Alla luce degli ultimi sviluppi relativi ai lavori urgenti sul lungomare e all’annunciata imminente avvio delle opere di difesa costiera, i comitati NO FRANE NO PRECARIETÀ e La scuola che respira ritengono necessario un aggiornamento del dibattito pubblico, affinché l’emergenza in corso non diventi il presupposto per scelte affrettate, non coordinate e potenzialmente dannose sul piano ambientale e territoriale.
La situazione attuale presenta criticità gravi e documentate, come riconosciuto dalla stessa ordinanza sindacale, che fa riferimento a:
• crolli del muro di contenimento
• voragini profonde fino a circa 10 metri
• compromissione della condotta fognaria con rischio igienico sanitario
• necessità di interventi di somma urgenza per la tutela della pubblica e privata incolumità.
In questo quadro, gli interventi emergenziali di messa in sicurezza risultano necessari e non costituiscono oggetto di contestazione. Tuttavia, l’emergenza non può comportare la sospensione del confronto pubblico, soprattutto nel passaggio dagli interventi provvisori alle opere strutturali di difesa costiera.
Opere già appaltate e criticità ancora aperte
Dagli articoli di stampa emerge che i lavori di protezione della costa, per un importo complessivo di circa 10 milioni di euro, risultano appaltati dal 2021 e prevedono la realizzazione di pennelli in mare e un ripascimento esteso della spiaggia. Si tratta di interventi rilevanti, con impatti potenzialmente estesi oltre i confini comunali, che pongono interrogativi di interesse pubblico.
In particolare:
gli interventi di ripristino del lungomare sono stati gestiti in ambito emergenziale dalla Protezione Civile regionale, quale soggetto attuatore su mandato della Regione Siciliana e nell’ambito delle competenze della Struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico. La funzione commissariale è identificata nella persona del Presidente della Regione, Renato Schifani, cui competono funzioni di indirizzo e coordinamento istituzionale. La gestione dell’appalto ricade quindi su un livello istituzionale pubblico chiaramente individuabile.
Le criticità manifestatesi a breve distanza dagli eventi meteo marini rendono necessario un approfondimento sulle modalità di programmazione, controllo e verifica degli interventi realizzati. Nella fattispecie si richiama l’attenzione sul fatto che un tratto del lungomare di Santa Teresa di Riva, già interessato da gravi danneggiamenti lo scorso anno e successivamente ripristinato, ha subito nuovi crolli in occasione dell’evento ciclonico più recente.
Tali circostanze rendono opportuna una valutazione tecnica pubblica sull’efficacia e sulla durabilità delle soluzioni adottate;
non risulta chiarito in che modo tali opere si inseriscano in una pianificazione costiera di scala sovracomunale, necessaria per evitare lo spostamento del fenomeno erosivo verso i centri limitrofi;
permane incertezza sugli effetti ambientali dei pennelli, opere che la letteratura tecnica segnala come potenzialmente in grado di modificare le correnti e di trasferire i fenomeni erosivi lungo costa.
 Deroghe, procedure e tutela ambientale
Particolare attenzione merita il tema delle deroghe procedurali. Se da un lato l’ordinanza sindacale richiama legittimamente i poteri straordinari connessi alla gestione dell’emergenza, dall’altro appare necessario chiarire che opere strutturali di tale portata richiedono comunque:
• valutazioni di impatto ambientale
• pareri dell’Autorità di bacino
• verifiche della Sovrintendenza
• caratterizzazione dei materiali utilizzati per il ripascimento.
Il ricorso esteso alle deroghe rischia di ridurre i livelli di controllo preventivo, con possibili ricadute ambientali, sanitarie ed economiche e con il rischio di generare contenziosi futuri.
Una questione territoriale, non limitata al singolo comune
La difesa costiera non rappresenta una questione esclusivamente locale. Interventi concentrati su un singolo tratto, se non inseriti in una strategia coordinata, possono produrre effetti a catena sui litorali limitrofi, esponendo altre comunità a criticità analoghe. Per questo i comitati ritengono indispensabile:
• un confronto pubblico e istituzionale che coinvolga anche i comuni confinanti;
• una visione di sistema che superi la logica dell’intervento puntuale;
• l’esplorazione di soluzioni alternative già sperimentate con risultati più stabili in altri contesti del comprensorio jonico;
Conclusioni
La comunità ha diritto alla sicurezza, alla trasparenza amministrativa e alla tutela ambientale. Interventi emergenziali non possono sostituire una riflessione strutturale fondata su dati, pianificazione e controlli efficaci. Proseguire senza un coordinamento di sistema rischia di determinare l’impiego di risorse pubbliche senza una reale risoluzione delle criticità.
I comitati confermano la disponibilità a un confronto aperto e tecnico, nella convinzione che un approccio integrato e responsabile rappresenti l’unica strada per la salvaguardia del territorio e delle comunità che lo abitano.
Comunicato a firma di
Giacomo Di Leo – Coordinatore Comitato NO FRANE NO PRECARIETÀ
Francesco Aloisi – Attivista e Coordinatore Comitato Nazionale “La scuola che respira”