URBAMID è la piattaforma di proprietà pubblica, sviluppata internamente dal Comune di Messina e attiva dal 2011, con cui sono state gestite 107.403 pratiche edilizie: quindici anni di storia urbanistica della città, interamente digitalizzata. Oggi URBAMID è avviata alla dismissione. Nel frattempo, l’Amministrazione ha affidato direttamente a Maggioli S.p.A. due contratti distinti – Determina n. 8783/2025 per € 127.000 e Determina n. 2680/2026 per € 89.500 – per un totale di € 216.500 + IVA, senza alcuna gara pubblica, nonostante si tratti di servizi omogenei nel medesimo ambito digitale e riferiti allo stesso ecosistema di gestione delle pratiche edilizie.
Il punto più grave riguarda le 107.403 pratiche edilizie oggi sospese in un vero e proprio limbo digitale. Non sono state distrutte, ma il Comune non ha chiarito se, come e a quali condizioni potrà riappropriarsi pienamente di questo patrimonio informativo: con quali costi, in quale formato, con quali garanzie di integrità e di accesso permanente. Non esiste un piano formalizzato di migrazione delle pratiche storiche nel nuovo sistema Maggioli, né un piano di conservazione e consultazione stabile di URBAMID dopo la dismissione. Non risultano clausole contrattuali che garantiscano la portabilità del codice sorgente delle personalizzazioni sviluppate per il Comune, né coperture finanziarie per la manutenzione residuale di URBAMID nel periodo transitorio. Il rischio immediato non è la cancellazione dei dati, ma qualcosa di più insidioso: un lock‑in tecnologico permanente, in cui ogni proroga futura e ogni intervento evolutivo saranno alle condizioni del fornitore privato, non dell’ente pubblico. Questo non è un dettaglio tecnico: è un problema di sovranità amministrativa e di tutela del patrimonio informativo pubblico, che riguarda direttamente i diritti dei cittadini sulle proprie pratiche edilizie.
Sul piano degli appalti, la somma dei due affidamenti diretti a Maggioli S.p.A. supera la soglia comunitaria di € 215.000, in vigore dal 1° gennaio 2026, soglia oltre la quale è obbligatoria una procedura di gara aperta. Il frazionamento in due contratti sottosoglia, affidati allo stesso operatore, nello stesso settore e a soli cinque mesi di distanza, senza una motivazione oggettiva e documentata che giustifichi la separazione, configura un possibile aggiramento del Codice degli appalti (D.Lgs. 36/2023) e una violazione del principio di rotazione degli affidamenti. A ciò si aggiunge un ulteriore profilo: URBAMID è una piattaforma di proprietà del Comune, sviluppata internamente. La normativa sul Codice dell’Amministrazione Digitale impone di valutare il riuso e l’evoluzione delle soluzioni pubbliche prima di acquistare da privati, anche attraverso analisi comparative e studi di fattibilità. In questo caso non risulta alcuna analisi comparativa formalizzata che dimostri l’impossibilità di aggiornare URBAMID o di metterla in riuso, né che giustifichi il ricorso diretto a un unico fornitore esterno.
Alla prima interrogazione urgente a risposta scritta presentata dai Consiglieri Capurro e Scurria, il Vice Sindaco Laura Castelli ha risposto con una semplice nota di trasmissione della relazione tecnica degli uffici. Due righe di accompagnamento, senza alcuna assunzione di responsabilità politica. L’interrogazione a risposta scritta è uno strumento di sindacato ispettivo che esige una risposta politica dell’assessore competente, non una mera delega al dirigente. La responsabilità politica sulle scelte di dismissione di URBAMID, sugli affidamenti a Maggioli e sulla gestione delle 107.403 pratiche non può essere scaricata sugli uffici: è e resta in capo alla Giunta.
Per queste ragioni, i Consiglieri Comunali Capurro e Scurria annunciano due iniziative precise. La prima è la presentazione di un’interrogazione urgente in aula ai sensi dell’art. 24 del Regolamento Consiliare del Comune di Messina: il Vice Sindaco Castelli dovrà rispondere di persona, in aula, e non più tramite relazioni tecniche. In quella sede sarà chiesto con chiarezza: esiste un piano di migrazione delle 107.403 pratiche edilizie? Esistono clausole contrattuali che garantiscano la portabilità del codice sorgente e delle personalizzazioni sviluppate per il Comune? Qual è la data prevista di dismissione definitiva di URBAMID? Chi sostiene i costi della manutenzione transitoria e della conservazione delle pratiche storiche? La seconda iniziativa è la presentazione di un esposto all’ANAC ai sensi dell’art. 213 del D.Lgs. 36/2023, per chiedere la verifica del possibile frazionamento artificioso degli affidamenti, del rispetto delle soglie comunitarie e della corretta tutela del patrimonio informativo pubblico nella transizione dalla piattaforma URBAMID al sistema Maggioli. In parallelo, i Consiglieri hanno già depositato un’istanza di accesso agli atti rivolta al Comune di Messina, a tutte le società partecipate e alle agenzie speciali, per ottenere la mappatura integrale di tutti gli affidamenti a Maggioli S.p.A. dal 2018, la documentazione completa relativa alle Determine n. 8783/2025 e n. 2680/2026, il piano di migrazione delle 107.403 pratiche e le clausole contrattuali sulla portabilità del codice sorgente.
La vicenda URBAMID non è una questione per tecnici informatici: è una questione di responsabilità politica, di tutela del patrimonio pubblico digitale e di rispetto delle regole sugli appalti. I cittadini di Messina hanno diritto a sapere che fine faranno le loro pratiche edilizie, chi decide sul loro destino digitale e a quali condizioni. Hanno diritto a risposte chiare, non a silenzi o a scarichi di responsabilità.










