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Movimento No Ponte: a Messina serve l’acqua non il Ponte: Adesione del movimento degli universitari

Il ponte non ha nulla a che vedere coi diritti dei cittadini

A seguire la nota del Movimento No Ponte relativa alle recenti interlocuzioni di Webuild con l’Assemblea territoriale idrica di Messina:

Messina è assetata come non mai ed allora la propaganda del ponte si getta sull’osso, strombazzando che con l’opera – implicitamente, solo con essa – la città potrà risolvere tutti i suoi guai.

La propaganda stravolge la realtà. Per il suo impatto potenziale sull’approvvigionamento idrico cittadino la
costruzione del ponte toglierebbe al contrario acqua dal rubinetto ai messinesi. Solo per i 330 mila mc di
calcestruzzo necessari per i blocchi di ancoraggio a Granatari servirebbero 39 milioni di litri d’acqua. Per il
Comune il progetto del ponte esprime “richiesta idrica all’AMAM di oltre 43 litri/secondo e la costruzione di
nuovi pozzi in aree già interessate da opere ci captazione dell’acqua” (quindi in competizione con l’uso urbano
della risorsa), causando “diminuzione della produttività di AMAM”; inoltre il cantiere prevede di smaltire le
acque di scarico tramite “l’utilizzo delle condotte AMAM”. Altro che soluzione, WeBuild è candidata a
diventare la più grave minaccia al già complicato futuro idrico di Messina.
Questo quanto dichiarato in Commissione ponte proprio dai tecnici del Comune di Messina lo scorso 23
maggio: “Molti problemi investono il consumo dell’acqua. I cantieri andrebbero a intercettare molte zone in
cui c’è presenza di acqua, con alcuni pozzi dell’AMAM. Il che significa che questi pozzi o dovranno essere
eliminati, o si asciugheranno o si ridurranno. Con la penuria di acqua che abbiamo servirebbero altri pozzi per
i cantieri che andrebbero comunque a intaccare le riserve d’acqua della città. Ci sarebbe la diminuzione della
nostra acqua, del nostro acquedotto”.
È semplicemente indegno sfruttare la sete dei messinesi per rifarsi l’immagine e promettere di dare acqua a
piacimento alla città. Indecentemente si dice oggi che WeBuild finanzierebbe “almeno un paio” di interventi:
briciole dopo aver tolto il pane.
Ha tutto il sapore di un ignobile ricatto: “Fateci fare il ponte e noi vi elargiamo qualche spicciolo per la vostra
sete”!
Il ponte non ha nulla a che vedere coi diritti dei cittadini ed ogni sciacallaggio sul punto deve essere
prontamente respinto dagli abitanti del territorio e dalle rappresentanze istituzionali e politiche.

Il movimento degli universitari no ponte aderisce al corteo “No ponte” del 10 agosto. Un corteo
pacifico con cui la cittadinanza messinese rivendica il sacrosanto diritto a prendere parte alle decisioni
che riguardano il proprio futuro, e si oppone ad un’opera pubblica tanto devastante quanto inutile,
imposta senza alcuna reale consultazione dei cittadini. Siccità, emergenza idrica, diritto alla salute
negato: il governo nazionale non dà risposte concrete a questi bisogni impellenti mentre il governo
regionale ha sottratto 2 miliardi dal fondo di coesione destinandoli al ponte, mettendo in secondo
piano i bisogni reali dei cittadini siciliani e al primo posto gli interessi delle grandi imprese. Con la
nostra adesione al corteo, intendiamo rivendicare il diritto di partecipare alle scelte che riguardano il
territorio e il suo sviluppo sostenibile.
Di fronte all’ennesima forzatura del decreto infrastrutture che, in assenza di progetto esecutivo del
ponte, prevede le opere spezzatino e contro il decreto bavaglio che criminalizza il dissenso e
comprime la libertà di manifestazione, attraverseremo le strade della città per chiedere interventi
rispettosi dell’ambiente, delle esigenze di sviluppo sostenibile e del diritto al futuro delle giovani
generazioni. Contro il ricatto del ponte che subordina alla sua realizzazione opere necessarie e urgenti
per la messa in sicurezza del territorio e per la corretta gestione del bene più prezioso, l’acqua per
tutti, saremo in piazza con comitati, associazioni, partiti e i cittadini tutti che hanno a cuore il bene
comune

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