La solennità di S. Giacomo apostolo a Messina ha una particolare tradizione, che si rinnova ogni anno con la processione del Ferculum, che parte dalla parrocchia di Camaro Superiore e giunge alla Cattedrale dove ad attenderlo c’era S. E. mons. Santi Rocco Gangemi, Nunzio Apostolico in Serbia e vescovo Titolare di Taormina. Alla processione ha partecipato una delegazione della comunità parrocchiale di S. Giacomo Maggiore di via Buganza. Come da tradizione momento particolare prima della messa, è stato l’intronizzazione del sacro capello della Madonna della Lettera sulla varetta di San Giacomo, effettuato da mons. Roberto Romeo. S. E. mons. Gangemi ha aperto la sua originale omelia con l’invito a tutti i fedeli di rivolgere lo sguardo al prezioso fercolo dell’Apostolo: S. Giacomo vi è rappresentato in armi, spada in pugno, certamente a memoria del martirio subìto per la fede, ma anche sintesi della sua linea pastorale di “Vivere è combattere”. Concetto non nuovo nelle Sacre Scritture, centrale nel Libro di Giobbe: esempio di ‘patientia’, Giobbe è provato da tormenti fisici e spirituali immeritati, e perciò si appella a Dio tra i lamenti, chiedendogli conto e implorandolo della liberazione. Invece, del tutto innovativo è il punto di vista della Lettera di Giacomo, conformemente del resto a un chiaro principio evangelico: per seguire il Signore, è necessario che ciascuno prenda su di sé la croce. Dunque, per l’Apostolo la vita è sì combattimento, militia, tuttavia, se il miles è bene armato con la spada della fede, dominando le passioni, fuggendo le tentazioni, sopportando i dolori, pur quando il corpo soccomba, l’anima trionfa guadagnando la salvezza. Una meditazione fitta e piacevolmente concisa, quella del presule, che non manca di evidenziare la sostanziale affinità fra questa visione e quella di altri testi del Cristianesimo antico, quelli di S. Paolo in particolare – la vita nella sequela di Cristo è una buona battaglia. E ancora, molto appropriatamente, richiama l’ideale convergenza tra il magistero apostolico e quello di Seneca: il filosofo stoico contemporaneo degli Apostoli, maestro di moralità agli uomini non solo del suo tempo, ma di ogni tempo a venire. Prima della conclusione, il parroco mons. Francesco La Camera ha omaggiato a mons. Gangemi una originale riproduzione, mentre alla folta delegazione di presbiteri che hanno presenziato la cerimonia religiosa ha donato il classico medaglione della confraternita.










