Al via domani gli Stati Generali della green economy 2026, l’evento annuale che promuove l’economia verde come transizione verso un modello decarbonizzato, circolare e rigenerativo del capitale naturale. Questa 15ª edizione degli Stati Generali, promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Commissione Europea e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si svolgerà nella tradizionale cornice di Ecomondo (IEG – Italian Exhibition Group) il 3 e 4 novembre 2026 a Rimini.
La mattina del 3 novembre sarà presentata la Relazione sullo stato della green economy 2026, incentrata su due macro-temi: i fattori internazionali di spinta alla transizione ecologica in un quadro geopolitico critico e l’aggiornamento sullo stato dell’arte in Italia, analizzato attraverso indicatori e tematiche strategiche.
“In un contesto geopolitico critico a causa delle guerre in corso, delle crescenti difficoltà economiche e di politiche regressive e negazioniste – afferma Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – sono molto alti e diffusi i rischi di essere trascinati da visioni ristrette, fornendo risposte illusorie che non risolvono i problemi e mancano così le priorità effettive, le opportunità e le spinte positive”.
Ecco gli otto fattori internazionali di spinta alla transizione ecologica:
- Crescita della consapevolezza sulla gravità della crisi climatica
Gli impatti sul clima di quest’anno sono stati talmente forti, diffusi e mediaticamente rilevanti che le preoccupazioni e le richieste di misure più efficaci sono balzate tra le principali priorità della cittadinanza. Le alte temperature dell’estate scorsa hanno causato circa 50 mila morti in Europa, con ben 8.700 decessi in Italia (dati Imperial College di Londra). - Insicurezza degli approvvigionamenti e prezzi elevati di petrolio e gas
Nel 2026 la bolletta annua europea del gas potrebbe superare i 240-250 miliardi di euro (nel 2019 era di circa 40 miliardi), mentre quella del petrolio potrebbe crescere di circa 45 miliardi. La decarbonizzazione è diventata, oltre che un obiettivo climatico, una necessità per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. - Difficoltà di approvvigionamento e prezzi crescenti delle materie prime
Dal 2009 al 2024 il numero delle restrizioni applicate dalle varie nazioni alle esportazioni di materie prime critiche è aumentato di 5 volte. Una maggiore circolarità dell’economia, pilastro della transizione ecologica, è fondamentale per ridurre la vulnerabilità e la scarsità delle risorse naturali. - Rapida crescita mondiale delle rinnovabili
L’elettricità generata da fonti rinnovabili a livello globale è più che raddoppiata dal 2015 al 2025. La quota verde è salita dal 23,5% al 34,1%, nonostante i consumi elettrici generali siano cresciuti del 33% e i costi di produzione siano diminuiti. L’aumento delle rinnovabili è oggi il cardine della decarbonizzazione e la via più rapida per ridurre le bollette energetiche. - Diffusione globale delle auto elettriche
Nel 2020 solo il 5% delle nuove auto immatricolate era elettrico; in soli cinque anni il numero di nuove immatricolazioni di veicoli elettrici (BEV e PHEV) a livello mondiale ha raggiunto i 21,2 milioni di unità, superando il 25% del mercato totale. La diffusione dell’auto elettrica rappresenta una scelta ecologica per il clima e, se supportata da efficaci politiche industriali, una leva di rilancio per l’industria automobilistica europea. - Evidenza degli impatti economici della crisi del capitale naturale
Nel Rapporto «State of Finance for Nature» 2026 dell’UNEP si afferma: “Non c’è mai stata una maggiore consapevolezza della crisi della natura: delle sue cause principali, della gravità dei suoi impatti. La realtà è chiara: senza natura, le fondamenta della nostra economia crollano”. - Potenziale di sviluppo dell’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale è sempre più utilizzata per l’ottimizzazione dei veicoli elettrici, per le smart grid, per la generazione distribuita da fonti rinnovabili e per la gestione circolare dei processi produttivi, contribuendo a migliorare la resilienza e l’adattamento climatico. Restano tuttavia da affrontare nodi cruciali come l’eccessiva concentrazione del mercato in pochi grandi gruppi, i rischi per il controllo democratico e l’impatto energetico dei data center. - Consapevolezza dell’effetto “cigno verde” tra imprenditori e investitori
Come un inedito “cigno verde” dagli effetti concatenati, il cambiamento climatico – con l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi – sta riducendo la produttività, distruggendo capitale fisico, mettendo sotto pressione i conti pubblici e influenzando l’andamento dell’inflazione. Al contempo, spinge verso la transizione ecologica non solo per contenere i danni, ma per alimentare nuove opportunità e occasioni di crescita economica.
Il programma completo dell’evento è disponibile sul sito ufficiale degli Stati Generali della Green Economy.
Programma Stati Generali della Green Economy










