Cateno De Luca interviene duramente sull’articolo pubblicato oggi in prima pagina dalla Gazzetta del Sud dal titolo “Messina, il diktat di De Luca: dimissioni e voto anticipato”, definendolo senza mezzi termini «un’operazione politica mascherata da informazione».
«La Gazzetta del Sud, afferma De Luca, consegna stamattina alla città per l’ennesima volta una non notizia. Un titolo e un contenuto frutto solo di un personale esercizio di pensiero di Lucio D’amico spacciato per verità. Ancora una volta la Gazzetta decide quando devo andare in prima pagina: non quando porto risultati alla città, ma quando devo essere messo sotto pressione. Lo stesso giornale che non ha ritenuto, ad esempio, che il risultato ottenuto nella legge di stabilità 2026 con l’arrivo di ben 36 milioni di euro per Messina, per sanare una vergogna storica sul trasporto pubblico, meritasse la prima pagina, si permette oggi di costruire un racconto tossico fatto di insinuazioni e terrorismo politico».
De Luca ricorda il risultato ottenuto per la città di Messina che dal 2012 ha subito una grave discriminazione:
«Messina riceveva 1,20 euro a chilometro per il TPL, mentre Palermo e Catania 2,70. Un danno di oltre 10 milioni l’anno per dodici anni. Questa vergogna l’abbiamo iniziata a cancellare. Ma per questo la Gazzetta non dedica titoli… avremmo potuto e dovuto leggere magari “De Luca cancella una vergogna e fa arrivare i soldi a Messina”. Invece no. De Luca finisce in prima pagina solo quando la Gazzetta decide che deve finirci, e quasi sempre per costruire operazioni di pressione e di intimidazione politica».
«Sul presunto “diktat” e sul tema delle dimissioni, la Gazzetta del Sud, prosegue De Luca, ha già stabilito tutto: che si va a votare, che si annuncerà a Caltagirone, che è un diktat, che non è nell’interesse della città. Mi chiedo: in base a cosa?».
La Gazzetta del Sud titola: “Messina, il diktat di De Luca. Dimissioni e voto anticipato”.
“Basile si adegua alla decisione presa dal suo leader maximo e dovrebbe lasciare l’incarico entro gennaio. In ogni caso la città andrà incontro al suo ennesimo commissariamento”.
“Vale la pena ricordare, per completezza e onestà, prosegue De Luca, che la città di Messina negli ultimi vent’anni ha già conosciuto tre commissariamenti: dopo le elezioni del 2005, con la decadenza del sindaco Genovese; poi con la decadenza del sindaco Buzzanca nel 2011; e infine il commissariamento di tre mesi nel 2022, quando mi sono dimesso per candidarmi alla presidenza della Regione.
Gli altri commissariamenti sono durati quasi un anno ciascuno.
Quello del 2022, invece, fu limitato a tre mesi perché io mi dimisi in tempo utile per evitare un commissariamento lungo. Sarei potuto restare fino a maggio, ma così la città sarebbe stata commissariata per un anno e due mesi.
Ho scelto invece di assumermi la responsabilità delle mie decisioni: mi sono dimesso per far votare subito la città. Mi sono sottoposto al giudizio del mio unico padrone, che non è la Gazzetta del Sud, ma il popolo di Messina.
Sono stato chiaro con i messinesi: mi dimetto per candidarmi alla presidenza della Regione e mi dimetto prima per evitarvi un commissariamento di 14 mesi. Ho giocato a carte scoperte. Ho consegnato il mio destino nelle mani dei cittadini. E i messinesi, nonostante la Gazzetta del Sud, nel giugno 2022 hanno fatto una scelta chiara e netta, apprezzando il lavoro svolto con un plebiscito al primo turno per Federico Basile.
Per questo, se dobbiamo parlare di storia, la Gazzetta del Sud dovrebbe raccontarla tutta, non solo quella che sceglie sia più funzionale alla sua linea narrativa ed editoriale.
Quando sono diventato sindaco di Messina nel 2018 ho ereditato una città devastata dalle amministrazioni degli ultimi vent’anni con sindaci eletti da tutto l’arco costituzionale. Abbiamo dovuto farci carico dei debiti accumulati negli ultimi quarant’anni. Eppure stamattina Lucio D’Amico arriva perfino a sostenere lo slogan secondo cui sarebbe “meglio il peggior sindaco che il miglior commissario”. Io ho trovato una città con 555 milioni di euro di debiti. Messina era la città della spazzatura, la città delle baracche, la città dei debiti, la città dei pagherò che non venivano pagati.
È questo il risultato dei “migliori sindaci” del passato?
Questo tipo di narrazione serve solo a creare, in modo insinuoso e strumentale, un clima di paura persino rispetto a un eventuale commissariamento di tre mesi, pur di difendere un sistema che ha portato Messina al disastro.
Ed è altrettanto strumentale il tentativo di collegare tutto questo a Caltagirone. A Caltagirone si parlerà del futuro della Sicilia, del Centro Studi, di cosa voglio fare da grande.
Gli annunci su Messina si fanno a Messina, se e quando si devono fare. E non certo quando lo stabilisce la Gazzetta del Sud, che stamattina arriva perfino a definirmi “profeta” e, nello stesso tempo, si permette di sfottere il sindaco di Messina, scrivendo che Federico Basile agirebbe “in piena autonomia, si fa per dire”.
Ma come vi permettete? In base a quale principio, Lucio D’Amico sentenzia che “non c’è alcun interesse superiore e che tutto è una commedia” e decide quali sono le uniche motivazioni legittime per le dimissioni di un sindaco, arrivando a stabilire e consegnare all’opinione pubblica la sua unica verità, ovvero che non ci sono? Questo non è giornalismo: è più un partito politico che detta la linea».
De Luca denuncia un tentativo di condizionamento:
«La Gazzetta ancora una volta va oltre il diritto di cronaca e critica: anticipa, giudica, squalifica e fornisce già gli argomenti della prossima campagna elettorale ai nostri avversari. Pretende di stabilire cosa possiamo dire e cosa no, costruendo una propria narrazione fregandosene anche del fatto che su questo tema alla domanda diretta di un proprio cronista abbiamo dato una risposta precisa.
Una risposta che, evidentemente, non era quella che Gazzetta del Sud e Lucio D’Amico si aspettavano e dunque la storia va riscritta, ma non funziona così. Le decisioni su Messina, conclude De Luca, non saranno condizionate né dalla Gazzetta del Sud, né dalle lobby, né da nessun tempio del potere. La storia dimostra che le scelte che abbiamo fatto sono sempre state nell’interesse della città. Non ci faremo intimidire, neanche stavolta.
Ps: indegna la mela avvelenata di Lucio D’Amico anche nel mettere in discussione la ricandidatura di Federico Basile qualora si andasse ad elezioni anticipate. Federico Basile è parte politica migliore di me. L’ho sempre detto e lo ribadisco rispedendo al mittente anche questa ulteriore insinuazione degna di un giornalismo da quattro soldi!”










