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Oliveri,Iarrera: il sindaco della normalità straordinaria

In un tempo in cui la politica locale è spesso un esercizio 
solitario

Il sindaco della normalità straordinaria. 

In un tempo in cui la politica locale è spesso un esercizio 

solitario, fatto di bilanci risicati, burocrazia e aspettative 

crescenti, esistono amministratori che continuano a lavorare 

lontano dai riflettori. Sindaci che non fanno notizia, ma fanno 

comunità. Non sono pochi. Sono tanti. E quasi sempre operano nei 

luoghi più piccoli, dove amministrare significa conoscere per 

nome ogni fragilità, ogni conflitto, ogni speranza. 

È in questo contesto che la storia di Oliveri, piccolo comune 

siciliano affacciato sul Tirreno, assume un valore che va oltre i 

suoi confini geografici. Non perché rappresenti un’eccezione, ma 

perché racconta una possibilità. 

Oliveri conta poco più di duemila abitanti. Un paese normale, con 

problemi normali: rifiuti, decoro urbano, risorse limitate, 

spopolamento, servizi da garantire con personale ridotto. Nulla 

che, sulla carta, lo renda un laboratorio di innovazione 

amministrativa. Eppure, da qualche anno, questo borgo è entrato 

nel dibattito nazionale e internazionale sulla buona 

amministrazione. 

Il motivo ha un nome: Francesco Iarrera. 

Iarrera è sindaco dal 2019 ed è stato riconfermato nel 2024 

con una larga maggioranza. Ma prima ancora di essere un 

amministratore, è una persona che vive il suo paese giorno per 

giorno. Non è un politico di professione. È nutrizionista, 

scrittore, sportivo. Uno che conosce Oliveri non per statistiche, 

ma per abitudine. 

Negli ultimi mesi, la sua immagine è diventata virale: in bicicletta 

per le strade del paese, una cassettina davanti, mentre raccoglie 

  

cartacce e rifiuti. Una scena semplice, quasi banale, che però ha 

colpito l’immaginario collettivo. Ed è qui che nasce il primo 

equivoco. 

Francesco Iarrera non è “il sindaco della bici”. Non è “quello del 

plogging”. E, soprattutto, non è nato così nel senso in cui oggi lo 

percepiamo. Forse quei gesti li faceva anche prima, come fanno 

in molti: camminare, raccogliere una cartaccia, prendersi cura di 

un angolo di strada. Ma erano gesti invisibili, privati, senza un 

valore pubblico riconosciuto. 

È il ruolo di sindaco ad aver cambiato lo sguardo – il suo e quello 

degli altri. Quando chi amministra diventa visibile, anche 

l’ordinario acquista un significato diverso. Qualcuno osserva, 

scatta una foto, la pubblica sui social. E così un’azione normale, 

quotidiana, diventa improvvisamente esempio, racconto, 

straordinarietà. Non è il gesto in sé a cambiare, ma il contesto in 

cui avviene. È lì che la normalità smette di essere anonima e si 

trasforma in pratica civica condivisa. 

Come lui, molti altri sindaci italiani fanno lo stesso: puliscono 

strade, sistemano aiuole, partecipano ai lavori, danno il buon 

esempio. La differenza non sta nel gesto, ma nella capacità di 

renderlo leggibile, replicabile, collettivo. 

Ed è qui che emerge la vera peculiarità di Iarrera: la 

comunicazione. 

I social, per lui, non sono una vetrina, ma una piazza. Racconta 

ciò che accade, rimprovera con ironia, educa senza moralismi, 

spiega decisioni, condivide dubbi. Usa un linguaggio quotidiano, 

lontano dal burocratese, parlando come un cittadino che, per 

caso, è anche sindaco. 

  

Ed è così che la normalità diventa contagiosa. 

Un esempio è l’iniziativa estiva ribattezzata “il gioco che non è 

un gioco”: bambini invitati a raccogliere rifiuti in spiaggia e a 

portarli in Comune, in cambio di piccoli premi. Un’idea semplice, 

che ha trasformato l’educazione civica in esperienza collettiva. I 

bambini non come destinatari passivi, ma come protagonisti. E, 

spesso, educatori degli adulti. 

Da gesti simili è nata una partecipazione spontanea: cittadini che 

si organizzano per pulire, sistemare, abbellire. Nessuna 

ordinanza, nessuna imposizione. Solo l’esempio. 

Questa capacità di generare imitazione ha portato Oliveri sotto 

i riflettori internazionali. Iarrera è stato inserito tra i finalisti 

del World Mayor Prize 2025, riconoscimento che quell’anno, per 

la prima volta nella sua storia, non è stato assegnato a causa del 

numero esiguo di candidature. Un paradosso che dice molto del 

nostro tempo: amministrare bene, soprattutto sui temi della 

povertà e dell’inclusione, spesso avviene in silenzio. 

La candidatura di Oliveri non è stata vissuta come un traguardo 

personale, ma come un’occasione per raccontare un altro modo di 

amministrare. Lo stesso vale per il Solidarity Prize 2026, che 

non premia singole figure, ma comunità capaci di costruire 

convivenza e inclusione. Oliveri è stata segnalata non per un 

progetto eclatante, ma per il clima umano che riesce a generare. 

Naturalmente, la visibilità porta con sé anche critiche. Quando 

un gesto autentico diventa virale, il rischio di essere percepito 

come spettacolo è sempre presente. Iarrera cammina su una 

linea sottile, tra comunicazione e sovraesposizione. Ma finora ha 

  

scelto la coerenza: non trasformare il consenso in slogan, né la 

visibilità in narcisismo. 

Che piaccia o no, Francesco Iarrera ha costruito attorno a sé 

l’immagine del sindaco che molti cittadini vorrebbero avere: 

presente, accessibile, umano. Non perché sia straordinario, ma 

perché è profondamente normale. 

Ed è forse proprio questo il punto. 

In un’Italia spesso stanca della politica, Oliveri dimostra che non 

servono miracoli né grandi palcoscenici. A volte basta cambiare 

sguardo, rendere visibili gesti ordinari e raccontarli con onestà. 

Non per mettersi in vetrina, ma per ricordare che anche la 

normalità, se condivisa, può diventare esempio. 

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