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Cgil Messina su ultimi dati situazione economica e produttiva del territorio messinese

Il 20 novembre si sciopera e si scende in piazza

Cgil Messina: “Economia fragile, industria in declino e divari
sempre più profondi. Serve una svolta nelle politiche di sviluppo”. Il
20 novembre si sciopera e si scende in piazza anche per questo

4 novembre 2026 – Produciamo il 37% di ricchezza per abitante in meno
della media nazionale. Senza investimenti produttivi, lavoro stabile e
salari dignitosi, l’area metropolitana di Messina continuerà a perdere
terreno e giovani, osserva la Cgil Messina commentando i nuovi dati sul
valore aggiunto provinciale, elaborati dal Centro Studi Tagliacarne e
Unioncamere. Dati che restituiscono una fotografia preoccupante della
situazione economica e produttiva della provincia di Messina.
Una fotografia che conferma le criticità strutturali che la Cgil Messina
denuncia da anni: debolezza del sistema industriale, insufficienza degli
investimenti produttivi e un modello economico incapace di generare
sviluppo diffuso, occupazione stabile e prospettive per le nuove
generazioni.
Nel 2025 – prosegue la Cgil Messina riportando i dati dell’ultima
rilevazione – il valore aggiunto pro capite della provincia di Messina
si attesta ad appena 21.584 euro, contro una media nazionale di 34.317
euro, collocando il territorio al 90° posto su 107 province italiane. Un
divario di quasi 13 mila euro per abitante, pari al 37,1% in meno
rispetto alla media nazionale, che diventa ancora più evidente nel
confronto con le principali città italiane. Ma Messina resta indietro
anche rispetto alle principali realtà metropolitane del Mezzogiorno:
Napoli registra 23.324 euro, Palermo 22.732 euro e Catania 21.728 euro.
“Questi numeri – dice il segretario generale della Cgil Messina, Pietro
Patti – confermano che il nostro territorio continua a scontare un
ritardo economico e produttivo strutturale. Non siamo di fronte soltanto
a un divario statistico, ma alla rappresentazione di un’economia che non
riesce a creare sufficiente valore, occupazione di qualità e opportunità
per chi vive e lavora nella nostra provincia. È il risultato di anni di
mancate scelte strategiche, di investimenti insufficienti e dell’assenza
di una vera politica industriale”.
La Cgil evidenzia come a preoccupare maggiormente sia proprio il dato
relativo all’industria: nel territorio messinese il comparto industriale
rappresenta appena il 6,88% del valore aggiunto complessivo, contro il
19,68% della media nazionale. Un peso che equivale a poco più di un
terzo di quello registrato nel Paese. Non solo: nel 2025 l’industria
messinese ha subito un’ulteriore contrazione dello 0,75%, mentre a
livello nazionale ha registrato una crescita dell’1,37%.
Segnali negativi arrivano anche dalle costruzioni, che registrano una
flessione dell’1,36%, a fronte di una crescita nazionale del 3,43%. La
crescita complessiva dell’economia messinese, pari al 2,19%, rimane
inoltre inferiore alla media italiana del 2,30%. La struttura economica
del territorio appare fortemente concentrata nei servizi: le attività
che comprendono pubblica amministrazione, istruzione, sanità e altri
servizi rappresentano il 32,12% del valore aggiunto provinciale, contro
il 19,15% nazionale. “Non si tratta di mettere in discussione il ruolo
fondamentale dei servizi pubblici, del commercio o del turismo –
prosegue Patti – ma di prendere atto che senza una base industriale
solida e diversificata non è possibile costruire uno sviluppo
equilibrato e duraturo. Il turismo rappresenta una risorsa importante,
ma da solo non può garantire quella quantità e qualità di occupazione
necessaria a contrastare precarietà, bassi salari e spopolamento”.
Per la Cgil Messina, questi dati rendono ancora più urgente affrontare
le vertenze industriali aperte sul territorio. Dalla chiusura della
“Cargill” alle criticità che interessano la “Duferco”, dal rischio che
riguarda il futuro della Centrale A2A al mancato potenziamento della
cantieristica navale, emerge la necessità di costruire una strategia
complessiva per difendere e rilanciare il patrimonio produttivo della
provincia. “Da troppo tempo – sottolinea Patti – assistiamo alla
progressiva perdita di attività produttive senza che venga costruita una
reale alternativa industriale. Non possiamo rassegnarci a un territorio
che perde imprese, competenze e posti di lavoro e nel quale tanti
giovani sono costretti ad andare via per trovare un’occupazione
dignitosa”.
La Cgil Messina ribadisce la necessità di un piano straordinario per il
lavoro e lo sviluppo produttivo della provincia, fondato su alcune
priorità: rilancio dell’industria e della cantieristica navale, tutela
degli insediamenti produttivi esistenti, investimenti nelle
infrastrutture e nella logistica, valorizzazione delle aree industriali,
innovazione tecnologica, formazione delle competenze e rafforzamento dei
servizi pubblici.
Per la Cgil servono scelte, investimenti e impegni concreti, serve
un’assunzione di responsabilità da parte del Governo nazionale, della
Regione Siciliana e delle istituzioni territoriali. La Cgil ha più volte
sollecitato la costruzione di una strategia condivisa per lo sviluppo di
Messina, mettendo al centro il lavoro, l’industria, le infrastrutture e
la qualità dell’occupazione.
“Il divario tra Messina e il resto del Paese non è un destino
inevitabile  –  dice il segretario della Cgil, Patti – ma il risultato
di scelte politiche ed economiche che devono essere cambiate. Il nostro
territorio ha risorse, competenze e potenzialità che vanno finalmente
messe a sistema. La sfida è creare ricchezza e fare in modo che questa
si traduca in salari migliori, diritti, occupazione stabile e futuro per
le nuove generazioni”.
Sono anche queste le ragioni della mobilitazione della Cgil e dello
sciopero generale del 20 novembre, che vedrà a Messina una
manifestazione territoriale con un corteo che attraverserà le strade
cittadine. Perché – sottolinea la Cgil Messina – senza lavoro dignitoso,
senza salari adeguati e senza sviluppo produttivo non può esserci un
futuro per Messina.

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