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“Voi chi dite che io sia”: Leone XIV, tra radici di Sant’Agostino e il viaggio in Africa

Non si può decodificare questo Pontificato senza far riferimento alle sue radici e al carisma agostiniano: l’amicizia, l’impegno per l’unità e la centralità del messaggio di Cristo.

Un momento significativo per la Chiesa, mentre è in corso il viaggio apostolico in Africa, la figura di Leone XIV emerge con una forza e una “normalità” dirompenti. Ignazio Ingrao, vaticanista del Tg1, nel suo libro “Voi chi dite che io sia”, scritto a quattro mani con Padre Giuseppe Pagano, priore degli Agostiniani di Santo Spirito in Firenze, ci offre una chiave di lettura inedita per decodificare questo Pontificato. Il cuore pulsante dell’opera risiede nell’identità agostiniana del Pontefice. Definendosi fin dall’esordio un “figlio di Agostino”, Leone XIV pone al centro del suo magistero l’amicizia, l’impegno per l’unità e un pragmatismo spirituale che si riflette nel suo stile di vita quotidiano. Ingrao racconta un Papa “uno di noi”, che non rinuncia alle abitudini semplici — dall’uso dello smartphone alle partite a Wordle con il fratello — mantenendo un equilibrio che rafforza, anziché indebolire, il suo messaggio evangelico. Proprio questa umanità equilibrata diventa lo strumento principale per affrontare “l’ora buia della storia”. Mentre il Papa si trova nel cuore del continente africano per denunciare lo sfruttamento e promuovere la riconciliazione, il libro di Ingrao ci ricorda che la sua missione è quella di un costruttore di ponti, chiamato a ricucire gli strappi profondi di un mondo in conflitto. Un cammino tra passato e presente che, partendo dalle testimonianze degli amici più cari, svela il volto di un uomo chiamato alla sfida complessa di guidare la Chiesa nelle tempeste della modernità.

L’Intervista

Il titolo del suo libro, “Voi chi dite che io sia”, rompe una regola giornalistica classica terminando con un punto interrogativo. Come mai questa scelta insieme a Padre Pagano?

“È vero, nelle scuole di giornalismo si insegna a non usare mai il punto interrogativo nei titoli. Ma qui era fondamentale per rendere esplicita la risposta che il Papa stesso ha dato fin dal suo primo affaccio dalla Loggia delle Benedizioni: “Sono un figlio di Agostino”. Non si può decodificare questo Pontificato senza far riferimento alle sue radici e al carisma agostiniano: l’amicizia, l’impegno per l’unità e la centralità del messaggio di Cristo. Per raccontarlo, abbiamo raccolto le testimonianze dirette di chi ha vissuto con lui, ha condiviso viaggi, sport e persino scherzi”.

Leone XIV emerge come una figura molto umana: si dice che non abbia cambiato numero di cellulare e che mantenga abitudini molto semplici. Quanto pesa questa sua “normalità” nel rapporto con i fedeli?

“In questo primo anno lo abbiamo percepito come “uno di noi”. È un Papa che usa la tecnologia, lo smartphone e il computer proprio come facciamo noi. Nel libro raccontiamo dettagli curiosi: gioca a Wordle (il gioco di parole del New York Times) con il fratello e si ritaglia una giornata a settimana per il tennis o la piscina. Questa sua umanità, questo essere una figura equilibrata e centrata, non toglie nulla alla sua spiritualità; anzi, rafforza il messaggio evangelico che invia al mondo”.

Il libro non è una semplice biografia, ma un cammino tra passato e presente. A chi ne consiglieresti la lettura?

“Lo consiglio a tutti coloro che vogliono capire davvero chi sia questo Papa attraverso lo sguardo dei suoi amici più cari, ma anche a chi vuole approfondire le sfide di un Pontificato che si muove in quella che lui stesso ha definito “l’ora buia della storia”. Leone XIV è chiamato a un compito complesso: gettare ponti e ricucire strappi profondi, sia all’interno che all’esterno della Chiesa. Il libro cerca di analizzare queste sfide per aiutarci a capire come la Chiesa stia rispondendo alle complessità del nostro tempo”.

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