Comunicato stampa.
Saverio Todaro , candidato al Consiglio Comunale di Milazzo.
Fare campagna elettorale a Fiumarella è una ferita aperta.
E per chi vi abita, secondo quanto riferito dagli stessi residenti, è spesso percepita come una vera e propria violenza politica: una presenza improvvisa, temporanea, che arriva solo nei mesi elettorali e poi scompare. Lo hanno ripetuto gli abitanti che ho incontrato: “qui passano tutti solo per raccogliere voti, poi nessuno torna”. Sono parole che fanno male, soprattutto a chi lavora da anni nel sociale e conosce quei volti e quelle storie anche quando non ci sono tornaconti elettorali.
Per me, Fiumarella non è territorio da scoprire. È una parte della città che frequento sin da bambino, avendo avuto lì un legame familiare. È un luogo che vive quotidianamente il disagio sociale più profondo, ignorato dai palchi pubblici ma evidente tornando a varcare quei portoni. E proprio per questo, fare campagna elettorale lì senza aver prima ascoltato, osservato e portato risposte, sarebbe una mancanza di rispetto verso chi ogni giorno lotta per la propria dignità.
La storia che più mi ha colpito è quella della signora costretta da anni in casa, impossibilitata a scendere le scale poiché priva di servizio ascensore. Secondo quanto riferito dai residenti, dopo numerose segnalazioni all’IACP di Messina e al Comune, nulla è cambiato. Parliamo della stessa donna che – sempre stando a ciò che raccontano i cittadini – ha istituito con il Comune il Centro Sociale del quartiere, che ancora oggi continua a coordinare da casa, assistita dai vicini. Il suo desiderio, espresso tramite chi la aiuta quotidianamente, è uno solo: poter uscire e tornare a vivere quello spazio che lei stessa ha contribuito a creare.
E non è un caso isolato.
Decine di famiglie, nel rione popolare di Fiumarella, riferiscono di vivere in condizioni di degrado e abbandono: portoni e palazzine senza manutenzione, guasti mai risolti, ambienti insicuri. Una situazione limite, in cui la rassegnazione ha purtroppo sostituito la fiducia nelle istituzioni.
Non ho promesso miracoli. Ho fatto ciò che mi compete: raccogliere le segnalazioni, dar loro voce e chiamare le istituzioni a rispondere. Grazie alla Polizia Locale, il quartiere è stato messo in contatto diretto con l’Istituto Autonomo Case Popolari di Messina. Dopo anni di segnalazioni dei residenti, un appartamento posto al piano terra della scala H – descritto dagli abitanti come ricettacolo di rifiuti, insetti e topi, e sfitto dal 2020 – è stato finalmente attenzionato e preso in carico per un intervento di bonifica. È solo un inizio, ma è la prova che, quando il quartiere viene accompagnato, le risposte possono arrivare.
Durante le visite è emerso un dato che la città ha diritto di conoscere: nel quartiere vi sono alloggi assegnabili che risultano liberi, ma – secondo quanto riferito dall’Ufficio Patrimonio del Comune di Milazzo – non ancora messi a disposizione dell’Ente locale.
La situazione sociale, tuttavia, non riguarda solo le case popolari.
Con Fratello Luigi Floridia, da anni impegnato accanto alle persone senza dimora, ho visitato l’ex Silvanetta Palace Hotel. È lì, tra materassi di fortuna, ambienti insalubri e condizioni estreme, che dormono uomini e donne che non hanno alternative, molti dei quali hanno formulato al Comune richieste di alloggio popolare, anche provvisorio. Alcuni hanno raccontato che una donna sarebbe deceduta nella struttura pochi giorni fa, ulteriore testimonianza della pericolosità di tali condizioni.
A differenza di quanto accade a Messina, dove dormitori e mense operano stabilmente, Milazzo continua ad esserne priva.
Una città come la nostra non può più far finta di non sapere. Per quanto mi è stato rifertito l’Amministratore Giudiziario ha chiesto lo sgombero, ma prima di ordinare sgomberi o di emettere provvedimenti amministrativi, occorre garantire soluzioni: un dormitorio pubblico attivo tutti i giorni, una mensa del povero permanente, servizi igienici e presidi sociali.
Per questo ho trasmesso comunicazioni tramite posta certificata agli uffici ecclesiastici e alle parrocchie territoriali di Milazzo – indirizzate a Mons. Giovanni Accolla, Arcivescovo, Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo Ausiliare, Rev.do Don Carmelo Salis, Vicario Generale, e a tutti i sacerdoti del territorio: Padre Mostaccio Dario, Bruno Giuseppe, Di Perri Santo Piero, Scalzo Stefano, Francia Salvatore, Tottocuore Luca, Russo Carmelo, Costantino Antonio Francesco, Cento Saverio Daniele, Mputu Cedrick Matayi, Messina Stefano, Saccà Giovanni, nonché a Ruffino Permanente Maurizio (Diacono) e Salmeri Matteo (Diacono).
Milazzo custodisce immobili chiusi da anni – conventi come quello delle suore alla salita del borgo, altre strutture religiose e spazi parrocchiali inutilizzati – che potrebbero diventare rifugi, dormitori, mense e centri di accoglienza. Non è questione di colpe, né di critica alla Chiesa: essendo cresciuto all’Istituto Cristo Re di Messina, ho imparato che aiutare i più fragili significa prima di tutto offrire un tetto caldo, un pasto, sicurezza e dignità.
Ecco perché lancio un appello fermo, diretto e necessario: apriamo insieme ciò che è chiuso, trasformiamo ciò che giace inutilizzato in spazi di vita e speranza, prima che la città perda altri cittadini nell’indifferenza.
Ribadisco la piena disponibilità a organizzare un nuovo incontro sul territorio, accompagnando i rappresentanti ecclesiastici direttamente nei luoghi più critici del quartiere, affinché possano vedere con i propri occhi le condizioni reali, incontrare le persone e valutare concretamente interventi urgenti e misure di accoglienza. Credo fermamente che solo la presenza diretta possa trasformare la sensibilità pastorale in azione concreta, sussidiaria e tempestiva.
Colgo innanzitutto l’occasione per fare le mie più sincere congratulazioni alla Dr.ssa Sebastiana Bambaci per il nuovo incarico: sono certo che saprà operare con impegno e competenza, portando avanti iniziative importanti per il territorio. Come risulta da comunicazioni ufficiali, è componente del Consiglio di Amministrazione dell’IACP di Messina.
Rivolgo inoltre un appello pubblico alla Dr.ssa Bambaci, in qualità di Consigliere comunale e per la sua conoscenza diretta del territorio di Milazzo: Le chiedo di attivarsi affinché gli alloggi liberi vengano formalmente consegnati al Comune per l’assegnazione, evitando che si continui a sostenere – come riferito dagli uffici del patrimonio – che le case popolari non siano disponibili.
Una città che lascia vuote le abitazioni e vive allo stesso tempo emergenze abitative non è solo inefficiente: è ingiusta.











