Un’ovazione rompe il silenzio del Salone delle Bandiere. Tra assessori, consiglieri, vertici degli Enti e una nutrita schiera di stampa e cittadini, il Sindaco Federico Basile pronuncia la formula delle attese dimissioni. Ma è l’annuncio successivo a scuotere l’aula: la volontà di ricandidarsi alla guida della città.
Per sgombrare il campo da illazioni sulla sua autonomia, Basile scandisce parole pesanti: “Basile candida Basile”. Una precisazione che suona come una rivendicazione di identità e che fornisce, implicitamente, la spiegazione all’assenza del suo mentore e leader, Cateno De Luca.
Incalzato dai giornalisti, il Sindaco ha glissato sull’ipotesi che le dimissioni siano una mossa per “blindare” Palazzo Zanca prima delle tornate elettorali regionali e nazionali. Ha preferito, invece, porre l’accento su una carenza di “agibilità democratica”: un Consiglio Comunale che, secondo Basile, rallenta l’azione amministrativa con tatticismi di “bassa cucina”, ostacolando atti vitali per la cittadinanza.
Il quadro politico, del resto, parla chiaro. Nel corso della consiliatura, la solida base monocolore iniziale ha perso pezzi: sette consiglieri si sono allontanati, lasciando i restanti tredici a sostenere una maggioranza sempre più precaria. Un logoramento che ha inevitabilmente frenato l’azione di governo proprio quando la città avrebbe bisogno di accelerare per compiere il tanto atteso “salto di qualità”.
Il percorso è iniziato nel 2018. Cateno De Luca ereditò un Municipio allo sfascio e, con provvedimenti coraggiosi, salvò Messina dal dissesto finanziario, normalizzando servizi essenziali. I risultati di quella prima fase sono tangibili: dalla raccolta rifiuti al risanamento, dai trasporti alla Bandiera Blu, fino alla gestione idrica. Una scommessa vinta per rendere Messina una “città normale”. La seconda fase, nel solco tracciato da De Luca, ha visto Federico Basile raccogliere il testimone per completare progetti e avviarne di nuovi. Ma oggi quel solco non basta più.
Siamo alla soglia della Terza Fase. Non basta più la normalizzazione; serve una visione strategica che ridisegni il ruolo di Messina come guida dell’area metropolitana e motore di rilancio socio-economico. Ciò richiede un vero “colpo d’ala”, capace di elevare il livello del dibattito politico e di innescare uno sviluppo reale. Solo così potremo contrastare l’emorragia dei nostri giovani e il preoccupante decremento demografico.
Messina non può più permettersi di camminare: deve tornare a volare.
Lillo Zaffino
Foto: Antonio De Felice











