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Porti dello Stretto, Di Mento (Uiltrasporti): «no alla precarietà, difendiamo il lavoro qualificato e la sicurezza»

«La deputazione nazionale messinese intervenga: i porti dello Stretto non possono diventare terreno di sostituzione del lavoro qualificato con manodopera interinale

MESSINA – «Sul futuro del lavoro portuale a Messina non possiamo permetterci di abbassare la guardia. L’emendamento alla riforma della governance portuale che consentirebbe alle imprese terminaliste e alle imprese autorizzate ai sensi degli articoli 16 e 18 della legge 84/94 di ricorrere direttamente al lavoro somministrato attraverso le agenzie per il lavoro rischia di modificare profondamente l’attuale sistema previsto dall’articolo 17».

È quanto sostiene Antonino Di Mento, segretario generale Uiltrasporti Messina, che lancia un appello alla deputazione nazionale messinese e siciliana affinché intervenga immediatamente nelle sedi parlamentari e istituzionali.

«I porti dello Stretto – sottolinea Di Mento – svolgono una funzione strategica per la mobilità, per i collegamenti tra Sicilia e Calabria, per i traffici passeggeri e commerciali e per l’intero sistema logistico del territorio. In una realtà con queste caratteristiche, la continuità e la sicurezza delle operazioni portuali richiedono lavoratori formati, qualificati e dotati di esperienza specifica».

«Per questo – prosegue – l’articolo 17 rappresenta una garanzia anche per i porti di Messina. Consente di disporre di professionalità immediatamente operative nei momenti di maggiore intensità dei traffici e permette di affrontare le fisiologiche oscillazioni del lavoro portuale senza mettere in discussione competenze e sicurezza».

La preoccupazione della Uiltrasporti è che, dietro la parola “flessibilità”, si possa nascondere un progressivo processo di precarizzazione.

«Non possiamo accettare che il lavoro portuale venga assimilato a una qualsiasi attività per la quale sia sufficiente reperire manodopera sul mercato generalista – afferma Di Mento –. A Messina abbiamo bisogno di consolidare le professionalità portuali, non di sostituirle. La conoscenza degli ambienti di lavoro, delle procedure operative, delle attrezzature e delle dinamiche dello Stretto non si improvvisa e non può essere considerata un costo da comprimere».

Particolarmente delicato è il tema della sicurezza.

«Nei porti dello Stretto, caratterizzati da traffici intensi e da una funzione essenziale per la mobilità, la sicurezza deve essere una priorità assoluta – evidenzia Di Mento –. Non possiamo correre il rischio che la ricerca di maggiore flessibilità si traduca in una minore stabilità e in una perdita di professionalità. La sicurezza si costruisce attraverso formazione, esperienza e continuità del lavoro».

In questa prospettiva, il completamento del nuovo porto di Tremestieri diventa una questione centrale non solo per la mobilità e per la logistica, ma anche per il futuro occupazionale della città.

«Il nuovo porto di Tremestieri è un’infrastruttura strategica per Messina e per l’intero sistema dello Stretto – sottolinea Di Mento –. La sua ultimazione deve essere accompagnata da una precisa scelta politica: utilizzare questa infrastruttura per creare occupazione stabile, di qualità e altamente qualificata, evitando che le nuove opportunità di lavoro vengano invece costruite sulla precarietà».

«Per questo – aggiunge – vanno individuati immediatamente i 6 milioni di euro mancanti nell’ambito dei fondi FSC. Non possiamo più permetterci ritardi, rinvii o incertezze finanziarie. Se vogliamo parlare seriamente di sviluppo, lavoro e competitività del territorio, dobbiamo mettere in condizione il porto di Tremestieri di essere completato e pienamente operativo».

Per Di Mento, il tema delle infrastrutture e quello del lavoro non possono essere separati.

«Non basta realizzare le opere – spiega –. Dobbiamo anche interrogarci su quale lavoro vogliamo creare attorno a queste infrastrutture. A Messina abbiamo bisogno di occupazione qualificata, stabile e professionalizzata. Il completamento di Tremestieri deve diventare un’occasione concreta per rafforzare il sistema portuale e per dare ai lavoratori e ai giovani della città prospettive occupazionali che non siano legate alla precarietà».

Da qui l’appello alla politica nazionale.

«Chiediamo alla deputazione nazionale di Messina di far sentire con forza la propria voce – conclude Di Mento –. Ai parlamentari del territorio chiediamo di intervenire presso Governo e Parlamento affinché l’emendamento venga ritirato e venga aperto un confronto serio sul futuro delle imprese e delle cooperative ex articolo 17, sulla loro sostenibilità economica e sul loro ruolo strategico».

«Ma chiediamo anche un impegno preciso sul porto di Tremestieri: si individuino subito i 6 milioni di euro mancanti nei fondi FSC e si garantisca il completamento dell’opera. Messina non può permettersi di perdere un’altra occasione di sviluppo. Il sistema portuale dello Stretto ha bisogno di investimenti, infrastrutture moderne e soprattutto di lavoratori qualificati. Non vogliamo un futuro fatto di precarietà e manodopera usa e getta: vogliamo un sistema portuale capace di generare lavoro stabile, professionalità e sicurezza.»

«La competitività del porto – conclude Di Mento – passa dalla valorizzazione del lavoro, dalla professionalità e dalla sicurezza. Il completamento di Tremestieri deve essere parte di questa strategia. Su questo, a Messina, non intendiamo arretrare».

 

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