19 gennaio 2026 – Dall’analisi dei dati della piattaforma OpenPNRR sui
progetti del Comune di Messina afferenti al tema Inclusione sociale
emerge un dato preoccupante: a fronte di oltre 25 milioni di euro
assegnati, la spesa effettivamente sostenuta si ferma a circa 2,5
milioni, pari a poco più del 10% del totale. Lo segnala la Cgil Messina
che evidenzia i ritardi nell’utilizzo di risorse importanti per
contrastare povertà sociali e potenziare servizi.
Nel dettaglio, i progetti PNRR dedicati a inclusione sociale, povertà,
disabilità e servizi di prossimità ammontano complessivamente a circa 25
milioni di euro. Tuttavia, la spesa certificata riguarda solo pochi
interventi, concentrati in particolare sulla riqualificazione di
impianti sportivi e su singoli progetti di co-housing, mentre la gran
parte delle misure sociali risulta ancora ferma allo 0% di avanzamento
finanziario. Fa eccezione il Pattinodromo di Fondo Fucile, con una spesa
pari a circa il 30%, e la riqualificazione dello stadio “Giovanni
Celeste”, che supera il 43% di pagamenti. All’opposto – rileva la Cgil
Messina – interventi cruciali come Housing First, Stazioni di posta per
persone senza dimora, percorsi di autonomia per persone con disabilità,
sostegno alla genitorialità e servizi domiciliari non registrano, ad
oggi, alcuna spesa significativa.
«Siamo di fronte a un ritardo grave – evidenzia il generale della Cgil
Messina, Pietro Patti – perché le risorse PNRR per l’inclusione sociale
dovrebbero rispondere alle emergenze reali della città: povertà,
marginalità, disabilità, non autosufficienza. Invece, alla scadenza del
Piano di giugno 2026, oltre il 90% delle risorse sociali è ancora
bloccato».
Per la Cgil è indispensabile un cambio di passo immediato. Una città con
povertà strutturali, come evidenziato anche dall’ultimo rapporto
Caritas, non può permettersi di perdere queste risorse. “È auspicabile
conoscere – prosegue Patti – come l’Amministrazione intenda procedere
attivando un cronoprogramma pubblico e il coinvolgimento delle parti
sociali”.
Il rischio concreto – evidenzia la Cgil Messina – è che fondi destinati
a chi è più fragile vengano spesi in ritardo o, peggio, non spesi
affatto.











