C’è un momento in cui la politica smette di essere soltanto amministrazione e diventa orgoglio. Un momento in cui un sindaco non parla più soltanto per il proprio paese, ma sente di dover parlare per un territorio intero.
Quel momento, forse, è arrivato ieri sera a San Salvatore di Fitalia.
Erano attese migliaia di persone per il concerto di Alex Britti, inserito nel programma dei festeggiamenti di San Calogero. Ma a poche ore dall’esibizione è arrivata la comunicazione della produzione dell’artista: concerto annullato. Il Comune ha parlato di una decisione comunicata a ridosso dell’evento e si è riservato ogni iniziativa a tutela dei propri diritti e della propria immagine.
Dietro quelle poche righe di un comunicato, però, c’è molto di più.
Ci sono giorni e giorni di lavoro. Ci sono amministratori che programmano, organizzano, firmano, cercano risorse. Ci sono comitati che lavorano per una festa. Ci sono commercianti e ristoratori che aspettano quella sera. Ci sono persone che arrivano da altri paesi, famiglie che si organizzano, giovani che aspettano un concerto.
E soprattutto c’è una comunità che apre le proprie porte.
Per questo la vicenda non è rimasta confinata a San Salvatore di Fitalia.
I sindaci dei Nebrodi hanno iniziato a fare quadrato. E oggi, da Piraino, arriva una presa di posizione che ha il sapore di una dichiarazione di intenti.
Il sindaco Salvatore Cipriano scrive che è arrivato «il tempo di dare le giuste risposte» a chi continua a mortificare istituzioni e comunità. E soprattutto sottolinea un punto: quello accaduto a San Salvatore di Fitalia non sarebbe, a suo giudizio, un episodio isolato, ma si inserirebbe in una serie di situazioni che stanno creando sempre maggiore disagio agli amministratori impegnati nell’organizzazione di eventi e concerti.
Poi arriva la frase più importante: «Ragionando secondo una logica comprensoriale».
È qui che la vicenda cambia passo.
Perché se davvero i sindaci dei Nebrodi decidessero di trasformare questa indignazione in una posizione comune, allora non parleremmo più soltanto di un concerto saltato.
Parleremmo di un territorio che prova a riscrivere le regole del proprio rapporto con il grande spettacolo.
Da Piraino a Gioiosa Marea, da Patti a Oliveri, da Naso agli altri comuni del comprensorio, potrebbe nascere una voce unica. Una voce che non dice necessariamente “no” ai grandi artisti, ma dice sì al rispetto.
Rispetto per chi organizza.
Rispetto per chi paga.
Rispetto per chi lavora.
Rispetto per chi aspetta.
Rispetto, soprattutto, per quei piccoli comuni che ogni estate trasformano piazze, borghi e feste patronali in luoghi capaci di accogliere migliaia di persone.
Perché c’è una verità che spesso dimentichiamo: dietro un concerto in una piazza di paese non c’è soltanto un cachet e un palco.
C’è una comunità che si mette in movimento.
E quando quell’appuntamento salta all’ultimo momento, non salta soltanto uno spettacolo. Rischia di saltare il lavoro di decine di persone, l’immagine di un paese, l’economia di una serata, l’entusiasmo di chi aveva creduto in quell’evento.
È proprio questo il sentimento che emerge anche dalle reazioni raccolte nelle ore successive alla vicenda di San Salvatore di Fitalia: il timore che i piccoli centri dell’entroterra vengano considerati una sorta di serie B rispetto alle grandi piazze.
Ed è forse arrivato il momento di rovesciare la prospettiva.
I Nebrodi non sono una periferia dello spettacolo.
Sono un territorio.
Con una storia.
Con feste che appartengono alla memoria collettiva.
Con piazze che hanno un’anima.
Con sindaci che, spesso lontano dai riflettori, devono far quadrare bilanci, esigenze dei cittadini, sicurezza, turismo e aspettative.
E con comunità che meritano di essere trattate esattamente come tutte le altre.
Il messaggio di Cipriano potrebbe dunque diventare qualcosa di più di una solidarietà personale al collega Giuseppe Pizzolante.
Potrebbe essere l’inizio di un patto tra sindaci.
Un patto semplice: nessuno da solo, tutti insieme quando è in gioco la dignità del territorio.
E allora è bello immaginare che quel messaggio partito da Piraino possa attraversare il Tirreno, salire verso i Nebrodi e arrivare nelle bacheche degli altri primi cittadini.
Che qualcuno risponda.
Che qualcun altro aggiunga una parola.
Che da Oliveri a Patti, da Gioiosa a Naso, e poi ancora più su, nei tanti comuni che ogni estate investono energie e risorse per regalare alle proprie comunità una notte di festa, si possa sentire la stessa voce.
Non contro gli artisti.
Ma contro l’idea che un piccolo Comune possa essere considerato meno importante.
Non contro la musica.
Ma contro la mancanza di rispetto.
Non contro i grandi nomi.
Ma contro l’idea che il valore di una comunità dipenda dal nome scritto sul manifesto.
Perché forse questa storia, alla fine, non riguarda Alex Britti.
Riguarda i Nebrodi.
E riguarda una domanda che oggi i loro sindaci sembrano voler porre insieme:
quanto vale il rispetto per una comunità?
La risposta, questa volta, potrebbe arrivare non da un singolo sindaco, ma da un intero territorio.
E se accadrà, San Salvatore di Fitalia non sarà ricordata soltanto come la piazza dove un concerto non è andato in scena.
Potrebbe essere ricordata come la piazza da cui i Nebrodi hanno iniziato a dire basta.










