari, si favorirebbe il coordinamento dei centri di cura, si ridurrebbe il sovraccarico ospedaliero, si migliorerebbero i servizi sanitari nel loro complesso, quando i sistemi di sanitari di Messina, Villa San Giovanni e Reggio hanno problemi di mezzi e risorse che nulla c’entrano con l’attraversamento dello Stretto.
La Commissione VIA VAS, ritenendo competenza del Governo la dichiarazione dei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, non è entrata nel merito delle questioni e sostanzialmente ha fatto una mera presa d’atto. Non altrettanto potrà fare l’Unione Europea perché ciò significherebbe eludere i principi del trattato dell’Unione Europea e delle direttive ambientali.
La Commissione VIA VAS sembra poi non aver ritenuto di propria competenza l’analisi delle alternative, limitandosi a ratificare le analisi svolte dai proponenti e dal Governo. La soluzione a campata unica è stata infatti scelta nel 2023 da una legge ad hoc approvata dal Parlamento con voto di fiducia. Si già eccepito in sede di ricorso al TAR questo approccio di carattere notarile della Commissione VIA VAS, ma anche laddove si ritenesse questo legittimo varrebbe solo in assenza di impatti ambientali. Per non violare le direttive comunitarie ambientali, sovraordinate rispetto la normativa nazionale, è evidente che l’analisi delle alternative non è stata svolta nei termini indicati dalle direttive europee. Sul punto il Governo ha sostenuto le tesi dei proponenti l’opera, non ha dunque avuto un approccio di terzietà, per una valutazione oggettiva. Non a caso il Gruppo di Lavoro nominato sul tema dal Governo Draghi, formato in gran parte da valenti tecnici di Enti pubblici, solo qualche anno fa nel 2021 era ufficialmente arrivato a conclusioni diverse che non sono state oggetto neppure di controdeduzioni.
Le compensazioni proposte sono gravemente insufficienti. La carenza di analisi naturalistiche su cui si basa è acclarata perché oggetto di prescrizioni della Commissione VIA VAS non ancora ottemperate e le misure proposte sono limitate oltre che di dubbia efficacia. Siamo di fronte a monitoraggi inadeguati. Ad esempio, per la stima delle incidenze sull’avifauna migratrice sono stati strumentalmente usati dati non aggiornati, raccolti nel 2011 nell’ambito della precedente procedura VIA VINCA. È inoltre sottostimata la perdita di habitat di specie avifaunistiche, nonché le incidenze derivanti dalle modifiche ambientali a cui è sottoposta tutta l’area, in fase di cantiere e di esercizio. Non è poi stato considerato l’effetto sinergico e cumulativo generato dalle diverse opere che compongono il progetto, né sono stati valutati gli effetti cumulativi con altri piani e progetti già programmati. A mero titolo d’esempio, ma altri se ne potrebbero fare, la reale efficacia delle misure di mitigazione per l’avifauna migratrice non è comprovata. A sostegno di questo si ricorda quanto dichiarato dall’Istituto Superiore per Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ed acquisito dalla Commissione VIA VAS nel lavoro istruttorio senza però essere stato debitamente considerato: “L’impatto diretto e indiretto causato dal collegamento tra le due sponde e da tutte le infrastrutture ad esso collegato compresa l’enorme attività cantieristica per alcuni taxa (cioè alcune categorie di specie) in stato di conservazione sfavorevole o a rischio di estinzione non è mitigabile né compensabile”.
Le Associazioni Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF ritengono che nessuno dei criteri obbligatori previsti dalla procedura comunitaria sia stato correttamente rispettato; pertanto, ritengono che l’Italia stia violando le disposizioni di cui alle Direttive 92/43/CEE “Habitat” e 2009/147/CE “Uccelli”. Da qui il nuovo reclamo oggi presentato ad integrazione a quello già inviato il 27 marzo di quest’anno, chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione.
Nota di Invece del ponte- Cittadini per lo sviluppo sostenibile dell’area dello Stretto
Non è l’inizio dei lavori. È l’inizio della fine di una bugia.
Mercoledì 6 agosto non verrà approvato alcun “via libera definitivo” al ponte sullo Stretto. Al contrario di quanto affermano Salvini e i suoi megafoni locali, non si dara’ il via a nessun cantiere, né inizieranno i lavori. Si tratta, piuttosto, dell’inizio di un percorso tutto in salita per chi ha trasformato un progetto fallimentare in una bandiera propagandistica.
Da quel giorno, i “pontisti” dovranno affrontare la realtà dei fatti: il progetto dovrà passare al vaglio della Corte dei Conti, che non potrà ignorare i gravi profili di illegittimità amministrativa, tecnica ed economica.
Si dovrà arrivare all’approvazione di un progetto esecutivo che dovrà rispondere a decine e decine di prescrizioni ancora irrisolte, su cui i proponenti tacciono o minimizzano.
E soprattutto, si aprirà finalmente il fronte dei ricorsi legali, in tutte le sedi nazionali ed europee. Chi pensa di poter forzare procedure, vincoli, normative e diritti dovrà rispondere davanti a giudici indipendenti. Ci sarà – e ci deve essere – “un giudice a Berlino”.
Chi ha sventolato per anni il feticcio del ponte come soluzione miracolosa a ogni problema del Sud si troverà ora a fare i conti con la verità: non c’è nulla di approvato in via definitiva, né ci sono le condizioni per iniziare i lavori. Anzi, i prossimi mesi saranno decisivi per smascherare una narrazione costruita su propaganda, interessi opachi e disprezzo per il territorio.
“Invece del ponte” continuerà a vigilare, informare, resistere.
Lo Stretto è un bene comune, non un affare per pochi: lo Stretto non si tocca.
Comitato Noponte Capo Peloro
Salvini ha preannunciato nel corso di una iniziativa elettorale ad Ancona la convocazione del Cipess per mercoledì 6 agosto per approvare in maniera definitiva il progetto del ponte sullo Stretto.
Un annuncio che ci aspettavamo, per questo abbiamo aperto a Torrefaro “Casa Cariddi”, un presidio di resistenza noponte per promuovere momenti d’incontro e di lotta e per contrastare soprattutto le bufale siponte come quest’ultima.
Si, perché non crediamo affatto che l’approvazione del progetto del ponte sia definitiva viste le tante questioni rimaste aperte e che dovrebbero trovare risposta nel progetto esecutivo ancora di là da venire. Basti pensare alle 68 osservazioni del Comitato tecnico scientifico, alle 62 prescrizioni della Commissione Via/VAS e le precedenti prescrizioni del 2011, e soprattutto al capitolo ancora aperto del parere della Commissione europea per la violazione della direttiva Habitat.
Altro che partita finita, si apre soltanto una nuova fase della lotta contro il ponte che intendiamo condurre fino alla vittoria.
E quindi alla Totò: Progetto definitivo? Ma mi faccia il piacere!
Nota di Gruppo di Iniziativa e Resistenza Civica “RispettoMessina”
Il Ponte, opera di interesse strategico-militare? Quale futuro per Messina e l’Area dello Stretto?
La richiesta, avanzata dal Governo Meloni alla Commissione Europea, di considerare il Ponte sullo Stretto di Messina come un’opera di interesse strategico-militare è stata fatta in maniera strumentale e “furbesca”, per fare rientrare una parte dei costi di tutto il sistema infrastrutturale fra i fondi del cosiddetto Piano “Rearm Europe”.
Ma tale richiesta non tiene conto del fatto che l’Unione Europea non ha una comune difesa europea e, quindi, non ha un esercito europeo, né una visione strategica comune in tale settore per tutti i Paesi che ne fanno parte. Per cui il Ponte potrebbe divenire, in maniera irresponsabile, un’infrastruttura strategica solo per la NATO: alleanza in cui esercitano un ruolo di forte influenza e di condizionamento gli U.S.A., con tutto quello che ne conseguirebbe. E cioè, con il Ponte che potrebbe essere utilizzato per il transito di uomini e mezzi verso la Sicilia, in cui sono presenti basi NATO, e vista come avamposto militare facente parte del cosiddetto “fronte Sud”.
In tale contesto, appare singolare un’ulteriore richiesta fatta dal Governo Meloni-Salvini-Tajani, sempre all’Unione Europea, di un “prestito” di 14 miliardi di euro per le spese militari, facendo riferimento al programma SAFE, perché lo stesso Governo vorrebbe fare rientrare nel 5% del PIL destinato alle spese militari anche i costi per la progettazione e costruzione del Ponte.
Ma se tutta questa impostazione dovesse, malauguratamente, concretizzarsi, avremmo la conseguenza, non certo esaltante, di un’infrastruttura che, rientrando fra quelle di interesse ed utilizzo strategico-militare, potrebbe divenire uno dei principali “obbiettivi sensibili” del nostro Paese.
E se il Ponte dovesse veramente assumere la “nuova veste” di infrastruttura anche militare oltre che civile, tale nuova funzione non riguarderebbe solo “il segmento” che unisce le due sponde, ma coinvolgerebbe anche le due aree territoriali su cui andranno ad insistere le varie opere di collegamento.
Così Messina e l’Area dello Stretto rischierebbero di diventare, grazie all’arroganza irresponsabile di chi ci governa, e senza che le popolazioni locali abbiano mai potuto esprimersi, una zona di alta valenza strategico-militare e, di conseguenza, in caso di scenari imprevedibili, anche bellica.
Ma su tutti questi possibili scenari e sulle preoccupazioni ad essi correlati, non abbiamo sentito alcun commento da parte di coloro che rappresentano le Istituzioni a livello regionale e locale, che continuano, invece, a proseguire nei loro comportamenti di totale acquiescenza.
Un comportamento che, però, a lungo andare, potrebbe rischiare di scadere in quell'”ascarismo” di giolittiana memoria.