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SEUS, FP CGIL: «Sospensioni senza stipendio e dubbi sulla sorveglianza sanitaria; servono risposte immediate»

Un giudizio di inidoneità temporanea non può tradursi automaticamente, in ogni circostanza, nella sospensione senza retribuzione

Il sindacato denuncia criticità nelle procedure adottate e chiede verifiche sui giudizi di idoneità, sulle conseguenze economiche per i lavoratori e sul rispetto della riservatezza sanitaria. Diffida la Direzione e sollecita un confronto urgente.

Sospensioni dal servizio senza retribuzione, dubbi sulle modalità di comunicazione dei giudizi di idoneità sanitaria e lavoratori che, dopo anni di servizio, si ritrovano ad affrontare una condizione di incertezza professionale ed economica. È su questi aspetti che il Segretario Generale della FP CGIL di Messina, Antonio Trino, e le RSA Merlino e Micali accendono i riflettori, contestando formalmente alla SEUS le procedure segnalate e chiedendo alla Direzione di fare piena chiarezza.

Con una formale denuncia sindacale, contestazione e diffida, l’organizzazione sindacale chiede di verificare la correttezza delle procedure di sorveglianza sanitaria e la legittimità dei provvedimenti di sospensione senza stipendio adottati nei confronti di lavoratori destinatari di giudizi di inidoneità temporanea alla mansione.

«Un giudizio di inidoneità temporanea non può tradursi automaticamente, in ogni circostanza, nella sospensione senza retribuzione», sottolinea la FP CGIL, che chiede alla SEUS di chiarire, caso per caso, quali presupposti normativi e contrattuali abbiano determinato le decisioni aziendali, quali valutazioni siano state effettuate e se siano state considerate possibili assegnazioni a mansioni compatibili con le condizioni indicate dal medico competente, ove disponibili e consentite dalla normativa.

Al centro della contestazione vi è anche la comunicazione dei giudizi sanitari. Secondo le segnalazioni ricevute dal sindacato, in alcuni casi i lavoratori avrebbero lasciato la visita medica senza un’informazione chiara sull’esito, apprendendo successivamente dell’esistenza di un giudizio limitativo o di inidoneità già trasmesso all’azienda. La FP CGIL chiede pertanto di accertare modalità e tempi di comunicazione, richiamando il rispetto delle disposizioni previste dal D.Lgs. 81/2008.

L’organizzazione sindacale solleva inoltre una questione particolarmente delicata: la tutela della riservatezza dei dati sanitari. Nella nota si segnala la necessità di verificare che le informazioni comunicate all’azienda e al personale coinvolto siano limitate a quanto previsto dalla normativa, senza indebita diffusione di diagnosi o dettagli clinici.

«La tutela della salute non può diventare uno strumento di emarginazione professionale» è il principio che la FP CGIL pone al centro della propria iniziativa. Il sindacato richiama l’attenzione sulle ricadute umane ed economiche che una sospensione senza retribuzione può determinare, soprattutto per chi ha prestato servizio per anni e si trova ad affrontare una temporanea limitazione lavorativa.

«I lavoratori non chiedono privilegi, ma rispetto, correttezza e il riconoscimento dei diritti che spettano loro», è la posizione espressa dall’organizzazione sindacale, che ritiene indispensabile distinguere la valutazione sanitaria, affidata al medico competente, dalle successive decisioni organizzative e contrattuali di competenza aziendale.

La FP CGIL chiede quindi alla Direzione SEUS di avviare una verifica documentata dei casi segnalati, fornire le motivazioni dei provvedimenti adottati, riesaminare quelli per i quali non risultino adeguatamente verificati i presupposti giuridici e contrattuali e accertare l’eventuale spettanza di retribuzioni o differenze economiche. Tra le richieste figura anche la convocazione urgente delle rappresentanze sindacali per un confronto formale sulla vicenda.

Il sindacato ha chiesto un riscontro scritto, completo e documentato entro cinque giorni lavorativi dal ricevimento della diffida, riservandosi, in assenza di risposte adeguate o qualora emergano irregolarità, di rivolgersi agli organismi competenti e di intraprendere ogni iniziativa sindacale e legale consentita.

«Non bastano risposte formali: servono verifiche, motivazioni documentate e misure concrete», conclude la FP CGIL di Messina. «La dignità dei lavoratori non è negoziabile. Gli anni di servizio e il contributo offerto all’azienda non possono essere dimenticati proprio nel momento in cui una persona si trova ad affrontare una condizione di maggiore fragilità».


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Tel. 090 2403694
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