“La Sicilia alza la testa! Ecco i miliardi per ricostruire e ripartire”
Aula Magna del Museo Civico – Niscemi
Da Niscemi parte una denuncia politica netta contro un sistema che per oltre trent’anni ha affrontato il dissesto idrogeologico in Sicilia senza una vera strategia di prevenzione, accumulando ritardi, omissioni e responsabilità istituzionali.
Nel suo intervento, Cateno De Luca ha ricostruito con precisione la sequenza degli atti normativi e amministrativi che avrebbero dovuto mettere in sicurezza il territorio dopo la frana del 1997, la più grave degli ultimi due secoli.
«Dal 1997 questo territorio ha mostrato una fragilità evidente. Le istituzioni pubbliche avevano il dovere di studiare, capire e monitorare ciò che stava accadendo. Invece si è proceduto con stralci, carte e rinvii», ha affermato.
De Luca ha ricordato che già con la Legge Sarno del 1989, e dalle leggi successive, le Regioni avrebbero dovuto dotarsi del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), classificando i rischi in base alla pericolosità per la pubblica e privata incolumità.
«Le altre Regioni hanno fatto il PAI e istituito le Autorità di Bacino. La Sicilia no. Per avere un minimo di pianificazione qui si è arrivati solo nel 2000 con uno stralcio che non era un vero PAI, e soltanto nel 2006 si è avuto un piano completo, quando ormai i segnali di pericolo erano evidenti».
Per l’Autorità di Bacino si è dovuto attendere il 2018 con una legge nazionale che ne prevedeva l’istituzione nel 2010.
Nel suo intervento ha spiegato che nel 2010 viene introdotta una nuova struttura commissariale nazionale con poteri straordinari e risorse dedicate, mentre dal 2014, con lo “Sblocca Italia”, il commissario permanente per il dissesto idrogeologico diventa il Presidente della Regione Siciliana.
«Dal 2014 il commissario ha un nome e cognome istituzionale: il Presidente della Regione. È la legge che lo stabilisce. Non esistono alibi e non si possono scaricare responsabilità sui sindaci», ha dichiarato.
De Luca ha inoltre chiarito che le strutture commissariali hanno il dovere di intervenire d’ufficio e dispongono di fondi e procedure in deroga, mentre la pianificazione resta affidata al PAI e al sistema nazionale RENDIS.
«Qui non si tratta di segnalazioni dei Comuni. Il sistema aveva l’obbligo di agire. E invece abbiamo prodotto montagne di carte e pochissimi interventi risolutivi».
Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come, dal 2010 al 2023, vi siano stati soggetti ben precisi che hanno attraversato governi di colore politico diverso, mantenendo invariato il modello di gestione del dissesto.
«Poteva governare la destra o la sinistra, ma il sistema è rimasto sempre lo stesso. Sono cambiati i presidenti, ma certe strutture e certi meccanismi sono rimasti lì. Ed è questo il vero nodo politico».
Secondo De Luca, quanto accaduto a Niscemi non è un fatto isolato ma il simbolo di una gestione complessiva del territorio siciliano basata sull’emergenza permanente anziché sulla prevenzione.
«Non servono capri espiatori. Serve una svolta politica e istituzionale. Bisogna dire con chiarezza chi doveva fare cosa e non lo ha fatto, e soprattutto cambiare modello di governo del territorio».










