Messina, 24 giugno – “La XVII sezione del Tribunale ordinario di Roma – Sezione Imprese- ha fissato per venerdì 27 settembre alle ore 11.30 la prima udienza per la trattazione dell’Azione Inibitoria Collettiva presentata lo scorso 13 giugno, su incarico di 104 privati cittadini, contro la Stretto di Messina S. p. A
E’ stato compiuto il primo passo affinché, con questo nostro ricorso, si possa ottenere la cessazione da parte della società Stretto di Messina, di ogni atto o comportamento pregiudizievole dei diritti e degli interessi collettivi diffusi e giuridicamente protetti”, dichiarano gli avvocati Aurora Notarianni, Giuseppe Vitarelli, Maria Grazia Fedele e Antonino De Luca che fanno parte del collegio di difesa.
LA NOTA DI INVECE DEL PONTE
Cittadini per lo sviluppo sostenibile dell’area dello Stretto di Messina
PONTE SULLO STRETTO: UNA VERGOGNA LO “SPEZZATINO” DEL PROGETTO ESECUTIVO
Visto che il progetto esecutivo non potrà essere approvato entro il termine del 31 luglio, ecco un decreto correggi-decreto, che stabilisce che al posto di: “il progetto esecutivo è approvato entro il 31 luglio 2024”,
nella legge si scriva: “il progetto esecutivo è approvato anche per stralci funzionali”. In pratica, entro dicembre
si potrà approvare un progetto definitivo purchessia, che rinvia all’esecutivo i necessari approfondimenti,
studi, prove tecniche, stime parametriche. L’esecutivo, poi, si approverà “a stralci”, ossia a spizzichi e bocconi.
Così, magari a gennaio 2025 si potrà approvare un primo “stralcio funzionale” (es.: espropri e lavori
“preparatori”), così si inizia subito a spendere qualcosa. Se poi studi, prove, approfondimenti dell’esecutivo
dovessero chiarire che il ponte non si può fare, pazienza: game over. Qualche migliaia di famiglie senza casa,
tante buche e crateri a Messina e Villa S. Giovanni, ma tutti contenti. Eurolink per prima, perché magari avrà
ottenuto il diritto a penali pari al 10% dei lavori non eseguiti: oltre 1 miliardo senza dover battere un chiodo!
A chi non piacerebbe?
Qualcosa, però, non funziona. La fase esecutiva non potrà cominciare prima del 2025 (cioè fra sei-sette mesi);
cosa c’è di “necessario e urgente”? Non raccontateci che siccome il 31 luglio è fra poco più di un mese,
bisogna intervenire subito. Non è prevista alcuna decadenza della procedura per inadempienza. Il termine è
“ordinativo”, non “perentorio”; Inoltre modificare le modalità di approvazione dell’esecutivo rende la
procedura difforme da quanto previsto nei documenti di gara. E questo viola le norme europee (e italiane)
che tutelano la concorrenza.
Insomma: con buona pace del Governo, di Salvini e di chi ne potrebbe trarre vantaggio, questa disposizione
probabilmente è illegittima e, sicuramente, non può stare in un decreto del Governo, perché non è né
“necessaria”, né “urgente”.
E’ l’ennesima fuga in avanti che alimenta appetiti e che dovrà essere assolutamente fermata. Vergogna solo
per averci provato.











