C’è un dato che dovrebbe far riflettere, e non poco. Nel racconto del turismo in Sicilia di oggi, emergono sempre gli stessi nomi: Catania, Palermo, Siracusa. Sono le mete che gli stranieri, soprattutto gli americani, conoscono, chiedono e visitano ; Messina, invece, non viene nemmeno nominata. Non è ignorata: semplicemente, non esiste nella loro percezione. E questo non è un caso. È il risultato. Il risultato di anni in cui, dal punto di vista turistico, la città non ha costruito nulla di riconoscibile, nulla di competitivo, nulla che potesse davvero entrare nei circuiti internazionali. Mentre altre destinazioni siciliane lavoravano su identità, promozione e posizionamento, Messina è rimasta ferma, convinta, senza reali evidenze, di essere sulla strada giusta.
Oggi gli allotment sono pieni altrove. I tour operator cercano disponibilità aggiuntive. I flussi ci sono, e sono importanti. Ma passano accanto a Messina senza fermarsi. Perché? Perché il turismo non premia ciò che esiste, ma ciò che è riconoscibile, raccontato e venduto.  Messina, non ha costruito un’identità turistica chiara. Non ha deciso cosa vuole essere: porta della Sicilia? città dello Stretto? destinazione culturale? hub per innovazione turistica? Nulla di tutto questo è stato definito con forza e continuità. Non ha fatto sistema.
Il turismo oggi è rete: territori che collaborano, offerte integrate, percorsi condivisi. Messina, invece, è rimasta isolata, scollegata dai grandi itinerari che portano visitatori da una città all’altra. Non ha investito in modo efficace nella promozione. Spesso si è limitata a inseguire modelli altrui, copiando iniziative senza adattarle al contesto locale, con il risultato di spendere risorse pubbliche senza costruire valore duraturo. Non ha ascoltato il mercato. I turisti internazionali cercano esperienze, narrazioni, motivi per scegliere una destinazione.
Messina non ha mai davvero costruito una proposta chiara per loro. E soprattutto, non ha fatto autocritica. Perché il problema più grande non è l’assenza di risultati, ma la presunzione di considerarli comunque positivi. È il rifiuto di riconoscere i limiti, di accettare che qualcosa non funziona. Senza questa consapevolezza,
ogni tentativo di miglioramento è destinato a fallire. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: turisti che arrivano in Sicilia e non sanno nemmeno che Messina esista. Non perché la città non abbia potenzialità, ne ha enormi, ma perché nessuno le ha mai trasformate in un prodotto turistico reale. E allora sì, l’indignazione  comprensibile. Non è una questione politica, né elettorale. È una questione di futuro, di opportunità sprecate, di una città che potrebbe avere un ruolo e invece resta ai margini.

Continuare a dire che “siamo sulla strada giusta” non cambierà le cose. Servono scelte, competenze, visione. Serve il coraggio di ammettere che finora non è stato fatto abbastanza, e spesso nemmeno bene. Perché nel turismo non basta dire di esistere, è necessario che la città sia scelta.  E oggi, semplicemente, non lo è.

Franco Tiano