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Bucceri, il conto alla rovescia del governo Basile: quando le urne tornano a bussare alla porta di palazzo Zanca

Ma una cosa è certa: il tempo delle rassicurazioni politiche è finito

*A Messina è cominciato il conto alla rovescia*

Non quello scandito dagli slogan della politica, ma quello, molto più concreto, che conduce alla decisione del TAR sui ricorsi elettorali e che potrebbe rimettere in discussione l’intero risultato delle ultime amministrative. Federico Basile è stato riconfermato sindaco, ma quella vittoria oggi è tutt’altro che una pagina definitivamente chiusa.
A ottobre, infatti, il Tribunale amministrativo sarà chiamato a pronunciarsi su una questione che avevamo già sollevato nei ricorsi presentati contro il procedimento elettorale: la mancata raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste di Sud chiama Nord.
Non una questione meramente formale, non un cavillo da addetti ai lavori (definita da qualche commentatore supercazzola) ma un problema che investe direttamente la regolarità della competizione elettorale e, quindi, la legittimità del risultato.
La vicenda assume oggi una luce ancora più inquietante alla luce del parere dell’Ufficio legislativo e legale della Regione, reso ad aprile, conosciuto da Basile e rimasto secretato. Secondo quanto emerge dalla ricostruzione pubblicata da alcuni mezzi di informazione, quel parere avrebbe sostanzialmente affermato che le firme dovevano essere raccolte. Il problema sarebbe stato dunque esattamente quello che avevamo denunciato: la deroga prevista dalla legge non poteva essere automaticamente estesa a quindici liste soltanto perché nel loro contrassegno compariva quello di un partito rappresentato all’ARS.
La domanda è semplice, e proprio per questo è politicamente devastante: l’esenzione dalle firme valeva per una sola lista oppure poteva essere moltiplicata per tutte le liste collegate? A Messina parliamo di quinfici liste. Non di una, non di due. Quindici. Ed è su questo punto che si concentra una parte essenziale del contenzioso oggi pendente davanti al TAR.
Il dato più significativo, però, è un altro. Il parere regionale, secondo la ricostruzione resa pubblica, non sarebbe stato divulgato perché avrebbe potuto «alterare il procedimento elettorale». Una motivazione che, paradossalmente, rende ancora più evidente la delicatezza della questione. Perché se un parere giuridico poteva incidere sul procedimento elettorale, significa che riguardava una questione tutt’altro che marginale. E se quel parere sosteneva che le firme dovevano essere raccolte, diventa inevitabile chiedersi cosa sarebbe accaduto se tutti i partecipanti alla competizione avessero conosciuto tempestivamente quell’orientamento.
Il punto non è stabilire oggi, attraverso un editoriale, ciò che soltanto il giudice amministrativo dovrà stabilire. Il punto è ricordare che la democrazia elettorale vive di regole uguali per tutti
Le regole sulla presentazione delle liste non sono burocrazia inutile: sono le condizioni attraverso le quali si garantisce che una competizione elettorale sia autenticamente libera, trasparente e paritaria. Se la legge richiede le firme, la loro raccolta non può diventare facoltativa per interpretazione amministrativa. Se esiste una deroga, quella deroga deve essere interpretata nei limiti rigorosamente previsti dalla legge. Ed è qui che il caso Basile diventa qualcosa di più di una controversia giudiziaria. Perché non è in discussione soltanto il destino di un’amministrazione comunale. È in discussione il principio secondo cui nessuno, nemmeno una forza politica influente e radicata nelle istituzioni, può considerarsi al di sopra delle regole che disciplinano la competizione elettorale.
Avevamo sollevato questa questione nei nostri ricorsi proprio perché ritenevamo che la procedura seguita presentasse profili di illegittimità. Oggi quelle contestazioni assumono una dimensione nuova alla luce di un documento regionale che, pur essendo stato sottratto alla conoscibilità pubblica nel momento decisivo, avrebbe indicato una direzione giuridica precisa: le firme andavano raccolte.
E allora il conto alla rovescia non riguarda soltanto Federico Basile. Riguarda Messina. Riguarda la credibilità delle sue istituzioni. Riguarda la fiducia dei cittadini nella certezza delle regole.
E riguarda soprattutto una domanda che non può essere elusa: se il TAR dovesse accertare che le liste non potevano essere ammesse senza la necessaria raccolta delle firme, che ne sarà del risultato elettorale e chi pagherà i danni a candidati ed Istituzioni? Qualcuno sapeva ed ha taciuto, dando irresponsabilmente il via alla competizione elettorale.
Ora i responsabili dovranno pagare e noi vigileremo. A ottobre arriverà la risposta sulla regolarità delle Elezioni amministrative a Messina. Fino ad allora, nessuno dovrebbe proclamare vincitori o sconfitti.
Ma una cosa è certa: il tempo delle rassicurazioni politiche è finito. Ora parlano gli atti, parlano le norme e, soprattutto, parlerà il giudice. Il governo Basile può anche continuare ad amministrare come se nulla fosse.  Ma sopra Palazzo Zanca, ormai, il calendario ha cominciato a correre all’indietro.
E quando arriverà lo zero, potrebbe non esserci più una maggioranza da difendere, ma una nuova campagna elettorale da affrontare.
 Maurizio Bucceri
(Riproduzione autorizzata )
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