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La ”economia di guerra” e le sue ricadute sul contesto socioeconomico nazionale. 

Basteranno le risorse disponibili per continuare ad offrire una sanità adeguata alle richieste della popolazione italiana? E, con quale modello organizzativo? 

Sappiamo bene quali conseguenze sta portando la sciagurata invasione dell’Ucraina operata dalla Russia, nel tentativo di impossessarsi di territori oggetto di annose controversie mai sopite, nonostante alcuni tentativi di mediazione a livello internazionale; è chiaro che il “gigante russo” non intende recedere dai suoi propositi espansionisti.  

Ciò sta comportando, innanzitutto, la distruzione di intere città e la perdita di centinaia di migliaia di vite umane, sia militari che civili – si stimano 1,2 milioni di soldati tra morti, feriti o dispersi tra le file russe e 600 mila tra gli ucraini – in quattro anni di una guerra che non accenna a terminare, nonostante i continui tentativi di intavolare serie trattative per raggiungere accordi di pace. 

Questo il quadro di una situazione, di uno scenario, che coinvolge l’Europa tutta, dacché i Paesi europei sono stati, da sempre, fruitori, a costi ragionevoli, delle risorse energetiche – gas e petrolio, in particolare – provenienti dalla Russia, cui hanno dovuto rinunciare, dopo lo scoppio del conflitto, schierandosi in difesa del paese aggredito; da qui la definizione di “economia di guerra” del titolo e da cui deriva l’acuirsi delle difficoltà economiche fatte registrare dai bilanci dei Paesi europei che hanno fino ad ora fornito a Kiev circa 193 mld /euro per sostegno in materiale bellico ed aiuti alla popolazione.  

Ineccepibile, tutto ciò, considerando, però, che si tratta di risorse “sottratte” alle economie degli stati aderenti, che versano già in condizioni non certo rosee, a causa della recessione dovuta sia al deficit energetico che al forte calo della produzione industriale, a causa delle sempre più massicce delocalizzazioni verso economie più povere e con manodopera a basso costo, nonchè del travaso di capitali verso le grandi società d’investimento statunitensi.

Da qui la domanda: dove trovare le risorse per sostenere l’economia del nostro Paese, segnatamente, in riferimento alle accennate nel titolo, difficoltà nella organizzazione e gestione del Servizio Sanitario Nazionale? 

In un prossimo articolo vedremo di fare il punto, con l’aiuto di esperti ed operatori del settore, della situazione in cui versa la Sanità nel nostro Paese, e sulle iniziative da prendere per riparare i “guasti” di cui siamo tutti consapevoli. 

Cordialmente, Nicolò Romano. 

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