Nota di Gruppo di Iniziativa e Resistenza Civica “RispettoMessina”

Il Ponte, opera di interesse strategico-militare? Quale futuro per Messina e l’Area dello Stretto?

La richiesta, avanzata dal Governo Meloni alla Commissione Europea, di considerare il Ponte sullo Stretto di Messina come un’opera di interesse strategico-militare è stata fatta in maniera strumentale e “furbesca”, per fare rientrare una parte dei costi di tutto il sistema infrastrutturale fra i fondi del cosiddetto Piano “Rearm Europe”.

Ma tale richiesta non tiene conto del fatto che l’Unione Europea non ha una comune difesa europea e, quindi, non ha un esercito europeo, né una visione strategica comune in tale settore per tutti i Paesi che ne fanno parte. Per cui il Ponte potrebbe divenire, in maniera irresponsabile, un’infrastruttura strategica solo per la NATO: alleanza in cui esercitano un ruolo di forte influenza e di condizionamento gli U.S.A., con tutto quello che ne conseguirebbe. E cioè, con il Ponte che potrebbe essere utilizzato per il transito di uomini e mezzi verso la Sicilia, in cui sono presenti basi NATO, e vista come avamposto militare facente parte del cosiddetto “fronte Sud”.

In tale contesto, appare singolare un’ulteriore richiesta fatta dal Governo Meloni-Salvini-Tajani, sempre all’Unione Europea, di un “prestito” di 14 miliardi di euro per le spese militari, facendo riferimento al programma SAFE, perché lo stesso Governo vorrebbe fare rientrare nel 5% del PIL destinato alle spese militari anche i costi per la progettazione e costruzione del Ponte.

Ma se tutta questa impostazione dovesse, malauguratamente, concretizzarsi, avremmo la conseguenza, non certo esaltante, di un’infrastruttura che, rientrando fra quelle di interesse ed utilizzo strategico-militare, potrebbe divenire uno dei principali “obbiettivi sensibili” del nostro Paese.

E se il Ponte dovesse veramente assumere la “nuova veste” di infrastruttura anche militare oltre che civile, tale nuova funzione non riguarderebbe solo “il segmento” che unisce le due sponde, ma coinvolgerebbe anche le due aree territoriali su cui andranno ad insistere le varie opere di collegamento.

Così Messina e l’Area dello Stretto rischierebbero di diventare, grazie all’arroganza irresponsabile di chi ci governa, e senza che le popolazioni locali abbiano mai potuto esprimersi, una zona di alta valenza strategico-militare e, di conseguenza, in caso di scenari imprevedibili, anche bellica.

Ma su tutti questi possibili scenari e sulle preoccupazioni ad essi correlati, non abbiamo sentito alcun commento da parte di coloro che rappresentano le Istituzioni a livello regionale e locale, che continuano, invece, a proseguire nei loro comportamenti di totale acquiescenza.

Un comportamento che, però, a lungo andare, potrebbe rischiare di scadere in quell'”ascarismo” di giolittiana memoria.