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Sulla notizia della denuncia del presunto stupro di Piazza Cairoli le riflessioni della Dott.ssa Lo Cascio

Il parere della Pedagogista Specializzata in Neuropedagogia

A seguire le riflessioni della Dott.ssa Lo Cascio Claudia Pedagogista Specializzata in Neuropedagogia :
I recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto una giovane ragazza a Piazza Cairoli ci interrogano profondamente come comunità. Come pedagogista e mamma, ritengo che sia fondamentale accendere un faro su queste problematiche e riflettere su come possiamo agire per prevenire simili eventi.
•L’educazione al rispetto e al consenso
L’educazione al rispetto è il pilastro su cui si fonda una società civile e sicura. I giovani devono imparare fin da piccoli che ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psicologica, e che il corpo altrui non è un oggetto di cui disporre. Questo significa promuovere una cultura del consenso, dove il “sì” è sempre esplicito e mai dato per scontato. L’educazione sessuale, quindi, non deve limitarsi alla biologia, ma deve includere il concetto di libero arbitrio sessuale, insegnando che la sessualità è un’espressione libera, consapevole e rispettosa, basata sulla parità e sul mutuo accordo.
•Vivere la città in libertà e sicurezza
Il desiderio di poter vivere la propria città in tranquillità, a qualsiasi ora del giorno e della notte, è un diritto fondamentale. La paura e l’insicurezza limitano la libertà, soprattutto quella dei più giovani. Dobbiamo lavorare per creare spazi pubblici che siano percepiti come sicuri e inclusivi per tutti. Questo non riguarda solo l’illuminazione o la sorveglianza, che sono già presenti e vigenti nei luoghi sopraindicati, ma soprattutto,.mi riferisco alla costruzione di una comunità che si prenda cura dei propri membri.
Messina è una città sicura ed in continuo processo di evoluzione, bisogna lavorare ancor di più su temi specifici quali; educazione civica/sensibilità,.più specificificatamente mi riferisco a ciò che concerne comportamenti sociali o al rispetto delle regole.
•Soluzioni pedagogiche e sociali per la prevenzione
Per affrontare questo problema in modo strutturale, è necessario un impegno su più fronti. Ecco alcune soluzioni che, dal punto di vista pedagogico e sociale, potrebbero avere un impatto significativo:
•Programmi educativi a scuola: Introdurre percorsi formativi nelle scuole primarie e secondarie, che affrontino temi come l’affettività, il rispetto delle differenze, la prevenzione della violenza di genere e il consenso. Questi programmi dovrebbero essere tenuti da esperti e coinvolgere attivamente gli studenti attraverso dibattiti e laboratori.
•Laboratori per genitori: Coinvolgere le famiglie in percorsi di formazione per aiutarle a dialogare con i figli su temi complessi come la sessualità e il rispetto, fornendo strumenti per affrontare le sfide dell’adolescenza.
•Campagne di sensibilizzazione: Promuovere campagne informative a livello locale che coinvolgano la cittadinanza, utilizzando canali comunicativi moderni e vicini ai giovani. L’obiettivo è smantellare stereotipi e pregiudizi legati alla violenza di genere e sensibilizzare sull’importanza di denunciare.
È fondamentale che i giovani non si sentano solo parti passive di progetti vari, ma possano essere protagonisti attivi del cambiamento.
In osservazione Neuro pedagogica
Si potrebbe pensare anche a;
•Gruppi di parola e teatro sociale: Creare spazi protetti in cui ragazzi e ragazze possano esprimere le proprie emozioni e paure, magari attraverso il teatro sociale. Questa metodologia permette di mettere in scena situazioni di conflitto e violenza, per analizzarle e trovare insieme soluzioni creative e non violente.
•Mentoring tra pari: Attivare programmi di mentorship in cui giovani più grandi e formati possano fare da guida ai più piccoli. Questo crea un senso di responsabilità reciproca e una rete di supporto basata sulla fiducia tra coetanei. I ragazzi imparano a proteggersi e a riconoscere segnali di pericolo in modo più efficace.
•Patti educativi territoriali: Istituire dei tavoli di lavoro permanenti tra scuola, famiglia, associazioni sportive, centri culturali e forze dell’ordine. L’obiettivo è redigere un “patto” in cui tutti si impegnano a promuovere un’educazione al rispetto e alla legalità. Questo crea una rete di responsabilità condivisa
•Piazze sicure” e urbanistica partecipata: Coinvolgere i giovani, soprattutto le ragazze, nella riprogettazione degli spazi urbani, come Piazza Cairoli. Chiedere loro quali sono i luoghi che percepiscono come insicuri e perché, per poi lavorare insieme a urbanisti e architetti per “ridisegnarli” rendendoli più accoglienti e vivibili. Ad esempio, una migliore illuminazione, l’eliminazione di angoli bui o la creazione di punti di ritrovo gestiti da associazioni, oppure creare degli ” angoli protetti H24 “

•Reti di supporto sul territorio: Creare una rete di collaborazione tra scuole, servizi sociali, forze dell’ordine e associazioni locali per offrire un supporto concreto e immediato alle vittime di violenza e per promuovere attività di prevenzione sul territorio, come centri di ascolto e sportelli di aiuto.

Questi interventi, se implementati in modo coordinato, possono contribuire a costruire una cultura del rispetto e a rendere la nostra città un luogo più sicuro e accogliente per tutti. Dobbiamo smettere di accettare la violenza come una parte inevitabile della vita e iniziare a lavorare attivamente per un futuro in cui ogni giovane possa sentirsi libero e protetto.
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