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La svolta storica del Parco degli Iblei: la tutela delle Aree Protette come scudo scientifico contro la desertificazione in Sicilia

Le aree protette siciliane, dunque, non tutelano soltanto la biodiversità di specie floristiche e faunistiche rare

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Francesco Cancellieri (foto), Presidente di AssoCEA Messina APS

La recente sentenza del TAR Sicilia – sezione staccata di Catania (Sezione Seconda), pubblicata il 9 giugno 2026, segna una pietra miliare di fondamentale importanza per il patrimonio naturale, civile e giuridico della nostra isola. Accogliendo con eccezionale chiarezza il ricorso promosso dall’Ente Fauna Siciliana E.T.S. – patrocinato con vigore dagli avvocati Corrado V. Giuliano e Salvatore Nanè – il Tribunale Amministrativo ha imposto un termine perentorio di 180 giorni per il completamento di tutti gli atti necessari all’istituzione del tanto atteso Parco Nazionale degli Iblei, nominando sin d’ora un Commissario ad acta in caso di persistente inadempimento da parte delle istituzioni competenti.

Come AssoCEA Messina APS – associazione da sempre in prima linea nell’educazione ambientale, affiliata a FederTrek e fiera di essere stata la prima realtà associativa in Sicilia ad aver aderito all’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) – accogliamo questa pronuncia non soltanto come un trionfo della giustizia ambientale e della cittadinanza attiva, ma come una straordinaria vittoria della razionalità scientifica applicata alla pianificazione territoriale.

Nell’opinione pubblica e nelle maglie della politica locale, purtroppo, sopravvive ancora l’anacronistica concezione secondo cui l’istituzione di un Parco o di un’Area Protetta rappresenti un mero “vincolo burocratico”, una limitazione allo sviluppo economico o una sterile operazione di musealizzazione della natura. La scienza d’avanguardia e la storia ecologica ci dimostrano, invece, l’esatto contrario: i parchi sono le più potenti infrastrutture verdi e dinamiche di cui disponiamo per garantire la sopravvivenza stessa dei nostri territori di fronte alle crisi globali.

Se allarghiamo lo sguardo alla complessa evoluzione del territorio siciliano nell’ultimo secolo, emergono evidenze scientifiche monumentali e oggettive. Mi riferisco in modo particolare ai rigorosi studi e alle storiche pubblicazioni del Prof. Vincenzo Piccione (Università di Catania) e dei suoi storici gruppi di ricerca. Attraverso l’analisi di serie storiche ultradecennali e l’applicazione di modelli di monitoraggio geostatistico volti a calcolare l’indice di sensibilità ambientale al degrado (aree vulnerabili o Environmentally Sensitive Areas), le ricerche di V. Piccione et al. hanno ampiamente dimostrato un fatto incontestabile: negli ultimi 100 anni, la presenza di Parchi e di riserve naturali in Sicilia ha impresso un segnale oggettivo e misurabile di inversione di tendenza e forte mitigazione rispetto al rischio di desertificazione.

Laddove il territorio è protetto da una governance ambientale attiva, il suolo resiste. Le radici dei sistemi agroforestali protetti trattengono la terra, aumentano lo stoccaggio di carbonio organico e favoriscono la fondamentale infiltrazione delle acque meteoriche, ricaricando le falde acquifere anziché permettere al ruscellamento superficiale di dilavare i versanti e causare dissesti. Al contrario, nelle aree non protette sottoposte a monocolture intensive, pascolamento incontrollato, frammentazione selvaggia o totale abbandono colturale, i processi di degradazione procedono spediti verso una progressiva e drammatica desertificazione.

Le aree protette siciliane, dunque, non tutelano soltanto la biodiversità di specie floristiche e faunistiche rare; esse custodiscono la “matrice primaria”, ovvero la fertilità e la stabilità del suolo, garantendo alle comunità locali i servizi ecosistemici vitali indispensabili per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la mitigazione microclimatica. In un’isola in cui oltre la metà della superficie utile è scientificamente considerata esposta a criticità geomorfologiche e climatiche, l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei cessa di essere un “atto di tutela astratta” e si configura, a tutti gli effetti, come un imponente e irrinunciabile intervento infrastrutturale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Il comprensorio degli Iblei è un hot-spot di biodiversità e un mosaico identitario straordinario, dove la pietra antropizzata dei muretti a secco, i canyon scavati dalle acque e le antiche pratiche agricole convivono da millenni. Lasciare questo vasto territorio in uno stallo burocratico avrebbe significato esporlo a una crescente vulnerabilità ambientale e al rischio di una progressiva desertificazione dei suoi suoli unici.

La magistratura amministrativa, richiamando fermamente le istituzioni al principio di leale collaborazione, ha tracciato una strada netta. Come AssoCEA Messina APS, in perfetta coerenza con i Goal 13 (Lotta contro il cambiamento climatico) e 15 (Vita sulla Terra) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, chiediamo che l’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente della Regione Siciliana e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica diano immediata, piena e leale esecuzione alla sentenza del TAR Catania, formalizzando la nascita del Parco Nazionale degli Iblei senza ulteriori ed ecologicamente colpevoli dilazioni.

La difesa della nostra meravigliosa Sicilia dalla minaccia della desertificazione e del collasso climatico non si fa con i proclami, ma si costruisce passo dopo passo, sentiero dopo sentiero, supportando la scienza e offrendo alle presenti e future generazioni territori protetti, resilienti e rigogliosi.

 

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