Nel linguaggio dell’elettrotecnica e della fisica, la differenza di potenziale elettrico viene misurata in “volt”, simbolo V. Si tratta di una delle unità fondamentali del Sistema Internazionale e rappresenta un omaggio allo scienziato italiano Alessandro Volta, inventore della pila elettrica e tra i più grandi protagonisti della storia della scienza.
Tuttavia, osservando con attenzione la denominazione dell’unità di misura, emerge una curiosa anomalia linguistica e storica. Mentre molte unità di misura derivate da scienziati mantengono integralmente il cognome del loro ideatore – come ampere da André-Marie Ampère, ohm da Georg Simon Ohm o watt da James Watt – nel caso di Alessandro Volta il cognome è stato modificato nella forma “volt”, eliminando la vocale finale.
La scelta non è casuale. Quando nel XIX secolo si consolidò la nomenclatura internazionale delle unità elettriche, si preferì adottare forme brevi e facilmente pronunciabili nelle diverse lingue europee. Il termine “volt” risultò più semplice da utilizzare nei contesti scientifici internazionali, soprattutto nelle lingue anglosassoni, rispetto a “volta”, che avrebbe mantenuto l’esatta forma del cognome dello scienziato comasco. Alessandro Volta
Dal punto di vista storico, però, questa scelta ha finito per allontanare il nome dell’unità dalla figura umana e scientifica che l’ha ispirata. Molti studenti apprendono il termine “volt” senza rendersi immediatamente conto che esso deriva dal cognome di Alessandro Volta, uno dei più illustri scienziati italiani di tutti i tempi.
Per questo motivo, il Prof. Aldo Domenico Ficara, docente di Elettrotecnica, nel corso dei suoi quarant’anni di insegnamento ha sempre ritenuto importante evidenziare tale particolarità ai propri studenti. Durante le lezioni dedicate alla tensione elettrica e alla differenza di potenziale, il professore ha frequentemente utilizzato il termine “Volta” anziché limitarsi a pronunciare “volt”, cogliendo l’occasione per raccontare la storia dello scienziato e spiegare l’origine di quella che considerava una singolare anomalia terminologica.
Secondo il Prof. Ficara, ricordare il cognome completo di Alessandro Volta significa non soltanto rispettare la memoria di uno dei padri dell’elettrotecnica moderna, ma anche aiutare gli studenti a comprendere che dietro ogni formula, ogni unità di misura e ogni legge fisica vi sono uomini e donne che hanno contribuito allo sviluppo della conoscenza scientifica.
La questione non è certamente di natura tecnica: il Sistema Internazionale continuerà a utilizzare ufficialmente il termine “volt” e il simbolo V. Tuttavia, la riflessione proposta dal Prof. Ficara invita a considerare come il linguaggio scientifico possa talvolta nascondere le proprie radici storiche. Recuperare il legame tra l’unità di misura e il nome di Alessandro Volta significa anche valorizzare il patrimonio scientifico italiano e mantenere viva la memoria di uno scienziato che ha cambiato il mondo con le sue scoperte.
In un’epoca in cui la tecnologia elettrica ed elettronica è presente in ogni aspetto della vita quotidiana, ricordare chi fosse Alessandro Volta e perché la tensione elettrica si misura in “volt” rappresenta non soltanto un esercizio di cultura scientifica, ma anche un doveroso tributo alla storia della scienza italiana.










