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Rotary Club Stretto di Messina, “Il Papato di Francesco”: il bilancio di Mons. Cesare Di Pietro

A introdurre la serata il presidente Antonio Albanese

Il Rotary Club Stretto di Messina ha ripreso le attività con un ospite di assoluto prestigio, il Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Messina, Mons. Cesare Di Pietro, che ha tenuto un incontro su “Il Papato di Francesco: un primo bilancio”.

A introdurre la serata il presidente Antonio Albanese, sottolineando l’autorevole presenza di Mons. Di Pietro e l’importanza di un argomento «di interesse pubblico e anche ostico», per conoscere meglio il Pontefice «considerato liberale in certi aspetti e retrogrado in altri».

«È stato il primo Papa delle Americhe e primo gesuita», ha esordito Mons. Di Pietro, illustrando la figura di Jorge Mario Bergoglio che, eletto nel marzo 2013, scelse per la prima volta Francesco: «Un nome dirompente, indica una linea precisa, un uomo che ama la povertà e la vicinanza alla gente», ha aggiunto il relatore. Nato a Buenos Aires nel dicembre 1936, ma di origini piemontesi, diventa sacerdote nel 1969 e vescovo nel 1992; quindi arcivescovo nel 1997 e cardinale nel 2001 fino all’elezione papale: «Un pastore semplice e amato. Seguiva questo assioma: la mia gente è povera e io sono uno di loro. Ai suoi preti ha sempre raccomandato misericordia, coraggio e di tenere la Chiesa con le porte aperte. Da Papa raccomanda prossimità, vicinanza e tenerezza, evitando la mondanità spirituale, quando le cariche ecclesiastiche diventano uno strumento di potere e quando gli uomini di Chiesa cercano gloria personale». Sono le linee guida di Papa Francesco che, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare i cosiddetti “quattro cavalieri dell’Apocalisse”: crisi economica, disastri ambientali, pandemia Covid e la guerra Russia-Ucraina: «Una pazzia alla quale – ha riportato il Vescovo – si risponde con la follia dell’amore». Inoltre Papa Francesco ha avviato una riforma della Chiesa per snellire alcuni organismi della Curia romana e, sul piano economico, ha cercato di garantire una gestione trasparente dei fondi della Santa Sede. Ha dato più spazio alle donne e rivolto maggiore attenzione a temi come i migranti e la promozione del dialogo e della cultura dell’incontro: «Deve essere una Chiesa – ha concluso Mons. Di Pietro – sempre più aperta alle istanze del mondo e degli uomini».

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