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Cronaca

CODACONS Sicilia Donna: Femminicidi, sei donne morte in pochi giorni

Serve una risposta immediata delle istituzioni

 

Sei donne morte in pochi giorni. Sei vite spezzate in una drammatica sequenza di violenza che riporta ancora una volta al centro dell’attenzione la necessità di proteggere concretamente le donne esposte a minacce, maltrattamenti e aggressioni.

Carmela Bifano, Joanna Rouissi, Michela Rubiu, Ornella Forastefano, Tania Terrin e Maria D’Alessandro sono i nomi delle donne al centro dei gravissimi fatti di cronaca emersi nei giorni di Ferragosto e immediatamente successivi. Dietro ciascun nome ci sono una persona, una famiglia e una storia che, secondo Codacons Sicilia Donna, non possono trasformarsi soltanto in numeri nelle statistiche sulla violenza.

Di fronte a questa successione di tragedie, Codacons Sicilia Donna chiede al Governo una risposta immediata e un rafforzamento concreto degli strumenti di prevenzione e tutela delle vittime.

“Sei donne morte in pochi giorni rappresentano una realtà davanti alla quale le istituzioni non possono limitarsi al cordoglio – afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons –. Ogni tragedia deve spingerci a verificare se gli strumenti di prevenzione siano realmente efficaci, se le situazioni di pericolo vengano riconosciute tempestivamente e, soprattutto, se una donna che trova il coraggio di chiedere aiuto riceva una protezione effettiva.”

Secondo Codacons Sicilia Donna, particolare attenzione deve essere riservata ai casi nei quali episodi di violenza o maltrattamenti erano già stati segnalati o denunciati. La vicenda di Tania Terrin, che aveva denunciato l’ex compagno e nei cui confronti erano già stati adottati provvedimenti, pone interrogativi sull’efficacia della rete di protezione quando una situazione di rischio è già conosciuta dalle istituzioni.

“Una denuncia non può rappresentare soltanto l’inizio di un procedimento – sottolinea l’avvocata Federica Prestidonato, Presidente di Codacons Sicilia Donna – Per una donna che vive una situazione di violenza è spesso un passaggio difficilissimo, che deve essere seguito da una valutazione tempestiva del pericolo e da misure di protezione adeguate. È proprio in questa fase che la presenza dello Stato deve essere concreta, continua ed efficace.”

Codacons Sicilia Donna ritiene che la risposta alla violenza non possa esaurirsi sul piano repressivo. L’associazione chiede risorse strutturali e continuative per i centri antiviolenza, una formazione specialistica sempre più capillare per gli operatori chiamati a entrare in contatto con le vittime e un coordinamento effettivo tra forze dell’ordine, autorità giudiziaria, servizi sociali, strutture sanitarie e centri specializzati.

“Non possiamo pensare di affrontare un fenomeno così complesso soltanto aumentando le pene – evidenzia Tanasi – La sfida decisiva è riuscire a intervenire prima. Per questo chiediamo al Governo di convocare un tavolo urgente con le istituzioni competenti, i centri antiviolenza e le realtà impegnate nella tutela delle vittime, per individuare le eventuali criticità e rafforzare concretamente la rete di prevenzione e protezione.”

Codacons Sicilia Donna richiama inoltre la necessità di investire sulla prevenzione culturale, attraverso percorsi educativi adeguati all’età e finalizzati al rispetto della persona, alla parità, alla consapevolezza nelle relazioni e al contrasto di ogni forma di sopraffazione.

“Prevenire significa anche intervenire sulle radici culturali della violenza – afferma Prestidonato – Scuola, famiglie e istituzioni devono concorrere alla costruzione di relazioni fondate sul rispetto, sulla libertà e sulla dignità della persona. Significa anche saper riconoscere tempestivamente i segnali di pericolo e accompagnare una donna che chiede aiuto lungo tutto il percorso di uscita dalla violenza, senza lasciarla sola proprio nel momento di maggiore vulnerabilità.”

“Il Codacons è pronto a fare la propria parte e valuterà, caso per caso e nel pieno rispetto delle indagini dell’autorità giudiziaria, ogni iniziativa utile a verificare eventuali omissioni o responsabilità nelle situazioni in cui una donna avesse già denunciato violenze o richiesto protezione. Non possiamo accettare che dopo ogni nuova vittima tutto si riduca a pochi giorni di indignazione. Servono risorse, coordinamento, prevenzione e, soprattutto, la capacità di intervenire prima che sia troppo tardi.” – conclude Tanasi

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