Dopo anni di ritardi, pasticci e annunci disattesi, il ministro Salvini esulta per l’approvazione da parte del CIPESS di un progetto incompleto, inadeguato e tecnicamente irricevibile.
Il progetto, ancora privo dei requisiti minimi di legge per essere considerato “definitivo”, presenta lacune gravi, è sismicamente inaccettabile e rinvia alla fase esecutiva studi e approfondimenti che avrebbero dovuto essere preliminari: siamo di fronte all’ultima forzatura del Governo.
Nel frattempo, i costi sono quasi triplicati senza alcuna nuova gara, in violazione delle norme europee. Il Governo ha piegato regole e procedure, introducendo “motivi imperativi” del tutto inventati, modificando retroattivamente clausole di gara, e aggirando il necessario parere preventivo della Commissione Europea. Un pasticcio giuridico che mina principi costituzionali e comunitari.
Si prometteva l’apertura dei cantieri entro l’estate 2023. Oggi, agosto 2025, i cantieri restano un miraggio, solo propaganda.
Eppure qualcuno festeggia: Webuild, infatti, si prepara a firmare un contratto miliardario ipoteticamente garantito da una maxi-penale in caso di stop. Ipoteticamente, perché l’illegittimità costituzionale o europea dei decreti travolgerebbe anche i contratti. E la sottoscrizione degli accordi potrebbe essere intempestiva: la Corte dei Conti deve ancora “bollinare” il progetto, e non è detto che un progetto così “problematico” passi indenne per la pubblicazione.
A perdere – come sempre – sono i cittadini, penalizzati da un progetto che danneggia le economie locali, indebolisce la portualità italiana, succhia risorse già destinate ad altri preziosi progetti e distorce l’interesse pubblico.
Il Governo, attraverso il CIPESS, ha deciso di approvare comunque questo progetto: se ne assume la piena responsabilità. E sarà chiamato a risponderne.. E sarà chiamato a risponderne.











