Sopralluogo a Niscemi
Carmelo Monaco – ordinario di Geologia Strutturale, Università di Catania, docente di Rischi Geologici e referente della Società Geologica Italiana: ” La Carta geologica del Servizio Geologico d’Italia, datata 1951 (scala 1:100.000), metteva già in evidenza il coronamento della frana sul versante meridionale dell’abitato. La carta del Piano stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico (PAI), datata 2006 e aggiornata nel 2022, riporta infine l’intera area interessata dall’attuale dissesto, probabilmente in base ai rilievi eseguiti dopo l’evento del 1997 e i movimenti franosi del 2019. Al momento si può affermare che si tratta di una frana composta ovvero di una combinazione tra uno scivolamento rotazionale in alto, che causa il basculamento verso monte del contatto tra argille e sabbie superiori, e uno scivolamento planare in basso, all’interno delle argille e con inclinazione verso valle, che causa lo scivolamento dell’insieme verso valle. Niscemi non è sulla Cartografia Geologica Moderna su scala 1:50.000 che va completata”
L’Italia ha una Cartografia Geologica moderna ferma al 50%
Rodolfo Carosi – Docente Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana: ” In Italia alcune delle zone critiche importanti non sono coperte dalla Cartografia Geologica alla scala 1:50.000, che è come la radiografia del corpo umano. Questo significa che queste aree non sono sufficientemente coperte da una conoscenza geologica approfondita!”
Mercoledì – 4 Febbraio – a Roma – Conferenza Nazionale sulla Cartografia Geologica – ore 15, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, al Senato della Repubblica, in Piazza Capranica 72 a Roma.
Sarà presente la comunità dei geologi italiani. Sono stati invitati i ministri Gilberto Picchetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e per le politiche del mare, Maria Siclari, Direttore Generale dell’Ispra, Roberto Troncarelli, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Vincent Ottaviani, Vice Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.
” Con il collega Prof. Giorgio De Guidi (esperto in monitoraggio geodetico delle frane) è stato effettuato un sopralluogo a Niscemi (CL) per verificare gli effetti e approfondire le cause del grande dissesto che ha colpito l’abitato il 25 gennaio scorso. Il sopralluogo è stato effettuato per conto proprio, a scopo di ricerca. Come osservato immediatamente dopo il verificarsi del fenomeno, si tratta di un dissesto che ha riattivato in parte una frana già esistente avvenuta il 12 ottobre del 1997, estendendosi ulteriormente verso nord. Una frana avvenuta nel marzo 1790 nella stessa area era già stata descritta dal cavaliere Saverio Landolina-Nava nella sua relazione all’Accademia delle Scienze di Napoli. La Carta geologica del Servizio Geologico d’Italia, datata 1951 (scala 1:100.000), metteva già in evidenza il coronamento della frana sul versante meridionale dell’abitato. La carta del Piano stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico (PAI), datata 2006 e aggiornata nel 2022, riporta infine l’intera area interessata dall’attuale dissesto, probabilmente in base ai rilievi eseguiti dopo l’evento del 1997 e i movimenti franosi del 2019.
Il fenomeno, di enormi dimensioni e difficilmente contenibile, è dovuto allo scivolamento verso valle delle argille sottostanti il piastrone di sabbie mal-cementate su cui è costruito l’abitato di Niscemi che ha causato lo scalzamento alla base delle sabbie e l’arretramento progressivo della corona di frana. Andrebbero eseguite delle indagini approfondite per determinare esattamente la tipologia e le cause del dissesto ma al momento si può affermare che si tratta di una frana composta ovvero di una combinazione tra uno scivolamento rotazionale in alto, che causa il basculamento verso monte del contatto tra argille e sabbie superiori, e uno scivolamento planare in basso, all’interno delle argille e con inclinazione verso valle, che causa lo scivolamento dell’insieme verso valle. La frana mostra un coronamento lungo più di 4 km ed è stata innescata probabilmente dalle infiltrazioni di acqua delle precipitazioni meteoriche avvenute nei giorni scorsi dopo un lungo periodo di siccità, di acqua di infiltrazione dalle sabbie soprastanti e di acque reflue sversate sul pendio, che insieme hanno causato l’appesantimento del terreno e la diminuzione della resistenza al taglio lungo il piano di scorrimento già esistente all’interno delle argille!”. Lo ha affermato Carmelo Monaco, Professore ordinario di Geologia Strutturale, Università di Catania, docente di Rischi Geologici e referente della Società Geologica Italiana.
In equilibrio precario il monumento che ricorda la chiesa delle Sante Croci, demolita proprio dopo la frana del 1997!
“Anche se la fase parossistica sembra essersi attenuata, continuano i crolli lungo il coronamento. Le abitazioni costruite sul ciglio della scarpata sono quindi ad alto rischio e l’arretramento progressivo della corona potrebbe coinvolgere in futuro altre abitazioni retrostanti. Nell’immediato futuro ci si aspetta quindi un arretramento per crollo della scarpata sabbiosa appena formatasi lungo il coronamento, dove è in equilibrio precario il monumento che ricorda la chiesa delle Sante Croci, demolita dopo la frana del 1997, e ora in bilico sul nuovo coronamento franoso. Questa scarpata tenderà infatti ad assumere un angolo di riposo minore, tra i 30 e i 45°. In attesa di ulteriori indagini e monitoraggi – ha continuato Carmelo Monaco – non è facile invece prevedere l’entità dell’eventuale arretramento verso l’abitato della superficie di scorrimento all’interno delle argille in profondità, per cui è stata interdetta una fascia di 150 m dal ciglio della scarpata.
Si segnala infine che l’area di Niscemi non è coperta attualmente dall’aggiornamento della Carta Geologica d’Italia a scala 1:50.000, così come un buon 50% del territorio nazionale. Il progetto CARG (CARtografia Geologica), che prevede il completamento della copertura, procede molto lentamente e in assenza di ulteriori finanziamenti rischia di arenarsi, lasciando scoperta una parte del nostro paese colpita da dissesti e la cui conoscenza geologica andrebbe invece approfondita per fare in modo che in futuro si possa conoscere meglio la pericolosità geologica del territorio ed intervenire con una corretta prevenzione”.
Dunque l’Italia non ha una Carta Geologica completa che copra tutto il territorio nazionale.
“Non c’è la Carta Geologica alla scala 1:50.000 su Niscemi e non è neanche prevista, al momento, la sua realizzazione. La Cartografia Geologica Italiana è come una radiografia ed è uno studio importante che consente di approfondire le conoscenze del territorio. Lo sviluppo della Carta è solo a metà. Si pensi che la precedente Carta Geologica Italiana risale ad almeno 40-50 anni fa ed è su una scala di 1:100.000, non adeguata e non aggiornata. E Niscemi non è l’unica area inesistente sulla Cartografia Geologica su scala da 1:50.000, anche altre aree critiche del Paese non sono sulla Cartografia Geologica. Il 50% del territorio nazionale non ha la Cartografia Geologica – ha dichiarato Rodolfo Carosi, Presidente della Società Geologica Italiana – come anche ad esempio per Telescope, anche quell’area non è nella Cartografia Geologica. Abbiamo zone critiche del territorio che non sono coperte da una conoscenza geologica sufficiente.
Questo accade perchè da sempre non viene individuato un finanziamento permanente da destinare allo studio, all’elaborazione della Carta Geologica. Le professionalità le abbiamo, ma mancano fondi stabili investiti in modo costante sul completamento della Carta Geologica Italiana. E dobbiamo purtroppo sottolineare che in tutti i Paesi moderni c’è una Carta Geologica che copre tutto il territorio nazionale, che viene progressivamente aggiornata.
Questa fragilità è acuita dai cambiamenti climatici come purtroppo vediamo quasi quotidianamente. E ’necessario che le Università e i Corsi di Studio continuino a formare geologi esperti del territorio per il bene del paese. Se vogliamo “contrastare” i cambiamenti climatici dobbiamo anche rafforzare la Geologia e la conoscenza geologica in Italia”.
Mercoledi a Roma – Conferenza Nazionale sulla Cartografia Geologica!
La Cartografia Geologica D’Italia – continua rinnovandosi, sarà il tema della conferenza voluta ed organizzata dalla Società Geologica Italiana ed in programma Mercoledì 4 Febbraio alle ore 15, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, al Senato della Repubblica, in Piazza Capranica 72 a Roma.
Sarà presente l’intera comunità dei geologi italiani.
Sono stati invitati i ministri Gilberto Picchetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e per le politiche del mare, Vittorio Chiessi di Ispra, Guido Lavorini della Regione Toscana, Leonardo Disperati , coordinatore del Foglio di Pericolosità Geologica – Massa Carrara – , Ruggiero Quarto, già senatore della Repubblica, Alessandra Gallone, delegata MUR e Mase, Maria Siclari, Direttore Generale dell’Ispra, Roberto Troncarelli, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Vincent Ottaviani, Vice Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.
Per interviste –
Carmelo Monaco – Docente di Geologia Strutturale e Rischi Geologici Università di Catania e Referente Società Geologica Italiana – tel 366 – 6043112.
Rodolfo Carosi – Professore Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana Tel. – 347 3151107.
Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa della Società Geologica Italiana – Tel 392 – 5967459.










