Investire sul potenziamento dell’attraversamento dinamico dello Stretto attraverso nuove navi, catamarani, strutture portuali e treni; mettere in sicurezza il territorio, considerata la vera “grande opera” prioritaria; valorizzare la dimensione culturale, estetica e identitaria dello Stretto, opponendosi a un progetto costoso,
irrealizzabile e privo di reali benefici.
Sono questi alcuni dei temi affrontati da Domenico Gattuso, Filippo Cucinotta, Fabio Granata e Sergio De Cola nel corso del partecipato incontro svoltosi al Salone delle Bandiere del Municipio di Messina, organizzato dall’associazione “Invece del ponte”.
Presentando il convegno, Guido Signorino, presidente di “ Invece del ponte” ha affermato che dopo tanti anni in cui siamo stati coinvolti nel balletto “ponte si, ponte no”, adesso siamo arrivati alla certezza che il ponte non si farà mai.
Successivamente, Sergio De Cola ha ricordato l’impegno dell’associazione nel proporre alternative concrete e utili rispetto a un’opera inutile e irrealistica. Ha sottolineato come, destinando anche solo un miliardo dei 14 previsti per il ponte, si potrebbero mettere in sicurezza fino a 150 ospedali e strutture sanitarie.
Domenico Gattuso ha quindi illustrato una serie di criticità del progetto, evidenziandone il contrasto con le Politiche di Coesione e soffermandosi sui volumi di traffico attuali e previsti dalla Società Stretto di Messina, giudicati fuori da ogni logica. Secondo Gattuso, la soluzione risiede nel potenziamento dei servizi di navigazione e in interventi diffusi di mobilità sostenibile: con un investimento di circa 1,2 miliardi di euro si potrebbero ottenere risultati ottimali per l’area dello Stretto, anche con significative ricadute occupazionali.
Filippo Cucinotta ha richiamato l’attenzione sui recenti eventi climatici estremi, citando il ciclone Harry come esempio delle fragilità di Sicilia e Calabria e delle reali priorità infrastrutturali. I danni registrati a strade, ferrovie e quartieri renderebbero inefficace un’infrastruttura isolata come il ponte, che in caso di emergenze
rischierebbe di risultare inutilizzabile a causa delle interruzioni diffuse. Da qui l’appello a investire nella messa in sicurezza delle reti esistenti.
Fabio Granata ha infine definito il progetto del ponte una grande operazione truffaldina, costosa e irrealizzabile, ribadendo il valore culturale, estetico e identitario dello Stretto di Messina. Un’opera invasiva ne comprometterebbe il significato storico e paesaggistico, a fronte di un patrimonio unico e “mitico” da preservare.
“Opporsi al progetto è un dovere – ha concluso Granata – dobbiamo rispetto a questo luogo e alla distanza
naturale che, come ha scritto di recente padre Antonio Spadaro, è minima ma ineliminabile”.











