In un tempo in cui narrazioni di paura e contrapposizione sembrano prevalere, l’Arcidiocesi di Messina Lipari Santa Lucia del Mela e il Centro Culturale Islamico della città hanno scelto di unirsi in un gesto, semplice ma significativo, di dialogo in occasione del Natale. Nella Chiesa di Maria Santissima Annunziata dei Catalani, i rappresentanti delle due comunità si sono riuniti per un momento pubblico di scambio di auguri, aperto all’intera cittadinanza, che si è rivelato un momento ricco di spunti di riflessione per tutti.
All’incontro, promosso dall’ufficio diocesano Migrantes, hanno preso parte il Direttore Santino Tornesi e don Roberto Romeo, direttore dell’ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso che insieme all’ufficio migrantes ha curato l’organizzazione di questo evento, il professore Dario Tomasello, studioso della cultura islamica, il Vescovo ausiliare, mons. Cesare Di Pietro, e l’Imam Mohamed Refaat, che hanno indirizzato alla città un messaggio condiviso di pace, rispetto e vicinanza.
Al centro dell’evento è stato posto il presepe, segno della tradizione cristiana e, allo stesso tempo, racconto universale di umiltà, accoglienza e incontro. All’incontro, tra gli altri erano presenti alcune o due classi del liceo classico di Santa Teresa di Riva che stamattina hanno visitato la cattedrale.
L’iniziativa intende riaffermare che la grotta è un segno dalla notevole densità simbolica e il presepe non può essere utilizzato per dividere o contrapporre culture, ma deve rappresentare un invito a riconoscere la dignità di ogni persona e a costruire ponti di fraternità, soprattutto nelle nostre città, oggi sempre più plurali.
Oggi ci ritroviamo in un momento speciale, afferma il diacono Santino Tornesi, introducendo l’evento, un incontro che si fa portavoce di un messaggio di speranza e di fraternità. In un tempo in cui le narrazioni di paura e contrapposizione sembrano prevalere, l’Arcidiocesi e il Centro Culturale Islamico di Messina hanno scelto di rispondere insieme con un gesto di dialogo e di pace, un incontro che vede tra noi anche la bellezza dell’incontro tra culture e appartenenze religiose diverse, unite nel rispetto e nella ricerca di un futuro più luminoso e inclusivo. Questo evento non è un fatto isolato, ma una delle tante iniziative che da anni vedono protagoniste la comunità cristiana e quella musulmana della nostra città in un cammino concreto di dialogo e conoscenza reciproca. Un dialogo che non si esprime solo nei momenti ufficiali, ma anche nella vita ordinaria della città, nelle feste dei rispettivi calendari religiosi, nei quartieri, nelle scuole, nelle relazioni quotidiane. Oggi in questa chiesa di Maria Santissima Annunziata dei Catalani con il vescovo ausiliare monsignor Cesare Di Pietro e l’imam Muhammad Refaat, accendiamo insieme una lanterna simbolo della luce che illumina il nostro cammino. Accendiamo questa luce non solo per noi, ma per tutta la città, come segno di speranza e di unione. Al centro del Messaggio condiviso alla città plurale, c’è il presepe, simbolo universale di umiltà, accoglienza e incontro in un mondo che spesso ci spinge a guardare le differenze. Oggi siamo qui per affermare che il presepe è un invito a riconoscere la dignità di ogni persona, un messaggio di pace che parla direttamente ai cuori di tutti. In questo spirito, l’auspicio che ci accompagna è che questo gesto possa superare ogni barriera, che aiuti a costruire ponti anziché muri e che, attraverso il dialogo, possiamo trovare un terreno comune in cui la pace e la fraternità prevalgano. Concludo, continua Torrisi, ringraziando tutti voi per essere qui e per dare forza a questo messaggio: che la luce che oggi accendiamo possa guidarci nel cammino verso una città più unita, più giusta e più aperta. Che questo momento condiviso sia come una lanterna accesa nella notte, piccola forse, ma capace di indicare che camminare insieme è possibile.
È un momento semplice il nostro, ha proseguito don Roberto Romeo, ma vuole essere un segno. Io avrei tante cose da dirvi, però vorrei partire da alcuni messaggi che ho letto tra ieri e oggi sui social. Messaggi brutti a dire il vero, e non so se ne avete letti anche voi, però uno lo voglio condividere.
Una persona ha scritto:
“Cattolici svegliatevi! Come può un Arcivescovo promuovere una iniziativa così fuori luogo. Che invece proponga un incontro fra Cattolici e pseudo tali. Le chiese sono vuote, i nuovi Cattolici sono presi dalle sette, dai centri commerciali dai maghi. Ma tornate alla dottrina della chiesa e da lì ripartite. Questi incontri portano confusione in coloro che avrebbero bisogno di una dritta per ritrovare Cristo con i veri valori che sono validi sempre. Queste iniziative inconsistenti annacquano i fondamenti della Fede Cristiana. Lo ripeto svegliatevi!”
E’ un messaggio terribile, prosegue don Romeo, che viene probabilmente da persone che di reciprocità e di rispetto non ne sanno nulla. Noi abbiamo bisogno invece di amicizia sincera, cosa che già esiste con la comunità islamica di Messina. Noi abbiamo bisogno di incontrarci, di vederci, anche di scambiarci gli auguri di Natale e questo è il tema del nostro ritrovarci insieme. Poi dico a Messina per grazia di Dio c’è una bella realtà di dialogo con la comunità islamica. Il vescovo ausiliare, in quanto responsabile dei vescovi siciliani per quanto riguarda l’ecumenismo era presente ed ero presente anch’io in un incontro che abbiamo fatto, credo l’anno scorso, nella sede della CESI a Palermo. Ci si confrontava proprio su questo tema ed e io mi sono alzato e ho detto che a Messina, paradossalmente, si dialoga di più con gli islamici anziché con i cristiani delle altre confessioni. Allora è assolutamente vero che questa nostra iniziativa non è: né inconsistente e non annacqua proprio nulla. E’ una iniziativa della quale abbiamo molto fieri. Anzi, dovremmo ripetere quello che diceva il Vescovo durante l’intervista: Qui c’è la presenza di Dio. Il Natale è Dio. E allora andiamo avanti lungo questo sentiero che è stato tracciato, che noi continuiamo a percorrere e vogliamo farlo insieme. Grazie davvero per la presenza.
Questa iniziativa, appunto, ha continuato il prof. Tomasello, come si diceva, è nel novero di una amicizia di lungo corso e io devo dire e la presenza di un presidente illuminato come Refat ha permesso in questi anni che tutto questo avvenisse. Non è un caso, come è stato ricordato, che il legame fraterno tra comunità cattolica e comunità musulmana a Messina sia solido e se è solido è anche per il lavoro, soprattutto per il lavoro che ha fatto il nostro presidente, ampiamente condiviso dalla comunità. Mi resta solo da aggiungere che questa iniziativa che probabilmente, se Dio vorrà, rilancerà nel segno non di un’amicizia, che ripeto c’è solita e radicata, un segno anche di una testimonianza pubblica della nostra del nostro legame e qualche altro evento della stessa natura o più articolato. A me resta da dire questo. Noi tenevamo molto a questo incontro, perché, ché ché ne pensino delatori o pseudo amici, non abbiamo bisogno che la comunità cattolica mascheri il suo credo o dietro le mentite spoglie di una pretesa laicità faccia a meno o censuri i segni della propria appartenenza. Noi, al contrario, abbiamo bisogno di una comunità cattolica che manifesti con forza i segni della sua appartenenza, perché noi abbiamo bisogno di ricordarci reciprocamente di Dio. Il nostro legame non è un legame che insegna né del sincretismo né di una dimensione orizzontale di mutuo soccorso. Il nostro è un legame, che se è forte, è forte nel nome di Dio e quindi noi vogliamo, anche in questa occasione, in questo momento liturgico così importante per i nostri fratelli cattolici che ricordano a noi la figura della Vergine Maria, a cui siamo così devoti anche nell’Islam e del Messia, Gesù Cristo, che attendiamo nella sua seconda venuta, che tutto questo venga ribadito, è, non solo riconosciuto reciprocamente, ma ricordato reciprocamente. È per questo che siamo oggi qui è per questo che siamo così grati della vostra gentilezza, del vostro affetto e della vostra ospitalità. Grazie.
I due capi religiosi, hanno, quindi acceso la lampada e, successivamente, hanno aiutato i partecipanti presenti all’incontro a pregare, nel rispetto reciproco delle due religioni. Messaggio che vuole essere condiviso all’intera città plurale.
Noi, ha detto il presidente Refaat, ci affidiamo sempre al Corano, ovvero alla parola di Dio che Messina celebra in questi giorni, e, senza quella, non possiamo fare niente. Volevo approfittare anche per dire una cosa: Carissimi a chi non ci crede in questo, noi possiamo dire: “Guarda dentro di te stesso e guarda che Dio ci ha fatto tutti quanti uguali e diversi di religione, finché il migliore di noi deve essere premiato dal Signore”. Allora la miglior cosa, è apertura per quello in cui ci accordiamo insieme e allontaniamo quello che ci divide insieme, perché Dio ha chiesto questo e noi dobbiamo seguire la parola di Dio. Abbiamo un unico Dio, non ne abbiamo un altro. Se noi seguiamo lui, lui ci premierà. Sono quasi 30 anni che siamo a Messina insieme. Camminiamo sempre insieme con la testa alta, perché abbiamo bisogno solo di seguire l’ordine di Dio. Che Dio benedica Messina, e a tutti quelli che credono nel dialogo una vita lunga. Grazie. Augura a voi tutti.
Anch’io vi affido alla parola di Dio, continua il Vescovo ausiliare Di Pietro, e volendo significare a tutti voi, cari amici, che questo momento è veramente una fiaccola che si accende nella notte di questo nostro mondo tenebroso segnato da conflitti e da guerre, nel nome di un Dio unico e solo, vivo e vero, nel quale insieme crediamo. E a chi ci dice che non difendiamo la dottrina della fede, voglio dire che questa è la verità, che siamo fratelli tutti, figli dello stesso padre. Per questo siamo qui e, per questo, vorrei pregare insieme a voi. Io sono felice davvero di essere qui a nome dell’arcivescovo che rappresento, che benedice questo momento. Mi ha inviato a rappresentarlo a nome della comunità diocesana che abbraccia con enorme amicizia e fraternità i fratelli islamici. Siamo felici sempre di legarci alle loro feste, che sentiamo anche nostre, quella del sacrificio di Abramo e la chiusura del Ramadan. Ed è quello che il Natale sia condiviso, perché dobbiamo abbattere i pregiudizi e capire che la tolleranza reciproca non si costruisce rinunciando ai nostri segni religiosi, ma rispettandoli reciprocamente e custodendo le nostre rispettive identità, come loro hanno sottolineato. È solo così che saremo veramente fratelli, figli di Dio e operatori e costruttori di una pace non finta, ma vera, profonda, radicata nella sincera fraternità tra i popoli. Auguri. La luce del Natale sia su tutti noi. Allora, ecco, un cuor solo e un’anima sola. Buon Natale a tutti voi.
Io ho una certa passione per il dialogo interreligioso, interviene il prof. Dino Calderone, quindi questa passione si è tradotta anche in una condivisione, perché nessuno di noi vive in modo individuale la fede e mi piace sottolineare delle cose. Questa iniziativa coincide praticamente, quasi temporalmente, con i 60 anni dal 28 ottobre 1965. Praticamente siamo a 60 anni dalla dichiarazione conciliare che rappresentò una svolta nel rapporto fra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane. Quindi spiace quando delle voci stonate, che purtroppo non sono poche e don Roberto ha fatto benissimo a richiamare, perché i social sono stracolmi di queste voci, di persone che dicono più che altro di essere cattolici, dimostrando di non esserlo affatto. Io sono appassionato, non posso parlare in modo burocratico di queste cose. Scusate se parlo con una certa veemenza, perché queste persone dimostrano di non conoscere non solo Islam, ma di non conoscere neppure la Chiesa cattolica. Ora, se mi permettete, io voglio leggere poche parole di questo documento che è stato votato da circa 2000 vescovi, approvato da 2000 vescovi cattolici. “La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomertersi con tutto il cuore a Dio, anche nascosti, come si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscono Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta. Essi onorano la sua madre Vergine Maria e talvolta pure la invocano con devozione. Poche parole che dovrebbero, come dire, liberare da pregiudizi. È vero che non abbiamo la stessa fede, per usare un termine tecnico, la cristologia coranica non è la nostra. E allora questo che significa? che non c’è un rispetto e questo rispetto che oggi viene confermato con questo questi incontri che confermano questa grande amicizia anche sul piano personale, no? Perché voi questi incontri anche dal sapore teologico, se non fossero anche corroborati dall’amicizia è chiaro che sarebbero molto più deboli, molto più evanescenti”. Giovanni Paolo II aveva un amore e una predilezione del dialogo con l’Islam che che ha riportato anche questa importanza del dialogo interreligioso. Il dialogo a Messina non è nato con un fungo dall’oggi al domani, e la Diocesi si è sempre mossa sviluppando e articolando sempre meglio questo dialogo che non possiamo lasciare a sprovveduti.
L’incontro si è concludiamo con una lettura di un passo del Corano e subito dopo é stato letto un passo del Vangelo di Luca.
Una breve parola per dire quanto è bello e significativo che abbiamo ascoltato il Corano e la Sacra Scrittura della Bibbia in questa chiesa intitolata alla Madonna sotto il titolo di Annunziata, l’Annunziata dei Catalani, commenta ancora Di Pietro. La voce dell’angelo come mediazione istituzionale che Dio Le invia, ecco, proclama la nascita di questo figlio divino. E’ il luogo appartato di cui ci parla il Corano, è il presepe per noi cristiani. Questo presepe che noi oggi onoriamo come segno di unità, di fronte al quale ci lasciamo con lo stupore, lo stupore dei pastori, lo stupore di quelli che noi messinesi chiamavamo “i maravigghiati da rutta”, no? Perché questo momento credo che non meriti nessuna definizione chiusa, ma un’apertura al mistero che è, diciamo, apofatico, cioè che va al di là di ogni definizione, perché Dio viene sulla terra con le sue sorprese, le sue meraviglie di fronte alle quali possiamo solo dire grazie Signore di averci chiamati oggi all’unità alla comunione fraterna, all’amicizia nel tuo nome. Buon Natale a tutti voi.
Il presidente Refaat, quindi, consegna in dono un presepe artigianale Proveniente dall’Egitto.
Questo è un momento storico, commenta Di Pietro, non solo non ci chiedono di togliere i presepi, ma ce li consegnano loro. Magari noi cristiani avessimo la fede dei musulmani. Grazie infinite. Possiamo andarcene a casa penso più ravvivati e più rinfrancati dalla gioia di un’amicizia sincera, perché quello che abbiamo vissuto qui in semplicità non è artefatto, non è costruito a tavolino, è qualcosa che è nato veramente dal cuore come dono di Dio accolto da tutti noi. Noi ci auguriamo che il dono di Dio sia colto davvero da tutti e ci facciamo testimoni di pace e di amore universale. Buon Natale e grazie infinita. Custodirò questo dono con tutto il cuore. Faccio l’augurio a voi e alle vostre famiglie perché è in questo cammino che Dio dà la forza. Andiamo sempre avanti e buon Natale e auguri per tutta la città di Messina.
La diocesi aveva programmato di donare, a sua volta, un’icona della Beata Vergine Maria, che però non è ancora arrivata in tempo per l’incontro, quindi sarà recapitata al centro islamico nei prossimi giorni.
Alla fine dell’evento sono stati distribuiti i datteri, che sono stati ricordati nel brano coranico letto, e in generale sono anche un simbolo di condivisione anche e soprattutto di sapienza.