Il contratto di servizio della Messina Social City continua a non trovare la strada del voto. A Palazzo Zanca, anche la seduta di oggi si è trasformata in un lungo confronto sulle procedure, sulla documentazione e sulla possibilità di modificare il testo attraverso nuovi emendamenti.
Una seduta che, sin dalle prime battute, ha messo il Presidente del Consiglio Comunale, Massimiliano Minutoli, nella necessità di gestire un’Aula tutt’altro che lineare, tra pregiudiziali, interventi dei Consiglieri, richieste di chiarimento, sospensioni e nuovi documenti.
La Proposta di Delibera n. 161 del 3 agosto 2026, quella relativa all’approvazione dello schema di Contratto di Servizio tra il Comune e l’Azienda Speciale Messina Social City, era già arrivata in Aula accompagnata da un confronto particolarmente acceso. Il valore complessivo dell’affidamento è di circa 53,8 milioni di euro per tre anni.
E oggi, anziché arrivare alla stretta finale, il Consiglio ha aggiunto un altro capitolo alla vicenda.
Gioveni apre il caso bilanci

Libero Gioveni
La prima miccia è stata accesa da Libero Gioveni.
Il Consigliere ha presentato una pregiudiziale chiedendo alla Segretaria Generale, Rossana Carrubba, un chiarimento che riguarda direttamente i presupposti della delibera: si può approvare il Contratto di Servizio senza avere prima approvato i bilanci della Messina Social City?
Una domanda posta prima di entrare nel merito dell’atto e che riporta, ancora una volta, al centro il tema della documentazione economico-contabile necessaria per consentire al Consiglio di assumere una decisione sull’affidamento.
Non è, peraltro, un tema nuovo. Nelle precedenti sedute il confronto si era già concentrato sulla documentazione allegata alla proposta, con l’opposizione che aveva contestato l’assenza di alcuni atti ritenuti necessari per valutare compiutamente il contratto.
Scurria mette sul tavolo la sua nota

Marcello Scurria
Subito dopo è intervenuto Marcello Scurria, che ha spostato l’attenzione sulla gestione della seduta e sull’iter seguito per arrivare alla giornata odierna.
Il Consigliere ha sottolineato la quantità di documenti arrivati soltanto questa mattina, sostenendo che non ci sarebbe stato il tempo materiale per esaminarli adeguatamente prima di una votazione.
Ma Scurria non si è limitato alla questione dei tempi.
Ha chiesto che venisse presa in esame la lunga nota trasmessa dal suo Gruppo, alla Presidenza del Consiglio, alla Segreteria Generale, al Collegio dei Revisori e a tutti i Consiglieri Comunali. Un documento nel quale il Consigliere mette in fila una serie di contestazioni sull’iter procedurale seguito nelle ultime sedute.
Il punto centrale della sua ricostruzione è la qualificazione della seduta odierna.
Per Scurria, quella del 21 settembre non sarebbe una semplice prosecuzione della precedente, ma una nuova adunanza autonoma. E proprio da questa impostazione deriverebbero, secondo il Consigliere, conseguenze sulla validità degli atti procedurali adottati nella seduta precedente.
Nel mirino la riapertura dei termini
Uno dei passaggi più contestati riguarda, infatti, la decisione assunta nella precedente seduta di riaprire i termini per la presentazione degli emendamenti.
Il Consiglio aveva approvato a maggioranza la riapertura, dopo la scadenza del termine previsto dal regolamento. La scelta era arrivata anche alla luce della necessità di integrare la documentazione della proposta.
Scurria contesta, però, che quella decisione possa produrre effetti nella seduta odierna.
Nella sua nota sostiene che il regolamento non consentirebbe una riapertura dei termini dopo la loro scadenza al di fuori delle specifiche ipotesi previste e che, essendo quella odierna una nuova adunanza, la decisione precedente non potrebbe essere semplicemente trasferita nella nuova seduta.
Scurria mette inoltre in discussione la stessa chiusura della precedente riunione, sostenendo che il Presidente Minutoli avrebbe proceduto unilateralmente al rinvio, senza una preventiva votazione dell’Aula sulla questione sospensiva.
Sono rilievi puntuali, messi nero su bianco, sui quali Scurria ha chiesto alla Segretaria Generale di esprimersi formalmente.
Russo: «Ero assente, voglio capire cosa è successo»

Alessandro Russo
A chiedere chiarezza è stato anche Alessandro Russo, Capogruppo del Partito Democratico.
Russo, assente nella precedente seduta, ha chiesto di ricostruire quanto accaduto in Aula e, soprattutto, di comprendere sulla base di quale disposizione regolamentare si sia proceduto alla riapertura dei termini per gli emendamenti attraverso un voto a maggioranza.
Una richiesta che ha riportato al centro della discussione proprio il rapporto tra la decisione assunta nella seduta precedente e quella di oggi.
Carrubba: «Sindaco e assessori possono emendare fino alla fine»
A fornire i chiarimenti è stata la Segretaria Generale, Rossana Carrubba.
Carrubba ha ribadito che il Regolamento consente a Sindaco e Assessori di presentare emendamenti fino alla conclusione della discussione in Aula, senza essere sottoposti allo stesso termine previsto per i Consiglieri.
Quanto alla vicenda della riapertura dei termini, la Segretaria Generale ha richiamato la decisione già assunta dall’Assemblea consiliare.
Essendo stata votata dall’Aula la riapertura dei termini e considerando la seduta odierna in continuità con quella precedente, secondo Carrubba i termini possono essere considerati ancora aperti.
È proprio questo il punto sul quale si è registrata la maggiore distanza tra le posizioni emerse in Aula.
Da una parte la lettura di Scurria e del suo Gruppo, che contesta la possibilità di trasferire la decisione nella nuova seduta; dall’altra l’interpretazione della Segreteria Generale, che considera invece l’odierna riunione in continuità con la precedente.
Altri 30 emendamenti. E arriva un altro rinvio
Quando sembrava possibile provare ad avvicinarsi finalmente al merito della proposta, è arrivato un ulteriore elemento a complicare il quadro.
Sono stati infatti presentati circa 30 nuovi emendamenti.
Un pacchetto che dovrà essere esaminato dagli uffici e sul quale dovrà esprimersi il dirigente De Francesco, chiamato a predisporre i relativi pareri.
Da qui le sospensioni e le riprese dei lavori, fino alla decisione finale del Presidente Minutoli: seduta aggiornata a mercoledì alle 13.30.
Il contratto resta sul tavolo
Per la seconda volta in pochi giorni, dunque, il Consiglio Comunale non arriva al voto sul Contratto di servizio della Messina Social City.
La vicenda, partita dal merito di un affidamento triennale da 53,8 milioni di euro, si è progressivamente trasformata in una complessa partita sulle procedure consiliari, sugli allegati, sui pareri e sui termini per gli emendamenti.
E mentre il confronto politico continua, la questione è ormai anche regolamentare: quale sia la natura della seduta, quali atti possano essere utilizzati, quali emendamenti siano ammissibili e quali documenti debbano essere acquisiti prima del voto.
Mercoledì si ripartirà da qui.
Con i chiarimenti della Segreteria Generale già messi a verbale, i nuovi emendamenti da esaminare e i pareri del dirigente De Francesco ancora da acquisire.
Il contratto della Social City, per ora, resta ancora sul tavolo di Palazzo Zanca.










