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Messa ai piedi del cippo della Vara: Messina tra dolore e speranza

La preghiera per le vittime e il richiamo di Mons. Accolla alla rinascita della Città attraverso la testimonianza

«Il dolore che c’è, è comune, la speranza che c’è, è comune». Sono le parole pronunciate da Mons. Angelo Angemi, cappellano della Vara, al termine dell’Ave Maria intonata dalla mezzosoprano, Emy Spadaro, che ha preceduto la celebrazione eucaristica ai piedi della Vara, in piazza Castronovo. Una frase che ha racchiuso il senso di una serata diversa dal consueto: la vigilia della grande festa dell’Assunzione di Maria, vissuta quest’anno nel segno della memoria, della preghiera e della speranza.

La voce di Emy Spadaro ha introdotto un momento di raccoglimento dedicato alle vittime della tragedia che ha colpito il Messinese con il crollo della palazzina nella zona di Pistunina, ai due dispersi, alle vittime della strada e ai defunti della comunità. Una preghiera alla Vergine Maria perché possa essere vicina alle famiglie segnate dal dolore e perché, proprio nel momento in cui Messina si prepara a celebrare la sua festa più identitaria, la Città possa ritrovare una speranza capace di andare oltre la semplice commozione.

Ai piedi della Vara, nel centenario della sua rinascita, la comunità messinese si è ritrovata così a fare i conti con le proprie ferite. Il 14 agosto, tradizionale vigilia della processione, è diventato un momento di raccoglimento ,nel quale la festa ha lasciato spazio anche alla memoria e alla solidarietà.

A presiedere la celebrazione è stato l’Arcivescovo di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, Mons. Giovanni Accolla. Proprio la sua omelia ha rappresentato uno dei momenti più intensi della serata, trasformando la preghiera in un richiamo forte alla responsabilità individuale e collettiva.

Accolla ha aperto il suo intervento , rivolgendo un pensiero a quanti, a causa della recente tragedia nel Messinese, sono ancora nella sofferenza e ricordando le vittime. Contestualmente ha voluto esprimere gratitudine e riconoscenza a tutti coloro che si sono adoperati incessantemente, anche sotto il caldo e in condizioni difficili, nelle operazioni di ricerca di chi si trovava e si trova sotto le macerie.

Ma il pensiero dell’Arcivescovo si è allargato anche al tempo presente, alle guerre e agli eventi di guerra, ai tanti delitti, che quotidianamente entrano nelle case attraverso i notiziari. Una successione di tragedie davanti alla quale esiste il rischio di perdere la capacità di indignarsi e di sentirsi coinvolti.

Guardando alla Vergine Maria, Accolla ha invitato la comunità  messinese a chiedere che vengano debellati dal mondo ogni crimine e ogni forma di sofferenza. Il presule ha chiarito, però, che affidarsi a Dio, non può significare assumere un atteggiamento fatalistico.

La fede, ha sottolineato, non può essere una delega per scaricare le responsabilità. Deve tradursi in impegno quotidiano, fedeltà alla Parola del Signore, desiderio di riscatto «da ogni povertà, da ogni problema e da ogni sofferenza».

È qui che il messaggio dell’Assunzione si intreccia con quello della rinascita della Città. Maria viene presentata come colei che ha accolto nel proprio grembo la presenza di Dio e che, proprio per questo, diventa modello per ogni credente. Come l’Arca dell’Alleanza custodiva la presenza del Signore, così ogni cristiano è chiamato a diventare custode e portatore della presenza di Gesù nella propria vita e nelle proprie relazioni.

Da qui la domanda rivolta dall’Arcivescovo alla comunità messinese: la nostra vita è davvero capace di comunicare la bellezza della comunione con il Signore? Siamo capaci di essere portatori della sua presenza verso chi ancora non l’ha incontrato?

Il rischio, ha ammonito Accolla, è quello dell’indifferenza. Citando Madre Teresa di Calcutta, ha ricordato come «il grande male è l’indifferenza». Un male che si alimenta anche dell’abitudine alle notizie drammatiche: guerre, violenze, delitti, tragedie, che rischiano di diventare soltanto una sequenza di immagini e racconti ai quali ci si abitua.

«Mi è andata bene, non è toccata a me», è la logica contro la quale l’Arcivescovo ha messo in guardia. Una logica che porta alla rassegnazione e alla convinzione che non ci sia nulla da fare.

Il richiamo alla Città è stato quindi diretto. Una Messina profondamente devota alla Madonna non può limitarsi a vivere il 15 agosto come una festa fatta di rumore, chiasso, partecipazione ed emozione. La devozione mariana deve diventare scelta quotidiana, attenzione all’altro, responsabilità e capacità di costruire comunità.

«O ci convertiamo oppure, non vi offendete, siamo ipocriti», ha detto con forza Accolla. Non un rimprovero fine a se stesso, ma una provocazione, affinché l’emozione davanti alla Vara e alla Vergine Maria non si esaurisca con la conclusione della festa.

Il vero interrogativo, infatti, è cosa rimane dopo l’emozione. Se Messina vuole davvero riscattarsi, ha sostenuto, Mons. Accolla, non può vivere soltanto momenti occasionali di unità per poi tornare alla quotidianità dell’indifferenza. Il rischio è quello di vivere «come tanti separati in casa», vicini fisicamente, ma incapaci di riconoscere nell’altro un fratello.

Nel centenario della rinascita della Vara, il tema della rinascita assume così un significato che va oltre la tradizione. La domanda diventa anche se la Città sia capace di una vera rinascita.

Per Accolla, il punto di partenza è il dolore, ma la meta deve essere il riscatto. E per raggiungerla occorre riscoprire l’unità.

«Se non facciamo scelte di unità, la nostra superbia ci affossa», ha sottolineato. Al contrario, vivere esperienze di unità significa diventare strumenti dell’amore misericordioso di Dio, capaci di contribuire al riscatto dell’uomo da ogni povertà e da ogni esperienza di morte.

Da qui anche l’invito a non essere «cristiani di circostanza» e «cristiani di emozioni», ma persone capaci di trasformare ogni giorno la propria fede in una presenza concreta nel mondo.

La messa ai piedi della Vara, dunque, non come conclusione ma come inizio. Un cammino nuovo che parte dal dolore, dalla memoria delle vittime e dalla consapevolezza delle ferite della comunità per arrivare ad una Messina più unita e più capace di prendersi cura dei propri cittadini.

Al termine della celebrazione, mons. Antonello Angemi ha rivolto i ringraziamenti a quanti hanno contribuito alla riuscita della serata e della storica manifestazione che si svolgerà il 15 agosto. Il primo ringraziamento è stato rivolto all’Arcivescovo Accolla, per aver presieduto la celebrazione, anche a nome della parrocchia di Santa Maria dell’Arco, che ha organizzato la celebrazione .

Un grazie è stato rivolto al Sindaco e alla Giunta Comunale, con una particolare sottolineatura per gli Assessori Liana Cannata e, soprattutto, Enzo Caruso, che ogni anno si spende per l’organizzazione della festa della Vara.

Ringraziamenti anche al Presidente del Consiglio Comunale, Massimiliano Minutoli, alla Prefetta,  Cosima Di Stani e al Questore ,Salvatore La Rosa, alla Polizia Municipale e, in particolare, al Comandante, Giovanni Giardina.

Angemi ha, quindi ,rivolto un riconoscimento al coro “Exsultate Jubilate”, diretto dal maestro Nazzareno De Benedetto, protagonista dell’accompagnamento musicale della celebrazione. Il coro è una realtà musicale attiva nella vita religiosa della diocesi e già protagonista di diverse celebrazioni e iniziative insieme all’Arcivescovo Accolla.

Tra i ringraziamenti anche quelli rivolti  al Presidente del Centro Interconfraternale Diocesano (CID), Carmelo Bertolami, ovviamente, non poteva mancare un ringraziamento al suo predecessore simbolo della Vara, Vincenzo D’Arrigo, quindi ai tiratori e a tutti i devoti della Vara, che ancora una volta hanno contribuito a mantenere viva una delle tradizioni più sentite della Città.

Una vigilia particolarmente intensa nel centenario della rinascita della Vara. Messina si prepara a vivere la processione, ma porta con sé il dolore per le vittime e la consapevolezza che la vera rinascita non può esaurirsi nel rito del Ferragosto. Seguire la Vergine Maria deve diventare, invece, una scelta quotidiana, dal dolore deve nascere una testimonianza di speranza.

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